No al Gioco del Rispetto. No al ddl Cirinnà, No al ddl Fedeli

Sabato 28 marzo, 110 Sentinelle in Piedi hanno vegliato davanti al Palazzo comunale in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste. L’attacco contro i nostri bambini è violento e pianificato dalle istituzioni. Ormai ridurlo al problema del bullismo è ridicolo e colpevole.

DISCORSO DI APERTURA DELLE SENTINELLE IN PIEDI

DELLA VEGLIA DI SABATO 28 MARZO IN PIAZZA DELL’UNITA’ D’ITALIA

Buon pomeriggio a tutti i presenti!

Siamo qui per denunciare una serie di attacchi contro l’uomo, in corso nella nostra società occidentale ed italiana, dai quali è sempre più difficile difendersi e dissentire senza essere accusati di oscurantismo e, ancora peggio, di omofobia.

Siamo qui per denunciare che la libertà d’espressione è sotto attacco, che la famiglia naturale è sotto attacco, che la dignità stessa dell’essere umano è sotto attacco, che la genitorialità è sotto attacco, che l’innocenza di bambini e ragazzi e’ sotto attacco.

Spieghiamo perché:

    1. E’ stato approvato alla Camera ed al Senato il disegno di legge sul DIVORZIO BREVE, che permetterà ad una coppia di sciogliere un matrimonio in soli sei mesi.
    2. La Commissione Giustizia del Senato ha approvato il testo base del disegno di legge Cirinnà che equipara le unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio, aprendo la strada alle adozioni di bambini che verranno volutamente privati della figura materna o paterna.
    3. La Corte Costituzionale ha imposto la FECONDAZIONE ETEROLOGA, per cui i bambini potranno essere concepiti in laboratorio ed acquistati dai genitori non biologici che li hanno commissionati.
    4. Le linee guida pubblicate dall’UNAR, legato al Ministero delle Pari Opportunità, vogliono limitare la libertà dei giornalisti al “politicamente corretto”, impedendo loro di parlare di famiglia tradizionale o di affermare che un bambino ha diritto ad una madre ed un padre.
  • La LIBERTA’ DI EDUCAZIONE DEI GENITORI, sancita dall’art.30 della Costituzione, è sotto attacco proprio nella scuola, dall’asilo alle superiori: il Ministero dell’Istruzione, dopo aver bloccato un anno fa la distribuzione degli opuscoli omosessualisti e pro gender nelle scuole, è tornato poco dopo all’attacco, sottoscrivendo un protocollo d’intesa triennale con un’organizzazione internazionale di donne, SOROPTIMIST INTERNATIONAL, il cui intento dichiarato si evince dall’art. 4 del documento: “IL SOROPTIMIST SI IMPEGNA AD INCENTIVARE LA SUA AZIONE DI DIFFUSIONE DELLA CULTURA DI GENERE NELLE SCUOLE…”. Come? Dai corsi di formazione per docenti e personale della scuola, emerge che “LAVORARE SULL’ IDENTITA’ A SCUOLA, SIGNIFICA OPERARE A LIVELLO CULTURALE PER DESTRUTTURARE STEREOTIPI E PREGIUDIZI DI GENERE CON UN’AZIONE FORMATIVA SULLA COSTRUZIONE DELL’ IDENTITA’ DI GENERE. PER FARE QUESTO E’ NECESSARIO   FORMARE IL CORPO DOCENTE AFFINCHE’ SIA IN GRADO DI MODIFICARE LA CULTURA DELLE NUOVE GENERAZIONI NEL RAPPORTO TRA MASCHI E FEMMINE   E SIA IN GRADO DI FORMARE LE COSCIENZE DEI GIOVANI, MENTRE SI ATTENDE CHE L’ EDUCAZIONE DI GENERE ENTRI A PIENO TITOLO NEL CURRICOLO SCOLASTICO MEDIANTE IL DISEGNO DI LEGGE FEDELI“.

 

Recenti fatti di cronaca segnalano che tale azione di indottrinamento delle giovani menti è già stata avviata in alcuni asili di Trieste, e non solo, ad opera del Comune e della Regione. Inoltre è anche emerso che il tutto è avvenuto all’insaputa dei genitori, senza la minima trasparenza. Stiamo parlando del cosiddetto Gioco del Rispetto, che coinvolge bambini di asilo dai 4 anni in su. In alcune scuole elementari è stato avviato il Progetto Porcospini, spesso senza l’autorizzazione degli organi collegiali e senza il consenso pienamente informato dei genitori; tale progetto prevede anche un percorso che i genitori non devono conoscere e che i bambini devono mantenere segreto.Alle scuole medie fanno ingresso progetti sul Bullismo, sull’Educazione sessuale ed altro,senza il consenso informato dei genitori e spesso facendo uscire dalla classe l’insegnante che lascia gli alunni a degli estranei, con la porta chiusa. Spesso non sono altro che progetti distruttivi per l’identità dei bambini e le loro relazioni.

 

Invece alle scuole superiori sono stati somministrati Questionari, che ai genitori non era dato di conoscere, per misurare il grado di omofobia in docenti e studenti – il tutto senza definire cosa sia, l’omofobia.

  1. Dulcis in fundo, il d.d.l. Scalfarotto, approvato alla Camera, ma non ancora discusso in Senato, che prevede il carcere per chi esprime opinioni ritenute omofobe, come ad esempio l’affermazione che ogni bambino ha diritto ad avere una mamma ed un papà   o che il matrimonio è solo quello tra un uomo ed una donna.

Noi siamo chiamati ad essere testimoni di tutto questo nelle nostre piazze, nelle case, nei luoghi di lavoro, risvegliando i cuori sopiti di quelle persone che vogliono seguire la voce della coscienza e non soccombere a questo programma ideologico. Un programma che mira a violentare l’intima identità dei più piccoli attraverso l’educazione scolastica, privandoli della loro grande dignità di persone umane: infatti riducendo l’uomo ai suoi istinti o alla soddisfazione dei bisogni primari o di capricci, il potere gli ruba la sua ragione e la sua libertà, così da tenerlo in pugno.

Siamo qui per educarci a vivere con dignità, seguendo la nostra natura più profonda, ascoltando in silenzio il desiderio bruciante di Verità connaturato in ogni uomo. Stiamo in silenzio perché ognuno possa raggiungere le profondità del suo essere, dove l’uomo è pienamente libero; anche alle offese rispondiamo con il silenzio, che è l’unico antidoto a questa nuova forma di dittatura.

Vegliamo in silenzio affinché anche altri uomini, anche chi ci contesta, possano cominciare a risentire quella voce e ad averne nostalgia. Lo facciamo pubblicamente per testimoniare che non c’è dispotismo che possa impedire all’uomo di essere libero senza il suo consenso.

Vi ricordiamo di non reagire in alcun modo ad eventuali provocazioni, per rispondere alle domande è disponibile il portavoce, che sono io

Grazie a tutti e buona veglia, ci salutiamo tra un’ora.

 



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