Pionieri

Sono alcuni anni che i futurologhi, gli esperti di economia e di studi sociali o politici si tacciono. Se parlano lo fanno con prudenza, ai piedi del pulpito e senza brandire la spada della certezza, quella che hanno sempre puntato  verso un futuro. Molte volte ci hanno azzeccato, altre volte hanno cannato, ma è chiaro […]

Sono alcuni anni che i futurologhi, gli esperti di economia e di studi sociali o politici si tacciono. Se parlano lo fanno con prudenza, ai piedi del pulpito e senza brandire la spada della certezza, quella che hanno sempre puntato  verso un futuro. Molte volte ci hanno azzeccato, altre volte hanno cannato, ma è chiaro che il dibattito esprime sempre concetti e chi ha il coraggio di azzardare dev’essere ringraziato per il contributo che apporta. Stare sul divano col telecomando in mano non consente di sbagliare ma, per certo, non ci porta lontano.

Siamo società decadente e molti modelli, come quello legato al “consumo infinito” sembrano segnare il passo, senza lasciare una scia di soluzioni possibili  ma, spesso, solo reiterazioni di schemi già visti da imbellettare. È  difficile immaginare realisticamente un domani articolato solo sul possesso di attrezzi più o meno utili, su posti fissi di lavoro più o meno utili, su famiglie da sussidiario, con bambini biondi e felici che si nutrono di Mulino Bianco a fianco del mitico Banderas e le sue galline.

È difficile capire dove stiamo andando, è difficile capire se la nostra internazionalizzazione è virtuale o fattuale, se la nostra apertura mentale è così espansa come i mercati che frequenta. Così, improvvisamente, il mondo worldwide si scopre alla ricerca di identità ristrette e il tifo per la squadra del cuore diventa fede, il dialetto diventa lingua per comunicare solo con chi sta vicino. E l’idea dell’economia globale a continenti in equilibrio tra di loro, d’un tratto può sgretolarsi di fonte al ricordo nostalgico o futuribile della Dracma, del Marco o della Lira.

Difficile proiettare, si diceva, e i futurologhi se ne stanno cheti, in attesa che si sviluppino eventi che forse non avevano previsto, stupiti di fronte ad economie apparentemente impossibili, se giudicate con i canoni abituali, come il comunismo consumista cinese, il despotismo antico ma evoluto dei Paesi Arabi sul Mar Rosso, la leadership intoccabile, quasi da imperatore, di Putin nella Russia in piena ricrescita.

Nuovi modelli, nuovi profeti.

Ernesto Preatoni è rimasto nell’ombra, per i non addetti ai lavori, fino ai tempi recenti, costruendo ricchezze e navigando il mondo a scoprire quel che si poteva fare per generare valore. Oggi ha deciso di dare voce ai suoi pensieri, alla sua passione per l’economia, rivolgendosi ai giovani per condividere, con il coraggio che lo ha sempre accompagnato, nuove strade da percorrere per rilanciare l’Italia.

Per fortuna qualcuno ci prova! Per questo, forse, l’hanno definito “il Pioniere”.

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