Di “vomitevole” c’è (quasi) solo la Francia

La parte che Macron sta recitando, sicuro di ricevere l’applauso di quella sinistra europea che in realtà sta mettendo fuori gioco, è quella dell’eroe senza macchia e senza paura che si lancia in difesa delle fanciulle in pericolo.

di Tacitus

Il nuovo che avanza rischia a volte di far rimpiangere il vecchio. La nuova generazione di politici che si affaccia alla scena internazionale dopo le ultime elezioni sembra infatti mancare di quel bon ton che tradizionalmente caratterizzava i rapporti diplomatici. In questo clima non fa meraviglia l’astio generalizzato verso Putin, il cui comportamento dimesso e misurato fa ancor più risaltare la miseria morale e culturale dei suoi antagonisti occidentali, dai quali noi, poveri illusi, ci aspetteremmo la tutela della grande tradizione civile dell’Europa.

Reduce dall’incontro-scontro canadese con Trump, il giovane Macron, evidentemente scosso dalle intemperanze del suo interlocutore, ha pensato bene di scaricarsi i nervi con il governo italiano. Contro l’Italia ha usato espressioni tipiche da bullo di periferia – “comportamento vomitevole” – un termine che non trova posto nel lessico delle persone mediamente educate. E’ il ritorno ad una politica “muscolare”, del genere “forti con  deboli”, nella speranza che nessuno (dei suoi elettori) si accorga che è invece “debole con i forti”. Se si pensa che siamo a pochi giorni dalla visita a Parigi del premier Conte, è difficile non avvertire  un’eco delle modalità con cui Trump è solito preparare i suoi incontri politici. Come ripete un vecchio adagio, “Ciò che l’America è, il resto del mondo diviene”.

L’argomento sul quale il Nostro ha esordito è la questione dei migranti: con una giravolta degna di un ballerino da café chantant, Macron si è prodotto in una versione “umanista” che stride particolarmente con i comportamenti tenuti sinora. La parte che sta recitando, sicuro di ricevere l’applauso di quella sinistra europea che in realtà sta mettendo fuori gioco, è quella dell’eroe senza macchia e senza paura che si lancia in difesa delle fanciulle in pericolo. Evidentemente sta cercando di rifarsi la faccia dopo il sonoro ceffone (si fa per dire) rifilatogli da un presidente americano che lo sovrasta di gran lunga, anche fisicamente.

Tutta questione di orgoglio ferito? Siamo di fronte all’omologo francese dell’irruento presidente “a sette e strisce”? In realtà, c’è più di un motivo per ritenere che si tratti invece di due attori consumati: come si dice a Trieste, far el mona per no pagar el dazio.

Difatti, come mai interessa così tanto a Macron la vicenda della nave Aquarius e del suo carico di disperati?  Nel profluvio di informazioni che i media di regime ci gettano addosso, nessuno che si sia soffermato sul nome – SOS Mediterranée –  dell’organizzazione che la gestisce. Un nome francese, per una OnG “italo-franco-tedesca”, che in rete si preoccupa di chiedere soldi a tutti, ma si guarda bene dal rilasciare il proprio indirizzo. Se poi i protagonisti appartengono a tre paesi, come mai il nome è francese? Forse perché “fa più fino”? Strano, anche perché a bordo del vascello opera una équipe di Médicins sans Frontiers, altra OnG d’oltralpe, fondata da un medico che, si dice, ben poca dimestichezza avrebbe avuto con i teatri delle grandi tragedie umanitarie. Medici senza frontiere sono in prima linea per curare i feriti nei vari teatri di guerra, naturalmente “senza distinzione di parte”. Il che sta a significare, tanto per rifarci al conflitto siriano, che sono più che disponibili a curare i ribelli che combattono il governo legittimo. E forse non si limitano alle medicine, visto che i soldati francesi in Siria operano eccome. Tant’è che ogni tanto, gli americani inviano qualche aereo a bombardare questi ospedali privé….

Ma guarda mai, non si tratterà di qualche emanazioni dei “servizi” francesi, gente che fa un “lavoro” a beneficio della politica estera di quel paese? Questo sì che sarebbe un buon motivo per la sfuriata di Macron! Come si permettono, questi italiano, di mettere i bastoni tra le ruote alla grandeur francese? Ma c’è di più, e peggio. Da dove viene il flusso ininterrotto di “migranti” che si dirige verso la penisola? In buona parte dalle ex colonie francesi, vale a dire quei territori che continuano a soffrire sotto la mano rapace delle multinazionali d’oltralpe e, stretti dalla presenza militare dell’ex colonizzatore, sono impediti ad uscire dalla miseria, dal sottosviluppo. In tempi di crisi, la situazione tende a degenerare ed ecco allora che si escogita, come via d’uscita, una migrazione epocale, che per evitare una rivolta generalizzata nel continente nero vada ad inguaiare altri paesi (che si illudevano di avere nella Francia un’amica ed alleata).

La distruzione della Libia ha opportunamente tolto di mezzo l’argine che teneva sotto controllo la situazione e, per dirla tutta, anche l’unico paese che era disponibile ad adoperarsi per il decollo economico dell’Africa. Un decollo che avrebbe inevitabilmente posto fine al saccheggio – questo sì, “vomitevole” – da parte della Francia. Un fatto intollerabile, per Parigi e per i benpensanti che vi abitano nel lusso più vergognoso. Da qui la decisione di far fuori Gheddafi, fino alla sua eliminazione fisica (che viene attribuita ai servizi francesi), e la distruzione, fisica oltre che economica e culturale, della Libia.

Se mettiamo assieme tutte queste cose, ci rendiamo conto adesso del reale impatto che il blocco dell’Aquarius può avere sulla Francia e sui suoi leader, mettendo allo scoperto un orrore sino a ieri accuratamente nascosto. Forse Salvini non immaginava di provocare un simile sconquasso, ma alla fine, i nodi arrivano al pettine. Ed è una lunga storia, che passa attraverso l’abbattimento nel 1980 dell’aereo su Ustica, (81 vittime) che gli esperti attribuiscono sempre all’iniziativa dei servizi francesi, in un tentativo non riuscito di ammazzare Gheddafi. Una lunga scia di sangue  che forse non verrà pagata in questa vita, ma nell’altra sì. Una prospettiva che getta luce anche sull’altra caratteristica della république, la sua ostilità inestinguibile per il Cristianesimo.



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