ONU e diritti LGBT: pressione dell’Europa occidentale nei confronti dei Paesi in via di sviluppo

Secondo un’analisi della relazione sui diritti umani dell’ONU, appena pubblicata dal Center for Family & Human Rights (C-Fam), l’Europa occidentale ha posto i diritti gay nei Paesi in via di sviluppo come priorità nell’ambito dei diritti umani all’interno dell’ONU. Tra le 503 raccomandazioni da parte dei governi sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, in quella […]

Secondo un’analisi della relazione sui diritti umani dell’ONU, appena pubblicata dal Center for Family & Human Rights (C-Fam), l’Europa occidentale ha posto i diritti gay nei Paesi in via di sviluppo come priorità nell’ambito dei diritti umani all’interno dell’ONU.

Tra le 503 raccomandazioni da parte dei governi sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, in quella che viene definita ‘revisione periodica universale’, il 75% proveniva dall’Europa occidentale e quasi tutte erano dirette ai Paesi in via di sviluppo.

La revisione periodica universale è un processo piuttosto nuovo all’interno dell’ONU, dove gli stati membri redigono un rapporto completo sulle modalità di applicazione dei trattati sui diritti umani, nel caso abbiano collaborato alla stesura.

Mentre la pressione per espandere i diritti sull’aborto era diretta quasi esclusivamente all’America Latina, la pressione sui diritti gay riguarda principalmente l’Africa, così come il resto del mondo. L’Africa vanta alcune delle più drastiche legislazioni contro gli individui e i libri pro-LGBT, ma l’Africa non è la sola ad essere nel mirino. Al secondo posto troviamo l’America Latina con il 23,5% di referenze per espandere i diritti LGBT, seguono l’Europa orientale con il 18,1% e le regioni dell’Asia Pacifica con il 17,1% delle referenze negative. Persino l’Europa occidentale è stata criticata, con l’11% di referenze negative.

I governi sono liberi di accettare o respingere le raccomandazioni provenienti da altri Paesi. Secondo l’OAS, su 503 raccomandazioni sul tema dell’omosessualità e sui diritti umani, solo 184 sono state accettate, mentre 319 sono state “visionate”, un termine utilizzato all’interno dell’ONU per rifiutare qualcosa.

L’interesse appassionato tra gli europei riguardo all’orientamento sessuale è dimostrato dal fatto che nella prima ondata di rapporti, oltre 50 raccomandazioni riguardavano questo tema, mentre solo 30 raccomandazioni il diritto di aborto. Anche questi ultimi provenivano per la maggior parte dai Paesi europei ed erano indirizzati principalmente all’America Latina.

Mentre nessun trattato dell’ONU sui diritti umani accenna al tema “orientamento sessuale e identità di genere” o utilizza il termine “omosessuale”, tra i responsabili delle Nazioni Unite che si occupano dei diritti umani c’è una tendenza a leggere nuovi concetti e termini in questi trattati molto importanti, tra i quali il diritto all’aborto e la propensione a creare una categoria di individui LGBT, composta da persone potenzialmente soggiogate nel diritto civile. Tra gli organismi che monitorano i trattati dell’ONU c’è ormai una pratica comune, ovvero di leggere “orientamento sessuale e identità di genere” nei testi, sebbene i governi che partecipano alle negoziazioni siano contrari, per poi obbligare i governi stessi ad accettare il nuovo linguaggio.

Fonte: http://www.novaeterrae.eu



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