CON UN CLICK

Ancora un mercatino di Natale – la festa della Vita e «della luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) – portatrice di morte, di nuovo l’undici dicembre. La deriva nichilista e i fondamentalismi integralisti – come osservava Benedetto XVI in una sua lungimirante analisi – mietono altre vittime innocenti e nonostante le condanne […]

Ancora un mercatino di Natale – la festa della Vita e «della luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) – portatrice di morte, di nuovo l’undici dicembre. La deriva nichilista e i fondamentalismi integralisti – come osservava Benedetto XVI in una sua lungimirante analisi – mietono altre vittime innocenti e nonostante le condanne che si levano, assistiamo alla manifestazione della cultura della morte.

Sono ben quarantaquattro i nostri connazionali uccisi in questi anni dai terroristi, la voce di papa Francesco “pellegrino di pace” e il lungo abbraccio con il Grande Imam Ahmad al-Tayyib di un anno fa, non sono riusciti a creare un clima disteso fra l’islam e il cristianesimo.

«C’è bisogno di costruttori di pace», bisogna «smascherare» denunciando «l’odio manifestato in nome della religione», aveva allora affermato il Pontefice, ricordando gli attentati dell’Isis alle chiese Copte. «Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio (…) che è Dio di pace». Le religioni sono prese a pretesto, come nella storia è sempre stato ma lo spargimento di sangue è il caro prezzo che si paga per ogni conflitto.

Rispetto al passato, assistiamo a una nuova forma di guerra che semina dolore, e l’Università della Danimarca del Sud, in varie classifiche considerata il “Paese più felice del mondo”, ha invitato importanti studiosi di scienze sociali a un seminario sul “Futuro delle guerre”. Dai loro interventi è uscito uno scenario assai poco confortante, «di una futura guerra perpetua, decentralizzata, ubiqua, ultraviolenta, rivoluzionata dalle macchine intelligenti», con nuove strategie di azione, fra le quali ben si colloca il terrorismo. Un’era di quantum war, pilotata da un computer che con un click trasforma “l’immagine della guerra in una guerra di immagini” e mostra l’orrore e il “perverso piacere” nell’osservare la sofferenza dell’altro. L’era della guerra fra Stati, a cui finora eravamo abituati ad assistere, sembra essere ormai tramontata per dare spazio a nuove configurazioni di potere, con nuove tecnologie collegate con l’ubiquità.

Saranno gli algoritmi a condizionare i conflitti, come influenzano le nostre vite, con la tecnologia sofisticata per alcuni e rudimentale per altri, venendo a creare così un clima di stallo “eterno” e un equilibrio che non coinvolge grandi eserciti, con costi politici minimi, affidato in gran parte ai computer, che non offrirà per questo, uno scenario meno terribile del passato. Con tale impostazione, il terrorismo può essere ben assorbito, insieme ai suoi combattenti mimetizzati, “soldati” senza divise che colpiscono bersagli ignari e innocenti, che fanno della guerra una roulette russa, nel disprezzo dell’Uomo e della vita. Di questo tipo di militante, ci parla già Mario Tobino medico-letterato nel suo Tre amici.

«Oggi gli uomini che pur hanno tanti mezzi di felicità esteriore mancano spesso di felicità interiore, quella vera, quella personale, quella profonda e sincera, che per ciascuno desideriamo». Queste le puntuali osservazioni di San Paolo VI in una vecchia omelia di Natale che sembra scritta oggi.



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