L’ambasciatore del WFC all’Onu che difende la scuola identitaria. Intervista ad Alexey Komov.

Alexey Komov ha 44 anni, padre di 5 figli e nonno di uno. Ha lavorato in molte multinazionali. E’ ora Ambasciatore del WCF (Congresso Mondiale delle Famiglie) all’ ONU e Portavoce della Commissione sulla famiglia del Patriarcato di Mosca. Interviene frequentemente in conferenze internazionali in difesa  della famiglia naturale, della libertà educativa e contro le […]

Alexey Komov ha 44 anni, padre di 5 figli e nonno di uno. Ha lavorato in molte multinazionali. E’ ora Ambasciatore del WCF (Congresso Mondiale delle Famiglie) all’ ONU e Portavoce della Commissione sulla famiglia del Patriarcato di Mosca. Interviene frequentemente in conferenze internazionali in difesa  della famiglia naturale, della libertà educativa e contro le teorie del gender. L’ho intervistato sulla tematica dell’identità all’interno delle scuole occidentali e di quelle russe.

Lei è solito occuparsi di famiglia. Il tema dell’identità, tuttavia, interessa nella stessa misura l’ambito della scuola, non trova?

L’identità, come insieme di caratteristiche di ognuno di noi è fondamentale, soprattutto nel contesto del rispetto della legge naturale che ci indica cosa è giusto e cosa è sbagliato.  La legge naturale precede lo Stato e ogni legge umana. Si tratta di principi e vincoli iscritti nella nostra coscienza che non possono essere interpretati a piacimento dal legislatore di turno. In questo contesto è essenziale educare i bambini dalla tenera età in maniera naturale e sana.

Visto dalla Russia o dalla sede dell’Onu, come le sembra lo stato della scuola occidentale?

Semplicemente catastrofico e centrato sull’individualismo, l’edonismo, il materialismo e il successo economico. I modelli di vita che si offrono ai giovani occidentali oggi, che sono anche imposti dai media, sono dei stereotipi molto dannosi per i nostri bambini: la donna ipersessualizzata e semplice oggetto sessuale e il maschio ricco, muscoloso, infedele, pieno di tatuaggi e spesso anche drogato. Cosa possiamo sperare che gli studenti possano imparare da questa scuola se non a essere egoisti, senza alcun valore e credo spirituale?

In questo momento storico definirsi patriottico costituisce motivo di preoccupazione per molti. Tra le materie studiate in Russia, invece, troviamo: ” Istorya otecevsta” ( storia della patria) o ” obshestvoznanije” ( conoscenza della società).  Per gli studenti di Mosca esiste ” Moskovovedenije” ( studio di Mosca). Insomma, c’è una grossa attenzione identitaria nell’insegnamento. La scuola russa è troppo avanti o troppo indietro?

Credo che siamo molto avanti. Dopo la caduta del comunismo purtroppo per una decina di anni la scuola russa ha subito le influenze negative occidentali e Soros ha cercato anche di includere, senza successo, l’educazione sessuale nelle nostre scuole, investendo decine di millioni di dollari. Solo con la venuta al potere di Vladimir Putin nel 2000 le cose sono cambiate e l’educazione nelle nostre scuole è concentrata su valori tradizionali e gli studenti imparano che non sono su questa terra solo per pensare ai loro interessi ma anche per contribuire al bene comune.

Quanto c’entra Vladimir Putin con questa vocazione russa a livello scolastico?  

Quanto sopra è successo unicamente grazie a Putin che ha anche rivalutato la storia zarista, l’importante ruolo della Chiesa Ortodossa e anche le vicende di Nicola, ultimo Zar, e la sua famiglia che è stata giustamente canonizzata. Ora abbiamo anche un coraggioso Ministro per l’Istruzione, Olga Vasilieva, che si batte continuamente per migliorare l’educazione delle nuove generazioni concentrandola sui valori eterni della nostra società cristiana.

