Come volevasi dimostrare

L’imprenditore Alessio de Giorgi: «Il 95% di noi omosessuali non ha figli e non intende averli. Perché fa una scelta di vita diversa, basata su due persone».

Se l’aveste letto solo su Vita Nuova, non avrebbe fatto testo, tanto grande è il disprezzo anticattolico della cultura “ufficiale”. Si trattava della seguente affermazione: «la coppia omosessuale è sterilmente coppia, proprio a motivo dell’omosessualità. E in nessun modo può essere definita ‘famiglia’, che ha per fine il tre e non il due» (articolo “L’incantatore”, del 13/02/2016).

Provvidenza vuole che l’imprenditore Alessio De Giorgi, omosessuale dichiarato, direttore del sito web nazionale “gay.it”, nonché esponente del movimento gay italiano, abbia detto la medesima cosa a Radio Cusano Campus: «Il 95% di noi omosessuali non ha figli e non intende averli. Perché fa una scelta di vita diversa, basata su due persone».
La scelta, dunque, del “paio” di persone omosessuali è «diversa» da quella della coppia eterosessuale, proprio perché «basata su due persone». Lo stesso termine “coppia”, infatti, è inadeguato all’infuori della famiglia, poiché riguarda solo un “paio” di persone. Elementare.

De Giorgi sembra favorevole alle unioni civili, ma trova non convincente la discussione sull’adozione del figlio da parte di uno dei due partner del duo omosessuale. E dice lapalissiano: «Le famiglie gay italiane si tengono in piedi in larga parte senza figli. Perché io e il mio compagno, per quanto potremmo insistere, di figli non ne potremmo mai avere». Anche se non si accorge che il termine «famiglie gay», proprio sul merito di ciò che afferma, è del tutto contraddittorio, comprende però che c’è un limite naturale alla pretesa di paternità o maternità da parte di alcuni omosessuali.

Forse la sua è una posizione più dettata dall’opportunismo, che da un profondo convincimento interiore, anche per via del fatto che De Giorgi ha dichiarato all’Huffington Post qualcosa di leggermente diverso: sarebbe felice – in sostanza – se passasse il ddl Cirinnà, ma teme che insistere troppo sulla “stepchild adoption”, potrebbe essere controproducente per l’approvazione della legge. Meglio per ora, quindi, accontentarsi.

E ci accontentiamo anche noi, non pretendendo altro da De Giorgi che questo giudizio: il “paio” omosessuale è «basato su due persone». Né tre, né quattro, né cinque. Due.



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