In questa Babele omicida non possono bastare i nostri (ormai) continui minuti di silenzio

Tutto è razzismo, omofobia, stupro, femminicidio e stereotipo. Ecco dove ci ha portato l’illusione obamiana e virtuale di “un altro mondo è possibile”

Dacci oggi il nostro male e liberaci dal bene. Appurato che ci sono in giro più armi e tritolo che pane quotidiano, e più uomini-bomba che uomini-sandwich, anche il consiglio comunale si è tragicamente adeguato. In luglio, tre sedute su quattro si sono aperte con la commemorazione delle vittime del terrore. Mai mancato il bel minuto di silenzio. Di silenzio e vuoto sulla faccia del consiglio. E tre segni di croce. Quello del compagno Marcora, del popolare Forte e il mio. Si parte per le vacanze con l’impressione severa che il fantasma che si aggira per l’Europa non ci riserverà altre sorprese che non siano quelle già note. Altre stragi, altre vittime, altri minuti di silenzio. E con i giornali che non sanno più cosa scrivere. Che gli tocca inseguire l’orrore e il cordoglio del giorno prima. Che gli tocca fare l’abitudine al sangue. Fino a quando? Fino a quando i famosi social network, queste poderose trombe del nulla, continueranno a fare il loro mestiere di trombettieri? Fino a quando l’utopia digitale non ci darà il senso di vertigine e verrà a nausea questo vivere da Truman Show? Ha senso googlelandia, la sua superbia oligarchica, il suo lucro da intrattenimento borghese e consumo da alienazione di massa, restituendo alla società schegge di doppie e triple personalità, eserciti di persone che dietro un pc scatenano campagne contro l’ordine costituito, mimano le comunità, aggrediscono col delirio trasparente ogni gerarchia e ogni autorità? Jennifer Aniston l’ha detto mentre il terrore virale andava a braccetto con l’altrettanto virale pokemon demenziale: «Ragazzi, vi prego, buttate i cellulari, parlatevi, guardatevi intorno, vivete la vita». Già. Si fa presto a dire “vivete la vita” dopo che dalla cima del mondo cosiddetto “progredito” si è propagandato il nulla della vita, in ogni salsa e mercato.

Così, oggi un po’ si capisce perché, nella sua collocazione di modesto Caligola all’epoca del tramonto dell’Occidente, Barack Obama si è dimostrato quel che Tempi ha scritto fin dal principio della sua cavalcata imperiale: il peggior presidente della storia americana. E infatti, se per fondare una ideologia pacifista e irenica, vagamente umanitaria e radicalmente egualitaria, postpolitica e postdemocratica, egli ha puntato parecchi soldi e benedizioni sui cavalli delle grandi piattaforme digitali. Se dall’economia delle “sette sorelle” petrolifere ha sterzato sui “quattro cannibali” che dominano il mercato mondiale (Facebook, Amazon, Google e Apple), «i cui capi guadagnano fino a sette miliardi in un’ora» (fonte L’Espresso), nel contempo ha stabilito che per convenzione di brav’uomo la guerra non sarebbe mai più esistita sulla faccia della terra.

Perciò, smesso di tenere il dito sul grilletto e affidatosi al drone per combattere il maramaldo talebano, il comandante in capo si è fatto riluttante quanto all’azione, ma militante quanto alla diffusione dell’illusione di “un altro mondo possibile”. Un mondo fondato sull’immaginazione, sul sogno, sulle buone intenzioni. E olé, tutti i cittadini al potere! Insomma, due cose ha fatto e di grande impatto popolare, l’imperatore uscente: ha decretato per illusionismo virale il superamento di ogni gerarchia e diversità in natura e, da prestigiatore del Bene, ha stabilito il mantra, ribadito in ogni piega della società dell’immagine e della comunicazione, di una uguaglianza universale, astratta e artificiale. La natura è diventata una cartolina da adorare e nessuno capisce più perché uno scimpanzé o una pianta epifita dell’Amazzonia meritino un rispetto diverso da quello che si deve a un essere umano.

Una vita da Califfato del Male

Così, nel bel mezzo dell’epoca che si coccolava nel piallamento di ogni diversità e gerarchia, nel disprezzo di ogni ordine e di ogni autorità, e che si vantava di proclamare non solo che “l’uomo è quello che mangia”, ma che tutto è razzismo, omofobia, bullismo, femminicidio, stupro e stereotipo, finché non diciamo che tutte le religioni sono uguali, finché non vietiamo di dire “mamma” e “papà”, finché non dividiamo gli umani in “quote” rosa e a pallini a pois, finché non predichiamo al pupo un po’ di vita artificiale, finché non superiamo il biblico uomo e donna e traduciamo in diritti universali i 70 generi sessuali di Facebook, ecco in questo mondo benintenzionato e dell’indifferenziato è venuta su una Babele omicida. È venuta su una vita da ordinario, banale, califfato del Male.

Ok. Da quanti anni la gente che ragiona sta dicendo che il punto è “l’emergenza educativa”? Da quanti anni si parla di gioventù, e ci si inventa una predica (generazione X, millennials e le balle in vendita su googlelandia) per non fare l’unica cosa necessaria, e cioè: fateli andare in giro nudi, i padri, le madri, i maestri, gli insegnanti, ma lasciate loro la libertà di educare e di fare comunità educanti?

di Luigi Amicone

Fonte: http://www.tempi.it



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