Senza principi non negoziabili non si va da nessuna parte. Una discussione con Marina Del Fabbro

In una segnalazione pubblicata su Il Piccolo, Marina Del Fabbro, presidente dell’associazione cattolica insegnanti medi parla a sproposito dei cosiddetti “principi non negoziabili”. Diamo il nostro contributo per rimettere le idee a posto.

Ho letto su Il Piccolo del 22 giugno a pag. 36  la segnalazione di Marina del Fabbro, presidente dell’associazione cattolica degli insegnanti medi di Trieste, dal titolo “Con i principi non negoziabili non andiamo da nessuna parte”. Poiché, invece, la linea di Vita Nuova è di consenso e appoggio alla dottrina dei principi non negoziabili, tema su cui siamo intervenuti molte volte, mi permetto qualche osservazione.

Leggendo la segnalazione della Professoressa Del Fabbro, mi sono subito chiesto se essa abbia letto due importanti libri scritto dall’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi. Mi riferisco a “Il Cattolico in politica”, che contiene un capitolo dedicato proprio ai principi non negoziabili, e “A compromesso alcuno. Fede e dottrina dei principi non negoziabili”. Non credo che li abbia letti, perché in essi avrebbe trovate ampie risposte ai problemi che ella pone e una trattazione approfondita e articolata che avrebbe resa inutile la pubblicazione della suddetta segnalazione.

La tesi della professoressa è che “tutti hanno i loro valori non negoziabili” e che proprio per questo c’è la politica, per dialogare e arrivare ad un compromesso. Quindi, c’è una pluralità di valori non negoziabili – quelli dei cattolici e quelli degli altri – e proprio questo rende interessante e utile la politica. Viceversa c’è invece solo lo scontro.

La tesi suddetta è inaccettabile, per una serie di motivi, tutti molto gravi.

La presenza nella società di diversi valori non negoziabili per le coscienze dei loro portatori non rende automaticamente tutti quei valori oggettivamente non negoziabili. La professoressa intende i valori solo dal punto di vista soggettivo. Il valore, però, indica qualcosa di apprezzabile oggettivamente, non prodotto della volontà e dalla coscienza ma guida della volontà e della coscienza. Noi non difendiamo i nostri valori perché sono nostri, ma perché sono veri. Non perché ci piacciono ma perché noi vogliamo piacere ad essi. Insomma nel ragionamento della Professoressa Del Fabbro manca il fondamento dei valori che è la legge morale naturale (per il laico) e l’ordine del creato (per il credente). I valori di questo ordine non sono desideri o aspirazioni o diritti soggettivi, sono espressione della realtà delle cose.

Se i valori fossero quello che la professoressa suppone, allora la politica sarebbe completamente abbandonata al relativismo, ad un dialogo tra uguali nel quale tutti i valori in campo hanno la stessa dignità. Ma una tale concezione della politica è terrificante. Ci sono infatti valori sedicenti tali che sono in realtà disvalori. E dovrebbe essere la politica a decidere quale è un vero valore e quale no? Cosa sacrificare nell’uno o nell’altro caso? Una simile politica sarebbe onnipotente e, cosa veramente paurosa, sulla base di nessun fondamento se non il dialogo e la discussione. Una politica totalitaria senza motivi per esserlo. Vuole la professoressa chiamare ugualmente valore aiutare una donna ad abortire o aiutarla ad accogliere la vita? Vuole chiamare ugualmente valore mettere un bambino fatto nascere da una madre surrogata nelle mani di due persone dello stesso sesso e invece concepirlo tra mamma e papà che poi lo allevano dentro una coppia naturalmente eterosessuale? Vogliamo delegare tutto questo al dialogo e alla discussione politica? Vogliamo affidare alla discussione politica di stabilire cos’è vita e cos’è morte? Cos’è uomo e cosa no? Per avere senso la politica deve avere dei limiti, come ogni altra cosa del resto.  

