Unica eccezione Sabrina Ferilli, la Eastwood italiana

i grandi dello spettacolo italiano firmano l’ennesimo documento politico per il Si al Referendum. Unica eccezione Sabrina Ferilli, come Clint Eastwood che negli Stati Uniti era stato l’unico a schierarsi con Trump.

Il voto al prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre verrà espresso dagli elettori con mille motivazioni diverse. C’è chi si è letto il testo della legge di riforma costituzionale e si è fatto un’idea fondata, c’è chi vota contro questo o contro quello. Come si dice oggi: c’è chi vota di cervello o di pancia, di interessi o di sentimenti, per sentito dire o perché così qualcuno gli ha detto di fare.

Questo è normale, ma proprio per questo bisogna stare attenti all’effetto Hillary, ossia evitare che l’elettore generico fiuti come un complotto generale della gente che conta, dei centri di potere, di chi ha in mano le leve della società. Non si dovrebbe spingere l’elettore a ritenere – magari solo di pancia e non di testa – che “lorsignori” votino in un certo modo. Questo accade quando si ha l’impressione che il sistema, o l’apparato, sia concorde e faccia unitariamente pressione, anche con la paura.

Per esempio il Financial Times ha messo paura prevedendo che se vince il No l’Italia uscirà dell’Euro. Il Il New York Times ha ipotizzato che la vittoria del No produrrà un collasso delle banche. La Banca d’Italia ha previsto che il Referendum porterà una forte volatilità dei mercati. La Merkel e Junker non perdono occasione di impaurire gli italiani in caso di vittoria del No. Il premier Renzi – ma questo lo si capisce di più essendo lui parte in causa nella disputa – mette in guardia dal caos politico perché lui non è disposto a “galleggiare” in caso di vittoria del No. La Confindustria e i sindacati non si sinistra si sono pronunciati per il Sì. La RAI è scesa in campo: ha concesso al premier Renzi una intervista fiume da Fabio Fazio tanto da meritare la bacchetta della commissione di controllo e da molto tempo non c’è TG che non inizi da Renzi. Il Premier ha usato del suo potere – non si sa bene se come segretario del Pd o come primo ministro – per inviare una lettera a tutti gli italiani all’estero. Le due grandi ammiraglie del giornalismo italiano, il Corriere e Repubblica, sono ben schierate. Insomma, di elementi per pensare che “lorsignori” la pensano tutti allo stesso modo ci sono.

Negli Stati Uniti, per Hillary Clinton erano scese in campo Madonna e Lady Gaga, che aveva tenuto il concerto finale prima del voto. Come loro, la quasi generalità dei divi di Hollywood – con l’unica eccezione di Clint Eastwood – aveva espresso la loro preferenza per la Clinton. Qui in Italia sta accadendo lo stesso, con l’unica eccezione di Sabrina Ferilli, la Eastwood italiana: Benigni e la Litizzetto, il regista Sorrentino, Carla Fracci, Ricki Tognazzi, Isabella Ferrari, Silvio Orlando, Andrea Bocelli, lo chef Massimo Bottura, Susanna Tamaro hanno addirittura firmato un “Appello”.

Ci si chiede, però, se tutto questo apparato sia veramente utile alla causa del Sì. Oppure se non dia l’impressione di una pressione, di una cappa di piombo, di una gabbia che non vuole lasciare via di uscita. Può nascere l’impressione che i forti si diano man forte.



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