Cosa mi dice del gender nelle scuole? In molti sostengono che questa teoria non esista. Dunque i libretti che girano negli istituti occidentali da quali studi o teorie sono nati?

Le teorie del gender sono nate con il Prof. Money e sono state portate avanti da ideologi come Simone de Beauvoir che disse che «Donna non si nasce, lo si diventa», Judith Butler: «I ruoli maschili e femminili non sono determinati biologicamente ma sono costruiti socialmente» e Richard Friedman: «Dovremmo incoraggiare le persone ad essere chi si sentono di essere e non chi o ciò che la società vorrebbe che fossero». Le teorie del gender esistono eccome! La prevalenza della mutante identità di genere ha anche due conseguenze: che nella società familiare il sesso conta poco e perciò si promuovono le unioni civili gay e, secondariamente si dà la stessa dignità a ogni tipo di orientamento sessuale. Non a caso la pedofilia è in grande crescita in occidente. Ricordiamoci che le “Adozioni “gay”, utero in affitto, Gender nelle scuole, sono elementi di una grande rivoluzione antropologica che mira a distruggere l’identità più profonda dell’essere umano e a trasformarlo in un ente indistinto alla mercé dei grandi potentati che dominano il mondo.

Ci dica la verità: esistono fenomeni di omofobia all’interno delle scuole russe? Le inchieste della stampa italiana a riguardo sono molte. Sembrerebbe quasi che essere omofobi in Russia sia diventata una moda.. Figuriamoci nelle scuole!

Innanzitutto trovo ridicolo parlare di omofobia, nel caso vi sarebbe semplice avversione verso certi stili di vita, tipici dei gay. In Russia è stata passata una legge nella Duma, a stragrande maggioranza, per proteggere i minori da influenze negative e aggressive del mondo omosessuale. Secondo lei è questa omofobia?

Nelle scuole a modello transazionale ( il modello finnico ad esempio) non esiste verità che la scuola debba trasmettere. Perché non esiste una verità uguale per tutti. Il compito della scuola è addestrare i cittadini ad agire nello spazio pubblico. Le materie si chiamano: “parlare in pubblico”o “leadership”. A parte quelle scientifiche, che sono uguali in ogni dove perchè sono neutre dal punto di vista identitario. Questo sembrerebbe essere il modello scolastico verso cui sta virando tutto l’occidente e, nello specifico, l’Unione Europea. Dal suo punto di vista, è la strada giusta verso il dialogo tra le differenze culturali? Qui c’è un problema relativo all’immigrazione che deve essere gestito rispetto anche le materie insegnate, ci sono tante sensibilità…

E’ un modello educativo assolutamente negativo. Un albero si giudica dai suoi frutti. Basta vedere l’aumento dei suicidi, degli abusi sessuali e della pedofilia in questi paesi per rendersi conto do ve porterà questo modello educativo. Ricordo solo a titolo di esempio che la Finlandia ha il secondo numero di suicidi all’anno dopo gli Stati Uniti d’America. Ovviamente l’immigrazione va gestita secondo criteri sani ma non si può permettere un’invasione che stravolga tutti i nostri valori.

 Il pericolo di una scuola senza identità non è forse quello che molti siano tentati di abbracciare i pacchetti identitari già pronti? Internet li fornisce in modo solido e compatto. Insomma, funziona una scuola che non sa più se c’è una verità o c’è il rischio che le persone non sappiano più da dove provengono e quindi dove andare? Che soluzioni propone in termini pratici?

Ricordo che secondo una recente ricerca, in Occidente fino all’età di 17 anni i giovani spendono 63.000 ore davanti a internet e i media, 11.000 ore a scuola, 2.000 ore con i genitori e 900 ore in Chiesa. Perciò chi educa la vostra gioventà se non i media con materialismo, egoismo e sesso? L’unica soluzione è l’homeschooling, cioè studiare a casa con i propri genitori per passare ai bambini e ai ragazzi valori sani e cristiani.

di Francesco Boezi

Fonte: http://blog.ilgiornale.it



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