Bimbo con due mamme. Ricorso della procura di Torino: violato il «diritto naturale»

«Anche il divieto di tecniche di procreazione assistita tra persone dello stesso sesso è di ordine pubblico», scrive Marcello Maddalena nel suo ricorso

La procura generale di Torino ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello che, a fine dello scorso anno, ribaltando il giudizio di primo grado del Tribunale, aveva accolto il ricorso di due donne e ordinato all’ufficiale di stato civile del Comune di Torino di trascrivere la nascita del bambino come figlio di entrambe.

Secondo la procura, l’attribuzione della doppia maternità «costituisce violazione dei principi fondamentali del nostro ordinamento».

A richiedere il riconoscimento erano state una donna italiana e una spagnola, prima sposatesi e poi divorziatesi a Barcellona. Il bambino è nato nel 2011 tramite inseminazione artificiale (una aveva donato gli ovuli per il concepimento, l’altra portato avanti gravidanza e parto) che per la Spagna è affidato congiuntamente.

I giudici di secondo grado avevano invocato il «superiore (anche rispetto all’ordinamento, ndr) interesse del minore». Respingendo la centralità dell’ordine pubblico, che aveva motivato il giudizio di primo grado.

Per il procuratore generale Marcello Maddalena, che ha firmato il ricorso, invece, bisogna ritornare proprio al concetto di ordine pubblico. Violato, in questo caso, dal momento che si è messo in discussione il principio «fondamentale» secondo cui la filiazione discende da persone di sesso diverso. Un principio che trova fondamento nel «diritto naturale». Visto anche che la maternità surrogata nel nostro ordinamento non è consentita e, con essa, l’applicazione di tecniche di procreazione assistita a persone dello stesso sesso per la quale, al contrario, la legge prevede sanzioni pesanti. «Anche il divieto di tecniche di procreazione assistita tra persone dello stesso sesso è di ordine pubblico», scrive Maddalena nel suo ricorso. Lo stesso PG, poi, dice che è irrilevante l’argomento che in altri Paesi certe pratiche siano concesse.

Mentre l’universo lgbt contesta la decisione, altrove si guarda con estremo favore il riferimento laico al “diritto naturale”.

di Marco Margrita

Fonte: http://www.tempi.it



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *