L’Unità chiude. Scalfari batte Gramsci

Il giornale l’Unità chiude i battenti. Può essere che venga ripescata da qualcuno ma ormai la storia ha fatto il suo corso. E’ finita. Anche a sinistra le appartenenze non tengono più. Chi pensa a sinistra non compra l’Unità ma Repubblica. Scalfari ed Ezio Mauro hanno battuto Gramsci e Togliatti. Una volta sotto l’Unità c’era […]

Il giornale l’Unità chiude i battenti. Può essere che venga ripescata da qualcuno ma ormai la storia ha fatto il suo corso. E’ finita.

Anche a sinistra le appartenenze non tengono più. Chi pensa a sinistra non compra l’Unità ma Repubblica. Scalfari ed Ezio Mauro hanno battuto Gramsci e Togliatti. Una volta sotto l’Unità c’era un’unità: di partito, ideologica, politica, morale e perfino “religiosa”. Oggi essere di sinistra è qualcosa di indefinito e vago, come del resto essere di destra o essere qualsiasi altra cosa. Non le vedo le Boschi e le Bonafé con l’Unità in mano e tra Matteo Renzi e quanto l’Unità simbolicamente rappresenta mi sembra esserci un abisso di lontananza. La secolarizzazione è spietata con tutti. Non sono solo i cattolici a non comperare più Avvenire, anche chi è di sinistra, ormai da tempo, non compra più l’Unità. Nella marmellata delle identità come poteva resistere la testata che dell’identità unitaria aveva fatto una ragion d’essere? Il giornale fondato da Gramsci già da molti anni non era più del Partito, ora non è più di nessuno. Il Popolo o L’Avanti lo avevano preceduto di molto. Per l’Unità l’agonia è durata di più, ma l’esito letale era segnato nelle stelle di quella secolarizzazione mangia-identità di cui l’Unità era stata la principale protagonista.

Antonio Gramsci, fondandola in concomitanza con la creazione del nuovo Partito Comunista Italiano staccatosi dai Socialisti, si proponeva di farne uno strumento per l’egemonia culturale comunista in Italia e per la secolarizzazione delle masse cattoliche. L’operazione è riuscita. Oggi la sinistra ha l’egemonia culturale in Italia e le masse cattoliche sono state secolarizzate. Ma anche in questo caso l’apprendista stregone ha evocato mostri che poi non è più riuscito a controllare. La secolarizzazione ha eliminato non solo Dio ma anche molti dei suoi surrogati, compresi quelli di sinistra. Con essa se ne sono andati i simboli e le bandiere, l’attività nelle sezioni, i cortei, le manifestazioni oceaniche, le scomuniche dei dissidenti, l’ortodossia di partito, il centralismo democratico, la superiorità morale della sinistra, l’utopia dell’emancipazione dei poveri. Folle di cattolici sono state attratte, ma erano ormai cattolici disincantati e apolidi e chi abbandona la propria bandiera non ama mettersi sotto altre bandiere. L’Unità era stata una bandiera, che diventa inutile in un mondo ormai privo di bandiere.

Matteo Renzi non è Togliatti e Maria Elena Boschi non è Nilde Jotti. Allo stesso modo Repubblica non è l’Unità. Alla fine l’ultima appartenenza rimasta, l’ultima bandiera, possiamo dire, è che non esistono più bandiere e tutti noi siamo affidati a criteri individuali e soggettivi. Questa è la bandiera di Repubblica e della nuova sinistra. Ai tempi dell’Unità, Togliatti accettava l’articolo 7 delle Costituzione non per ammettere la religione ma per combatterla meglio democraticamente. Iniziava così la corrosione del tessuto religioso italiano. Oggi il nuovo Togliatti è Eugenio Scalfari che telefona al Papa, va a parlargli e poi pubblica cose inesatte sul loro colloquio. Una bandiera certamente più debole e sfilacciata, ma frutto di quella corrosione che ora travolge anche l’Unità.



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