DAT: non solo ragioni amministrative

Nel silenzio del mondo politico e non solo – sembra che Vita Nuova sia l’unica voce levatasi contro l’infausta delibera della Giunta comunale sulle DAT – merita attenzione Paolo Rovis, che centra il problema ma non lo esaurisce.

Paolo Rovis, coordinatore del Nuovo Centro Destra a Trieste, ha pubblicato sul suo blog – www.paolorovis.blogspot.it – una nota sulla questione da noi sollevata circa la delibera della Giunta Cosolini sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento. Il titolo della sua nota suona così: “Le ragioni (amministrative) per dire no alle DAT gestite dai comuni”.

L’intervento è positivo, in quanto mette in evidenza, come Vita Nuova ha ripetutamente fatto, che non c’è un contesto giuridico che permetta delibere di questo tipo. Rovis pubblica anche un interessante documento della Prefettura di Modena che nel 2010 avvertiva della cosa i comuni. La materia del fine vita – sosteneva il Prefetto – rientra nell’esclusiva competenza del legislatore nazionale” e “l’intervento del Comune in questi ambiti appare pertanto esorbitante rispetto alle competenze dell’ente locale”. Il compito di fornire certezza giuridica ai cittadini, come nel caso delle DAT, “è sempre stato riservato allo Stato, al quale spetta di stabilire quali siano gli effetti probatori degli atti conservati da pubblici ufficiali”. “Tale attribuzione – continua il Prefetto di Modena – è stata confermata dall’articolo 117 della Costituzione, il quale assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in via generale l’ordinamento civile e specificatamente le materie, tra l’altro, di stato civile e anagrafi”. Pertanto, concludeva il Prefetto di Modena, “non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento”.

Ha fatto bene Paolo Rovis a pubblicare questo documento che ci conferma nella nostra critica alla delibera della Giunta di Trieste e anche a segnalare la sua contrarietà per motivi amministrativi.

Gli faccio notare, però, che i motivi amministrativi, più importanti, non sono decisivi e che alla delibera della Giunta bisognerebbe anche opporsi per motivi più consistenti, di ordine civile, etico e antropologico. Senza di questo, i motivi amministrativi diventano una piccola foglia di fico dietro cui nascondere una, pur legittima, opposizione politica.

Il suo intervento mette in evidenza che non c’erano ragioni amministrative per una simile delibera. Ma allora, perché la Giunta l’ha approvata? Se non per motivi amministrativi, allora per motivi di linea culturale, per incidere sulla mentalità dei cittadini circa le problematiche del fine vita, quindi per motivi di “cultura dell’uomo” e di etica della vita. Ma su tutto questo Rovis come la pensa? Un uomo politico dovrebbe pronunciarsi anche su tutto questo, a meno che non si riduca la politica, che è governo di uomini, ad amministrazione di cose. Che è esattamente quanto Rovis rimprovera alla Giunta Cosolini.



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