C’è poi un altro punto molto preoccupante. La professoressa parla dei valori “dei cattolici”, sostenendo che ci sono anche i valori “degli altri”. Ma i valori dei cattolici hanno una pretesa, ossia quella di non essere “dei cattolici” ma di tutti, ossia di essere veri. Veri perché esprimono l’ordine delle cose, la legge morale naturale. Condivisibili quindi da tutti. Qui si si apre il dialogo, perché c’è una base per farlo. La base consiste in qualcosa di oggettivo che diventa termine di confronto nel dialogo, affinché esso non si avviti a vuoto su se stesso. Il dialogo ha senso se c’è una istanza che dà ragione all’uno o all’altro dei dialoganti: questa istanza è la ragione stessa capace di conoscere l’ordine naturale delle cose. Ma è proprio quello che la professoressa nega accettando come aventi pubblica dignità tutti i cosiddetti valori, e quindi il dialogo diventa impossibile. In altri termini: è proprio sostenendo l’esistenza di principi non negoziabili che è possibile il dialogo politico, altrimenti c’è posto solo per la logica degli interessi. Questo è noto già da molto tempo, almeno dalla polemica di Socrate contro i Sofisti nel V secolo avanti Cristo.

Ci possono essere valori in conflitto tra loro tra i quali bisogna mediare? Certamente. Tra lavorare per guadagnare il sostegno della famiglia e conservare la salute bisogna arrivare ad un compromesso. Tra stare in ufficio o far giocare il figlio nella sua cameretta – ambedue valori – si deve trovare una conciliazione. Però ciò è possibile quando i valori sono positivi, cioè espressi in una formula morale indicano un bene. Non è mai possibile quando indicano un male. Non ci può essere mediazione tra il bene e il male. Uccidere è sempre male. Non si può, con la scusa del compromesso e del dialogo, trattare per la riduzione del numero delle settimane oltre le quali si può interrompere una gravidanza. La professoressa Del Fabbro non fa nessuna distinzione tra precetti morali positivi (che indicano un bene da fare) e negativi (che indicano un male da evitare) che è uno degli elementi fondamentali di ragione e di rivelazione della morale. I primi sono di vario genere e si può discutere per trovare la giusta misura. Ma con i secondi no: essi sono sempre un male e davanti ad essi la politica si deve fermare. Sfortunato il popolo la cui politica non ha limiti da non oltrepassare.



4 commenti su “Senza principi non negoziabili non si va da nessuna parte. Una discussione con Marina Del Fabbro

  1. laura tironi ha detto:

    Come cristiana sono molto addolorata .Quale politica…idielogia..filosofia ..etc.può rendere l’uomo meno egoista..meno avaro..meno violento..e potrei continuare… Solo chi ha come esempio *” Uno*”..che per amore*” È *” salito in croce. soffrendo donando la propria vita…cioè *”Gesù Cristo *” Questi intellettuali ..che forse hanno dimenticato il valore della nostra fede .non si rendono conto ( o forse si..) che stanno aprendo le porte ad una fede( L’Islam) che saprà imporsi ..già lo dicono..L’Islam salverà l’Europa È questo che vogliamo..? Prima di rimpiangere ciò che abbiamo ora…”La libertà di poter scegliere..anche la religione ..apriamo gli icchi .. Difendiamo.. come cristiani..come italiani..i nostri valori.

  2. salvatore porro ha detto:

    Concordo. Non è cattolico “relativismo puro ” mettere sullo stesso piatto della bilancia la tutela dell’ambiente, dei fiumi, dei monti, dei mari, delle foreste e finanche dei sardoni con i “principi non negoziabili” che sono: la difesa della Vita, dal concepimento alla morte naturale,
    Il riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile; la protezione del diritto dei genitori ad educare i loro figli. Su questi temi non si può essere nessun dialogo, nessun compromesso. la VITA è di Dio non dell’uomo.

  3. Molly ha detto:

    Mi chiedo il significato del titolo dell’articolo, che contiene le parole “discussione con”, quando invece l’autore elenca semplicemente le proprie critiche in merito allo scritto cui fa riferimento.
    D’altronde, ciò è assolutamente rappresentativo, se non emblematico, dello stile, ma anche della Weltanschauung di questo giornale.

    1. Stefano Fontana ha detto:

      Il dialogo, per essere serio, deve contemplare due tesi in contrasto tra loro: i due dialoganti portano argomentazioni a sostegno di una e a confutazione dell’altra. Socrate, almeno, faceva così. Dialogare non vuol dire farsi i salamelecchi ma confutare con argomentazioni razionali le reciproche tesi. Sul numero cartaceo di Vita Nuova in uscita oggi tale dialogo è continuato, con Marina Del Fabbro che ha risposto e io che ho ulteriormente precisato. E’ stato quindi un dialogo molto utile. Come è nella Weltanschauung di questo giornale.

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