La Cgil si lamenta degli ostacoli all’aborto

Perché i socialisti della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, Cgil, invece di dedicarsi alla disoccupazione, s’interessano di aborto e di applicazione della legge 194?

Secondo il noto intercalare di Antonio Lubrano, «la domanda nasce spontanea»: ma perché i socialisti della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, Cgil, invece di dedicarsi alla disoccupazione, s’interessano di aborto e di applicazione della legge 194?
Risposta: perché la segreteria della Cgil regionale – Friuli Venezia Giulia – prevede un incarico specifico per le «politiche di genere». Non politiche sessuali, ma «di genere» appunto, secondo la ben nota ideologia del gender, che separa sesso biologico, psicologico e sociale.

Ecco dunque che Orietta Olivo, segretaria Cgil del Fvg, «ha puntato il dito sugli ostacoli che impediscono tutt’oggi […] una piena ed efficace attuazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg)». Così almeno riporta il Diario di Udine. L’esternazione segue a ruota la Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro, dello scorso 28 settembre.
Ma, soprattutto, alla Olivo non va giù l’alto tasso degli obiettori di coscienza – tra medici e infermieri – che si rifiutano di praticare aborti. Nella nostra regione metà dei medici, grossomodo, sono obiettori e metà no. «Numeri piuttosto alti» – si preoccupa allarmata Olivo. Si rincuora subito, però, poiché l’obiezione di coscienza non compromette «la gestione generale dell’interruzione volontaria di gravidanza in regione». Un sospiro di sollievo.

Gli aborti, grazie a Dio, sono in calo. Secondo i dati riportati nell’articolo, si è passati dai 1608 casi (2014) ai 1436 (2016): circa quattro al giorno. Eppure nemmeno questo dato è confortante a sufficienza: purtroppo – dice Olivo – «le interruzioni di gravidanza con il ricorso alla pillola Ru486 sono di poco superiori al 10%, nonostante la pillola abortiva sia stata introdotta in Italia da ben 9 anni».
Non poteva poi mancare l’esortazione all’uso del preservativo: bisogna incentivare le «buone pratiche in materia di prevenzione, a partire dalla diffusione della contraccezione». In parole più comprensibili, si vuole prevenire la nascita di un bel bambino, così come si dovesse prevenire una malattia. Insomma, ecco la Cgil a richiedere più risorse dalla Regione e non tanto per aiutare le donne alla maternità, ma per facilitare gli aborti e la contraccezione.

Più personale nei consultori, più diffusione della pillola Ru486, più preservativi, meno obiettori, meno ostacoli all’aborto. Ecco il programma cigiellino.
C’è però una cosa di cui la Cgil dovrà farsene una ragione. Esisterà sempre una forte reazione a questa follia. Esisterà sempre un gruppetto di persone a cui quattro morti al giorno per aborto stanno molto stretti. L’aborto sarà sempre ostacolato, perché non è una buona pratica, ma una pratica orrenda, l’«uccisione deliberata di un essere umano innocente» (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae).



Un commento su “La Cgil si lamenta degli ostacoli all’aborto

  1. Franco De Iaco ha detto:

    Se la domanda nasce spontanea, altrettanto spontanea sorge la risposta. C’è collusione tra politica di sinistra e sindacato. Sono pappa e ciccia. Entrambi a caccia dello stipendio mega-galattico per garantire un futuro a se stessi, ai propri figli ed ai propri nipoti. Altrimenti come si spiega la presenza nel governo di un ministro dell’istruzione con la sola terza media? Non puoi fare neppure lo spazzino senza una laurea ma, se sei un sindacalista ecco il miracolo. Un’altra domanda sorge spontanea, quanta parte hanno quelli che si votano lo stipendio nell’evasione fiscale e nel portare i soldi nei paradisi fiscali?

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