Il lungo congresso del PD

La stagione politica che stiamo vivendo è figlia di tante circostanze, che la rendono precaria e instabile. Siamo in attesa della sentenza Berlusconi della Cassazione, prevista per il 30 luglio prossimo, che potrebbe  destabilizzare il quadro generale. Però poco emerge un altro elemento di tubolenze e instabilità, che si trascina ormai da molto tempo e […]

La stagione politica che stiamo vivendo è figlia di tante circostanze, che la rendono precaria e instabile. Siamo in attesa della sentenza Berlusconi della Cassazione, prevista per il 30 luglio prossimo, che potrebbe  destabilizzare il quadro generale. Però poco emerge un altro elemento di tubolenze e instabilità, che si trascina ormai da molto tempo e condiziona l’intero Paese. Mi riferisco alla fase precongressuale del Partito democratico. Ne avevamo già avuto evidente manifestazione durante l’elezione del Presidente della Repubblica.  Le votazioni in aula erano usate da gruppi di parlamentari del Pd per regolare conti interni in vista, appunto, del congresso. Già allora molti commentatori dicevano: “Non possiamo pagare il conto dell’eterno congresso del PD”. Il culmine, come è noto, si ebbe quando fallì l’elezione al Quirinale di Romano Prodi. L’allora segretario Giovanni Bersani fu veramente bistrattato e sconfessato senza pietà. Non riusciva a tenere insieme il partito perché erano già iniziati i giochi del cogresso.

Il fatto è, purtroppo, che la confusione non è cessata con l’elezione di Giorgio Napolitano, ma continua con il governo Letta. Qui il punto di massima tensione si è avuta quanto Grillini e Sel hanno presentato una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Vicepremier e ministro degli interni Angelino Alfano, a proposito della querelle Kazakistan. Il Partito democratico si è spaccato. Renzi ha chiamato in causa la responsabilità del premier Letta, alla fine la ragion di partito ha prevalso e il PD non ha votato la sfiducia, ma la stessa idea che questo fosse possibile, ossia che il Partito sfiduciasse un governo presieduto da uno dei suoi, la dice lunga sulle faide interne. 

Ieri il viceministro Fassina, del Pd, ha detto una cosa evidente e cioè che ci sono imprese che devono evadere le tasse per non morire.  Non ha detto che è un fatto accettabile, ha detto che è un fatto di cui tenere conto e da affrontare con le riforme. Cose sensate. Eppure è stato attaccato da suoi in modo spietato. Difficile non pensare che dietro questi attacchi ci siano i giochi delle correnti invista del congresso.

Per avere finalmente il congresso del PD bisogna aspettare la fine dell’anno. Un tempo ancora piuttosto lungo. Nel frattempo la situazione politica continuerà a ballolzolare.



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