La religiosa napoletanità di Enzo Avitabile

“I bambini sono tutti uguali, nessuno è figlio di nessuno” Enzo Avitabile è un musicista napoletano che all’ultimo Festival di Sanremo ha presentato con Peppe Servillo una canzone, “Il coraggio di ogni giorno”, sulla periferia esistenziale della provincia meridionale: «Scrivo la mia vita, tracce sulle pietre ed ho gli stessi occhi di Scampia. Accetto il […]

“I bambini sono tutti uguali, nessuno è figlio di nessuno”

Enzo Avitabile è un musicista napoletano che all’ultimo Festival di Sanremo ha presentato con Peppe Servillo una canzone, “Il coraggio di ogni giorno”, sulla periferia esistenziale della provincia meridionale: «Scrivo la mia vita, tracce sulle pietre ed ho gli stessi occhi di Scampia. Accetto il mio dolore, è il prezzo da pagare per stringerti le mani (…)». Avitabile ha voluto dar voce al profondo dell’anima, cercando, secondo le sue testuali parole, un suono inedito, vitale ed essenziale. La sua ricerca musicale si situa indietro nel tempo ed ha attraversato diversi generi musicali, dal jazz fusion al soul, dal folk alla musica etnica soprattutto di ispirazione religiosa.
Ha collaborato con numerosi artisti di fama internazionale, da James Brown a Tina Turner, soltanto per citarne qualcuno. Nel 2017 ha vinto due David di Donatello per la colonna sonora del film “Indivisibili” di Edoardo De Angelis. Diplomatosi in flauto, è divenuto nel tempo un pregiato sassofonista, collaborando anche con artisti italiani come Pino Daniele, Edoardo Bennato, Francesco Guccini, Franco Battiato e molti altri. Il suo amore originario per il soul e il jazz l’ha portato a rendere omaggio, ad esempio, a Charlie Parker (Charlie) ed a testimoniare la sua passione per quella musica afro-americana: «Sento quelle note blu che sai fare solo tu (…) Charlie suona ancora, lasciami capire, fammi un po’ sognare». Nel 1984 ha dedicato un album (“Correre in fretta”) alla figlia Connie, raccomandando di non voler anticipare le tappe della crescita: «Correre in fretta per bruciarsi il tempo. Quanto ti costa se lo puoi guardare indietro un po’ (…)».
Nel 2006 ha inciso un album, dal titolo emblematico: “Sacro Sud”, che ha costituito un viaggio personale che Avitabile ha compiuto nella musica sacra popolare e di devozione, partendo dall’opera musicale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (la celebre “Quanno nascette ninno” ripresentata con la voce narrante di Avitabile) fino ad esplorare il repertorio legato alla vulgata partenopea (“Maronna nera”, “Devozioni dialettali”, “Rosario della Madonna delle grazie”). Nel recupero delle sonorità ancestrali il cantautore e musicista napoletano ha effettuato delle sperimentazioni sonore con il gruppo “I Bottari di Portico”, recuperando tradizioni risalenti sino al XIII secolo, anche con l’ausilio di botti, tini, falci, alla memoria agreste e legata alla terra. In questo senso va ascoltato il doppi cd del 2007 “Festa, farina e forca” e brani come ad esempio “Abbi pietà di noi”, nei quali unisce invocazioni solenni a protezione delle piaghe di tante città del meridione italiano. Enzo Avitabile ha cantato pure la difesa della vita, come nel pezzo: “Tutt’egual song’ e criature” o come nell’accorata “Salvamm’o’munno” del 2004. Ha ricevuto quattro nomination al BBC World Music Awards ed un regista, Jonathan Demme, gli ha dedicato un docu-film: “Enzo Avitabile Music Life”.
Cantando si impara con Enzo Avitabile a celebrare la vita, soprattutto quella più indifesa: «I bambini sono tutti uguali, nessuno è figlio di nessuno. Tutti nati dall’amore, si sa come si nasce ma non si sa come si muore». La religiosa napoletanità di Avitabile, rinvenibile anche nel look con pendagli con la croce e catene di rosari avvolte sulle braccia, trascende l’orizzonte campano per farsi messaggio universale rivolto ai fanciulli, a cui non si possono sottrarre l’infanzia e le fiabe colorate: «In un prato verde devono giocare, non si devono spegnere i sogni. Bisogna farli volare, non si devono mai deludere, mai tradire, abbandonare, non si devono far soffrire». Avitabile rappresenta ancora il cuore che non smette di battere, il coraggio di ogni giorno: «Stella mia, stella sempre, sposa e sorella, coprimi di nuvole e trapunte di sogni». Un appello costante che desta le coscienze e che accentua il valore della preghiera: «Regina de lu cielo, divina maestà, chesta grazia ca te chiedo fammela pe’ pietà».



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