Le canzoni progressiste della cantantessa

“Un vaccino speciale toglierà ai nostri figli il peccato originale” Carmen Carla Consoli, soprannominata “la cantantessa”, non ha mai fatto mistero di appartenere alla sinistra politica e di professare il suo progressismo attraverso l’impegno musicale: «Ogni canzone rappresenta la visione della politica di ciascuno. Non c’è il bisogno di parlare di politica apertamente». La cantante […]

“Un vaccino speciale toglierà ai nostri figli il peccato originale”

Carmen Carla Consoli, soprannominata “la cantantessa”, non ha mai fatto mistero di appartenere alla sinistra politica e di professare il suo progressismo attraverso l’impegno musicale: «Ogni canzone rappresenta la visione della politica di ciascuno. Non c’è il bisogno di parlare di politica apertamente». La cantante siciliana, sia nel modo di cantare sia nei temi scelti ha rivoluzionato la musica leggera italiana, basti pensare al pezzo: “Confusa e felice” presentato poco più che ventenne al Festival di Sanremo del 1997, con il quale ricevette il “Premio italiano della musica” quale rivelazione dell’anno. Da molti considerato un brano nel quale esprime, seppur ambiguamente, la sorpresa dell’amore lesbico, Carmen Consoli ha deciso, sulla scia di Gianna Nannini, di diventare mamma con la fecondazione assistita: «Non avevo trovato l’uomo che potesse diventare il padre di mio figlio. Ho visto Gianna Nannini diventare mamma a più di 50 anni, sola. Ho deciso di andare all’estero per una fecondazione assistita».
Già nel 1995 nella sezione “giovani” di Sanremo aveva proposto una canzone, “Quello che sento” che, oltre ad esprimere sin dal titolo un certo sentimentalismo interiore offeso dalla brutalità e volgarità del mondo, manifestava l’autodeterminazione della ragione e del desiderio: «Quando le parole si ribellano favole, fiumi, mari di perplessità. Non c’è una ragione per non provare. Quello che sento, dentro; un cielo immenso, dentro…». Dinanzi a questo mondo oppressivo da cambiare, anche la voce della Consoli si poteva così arrestare per poi riprendere con vigore, urlando le proprie fragilità, accompagnate da una chitarra, inveendo contro ad esempio un “amore di plastica”, titolo di un’altra sua canzone presentata al Festival di Sanremo del 1996: «Tu che mi offrivi un amore di plastica, ti sei mai chiesto se onesto era illudermi? Ricorda, tu sei quello che non c’è; quando io piango, tu sei quello che non sa (…) non posso accontentarmi se tutto quello che sai darmi è un amore di plastica». La cantante catanese ha denunciato nel suo terzo LP dal titolo emblematico (“Mediamente isterica”) il mondo dei soprusi. Con il brano: “Eco di sirene” non solo ha capovolto il ruolo lusingatrice e ammaliante delle sirene, facendone un megafono di istanze rivendicatrici, ma ergendole a tribunale supremo contro le presunte angherie: «Saranno in pochi a riscattarsi dalla povertà, a rallegrarsi della gloria, per quanto infinita. L’eco tagliente di sirene sulle ferite aperte (…) giochi di potere sulla nostra pelle, sulle infanzie sciupate, violentate irrimediabilmente. Chi pagherà per questo, chi ne porterà il segno?».
Anche nella canzone “Signor Tentenna” presentata al Festivalbar del 2006 si scagliava contro la violenza dell’universo maschile: «E ben poco importa se tua moglie non fa altro che piangere, ossessionata dal sentore dei tuoi numerosi tradimenti (…) Signor Tentenna non è motivo di vergogna il non poter vantare alcun talento, l’aver rincorso l’ennesimo treno inutilmente». Autrice della colonna sonora del film: “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, Carmen Consoli ha tratteggiato la malinconia e la tenerezza del mondo femminino, anche se in filigrana vi si scorge sempre un livore anti-maschile: «L’ultimo bacio, mia dolce bambina, brucia sul viso come gocce di limone (…). Riprendi fiato e con intenso trasporto celebri un mite e insolito risveglio, mille violini suonati dal vento».
Cantando si impara con Carmen Consoli a stigmatizzare i pericoli della tecnocrazia e delle frontiere del progresso, secondo le sue stesse parole: «Il topo, metafora dell’uomo e della sua capacità di adattamento, è vittima dei nostri esperimenti di mutazione genetica (…). Quale idea di progresso stiamo sviluppando?». Ben lungi da inserire questa legittima critica nell’alveo della coscienza umana e nell’orizzonte cristiano di difesa del diritto naturale, proprio nella canzone “Uomini topo” la Consoli ha perso l’occasione di un’autentica conversione al reale non ideologico: «Per favore, è questione di educazione, apertura mentale, metta i suoi pregiudizi da un’altra parte, è immorale, questo è nato omosessuale, un vaccino speciale toglierà ai nostri figli il peccato originale». Con Carmen Consoli si impara cantando tutto il campionario dei luoghi comuni, degli stereotipi superficiali, del politicamente corretto. Anche la felicità della maternità, cantata nel brano: “Questa piccola magia” tradisce il dettato umano e cristiano della bellezza della nascita di un bambino, frutto dell’unione di un uomo e una donna e non dell’inseminazione artificiale.



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