Altro re che Cesare? Per fortuna no

Buona Pasqua, giudici della Corte Costituzionale, se riuscite a gioire di aver sancito la mercificazione degli esseri umani. Buona Pasqua, anche agli ostinati amanti della Vita, che ci ricordano ciò che è essenziale, contemplato o meno nelle Costituzioni.

“NON ABBIAMO ALTRO RE CHE CESARE” (Gv 19,15)

PER FORTUNA NOI NO. BUONA PASQUA

di Chiara Mantovani

Ho scoperto un interessante libretto (trovato, dopo una breve ricerca in rete, all’indirizzo http://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Cc_Checosa_2012.pdf), scritto per spiegare chi è e come funziona la Corte Costituzionale. Ero infatti curiosa di immaginare chi e quanti avrebbero dormito sonni sereni – e magari anche passato una buona Pasqua – dopo aver deciso che in Italia si doveva cancellare il divieto di fecondazione eterologa.

E mi chiedevo: esattamente, quali compiti ha la Corte Costituzionale? Il libretto ha risposto, a pag 31: “Il primo e storicamente il più importante è il compito di decidere le controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni. La Corte è chiamata a controllare se gli atti legislativi siano stati formati con i procedimenti richiesti dalla Costituzione e se il loro contenuto sia conforme ai principi costituzionali”. “Alla Corte Costituzionale spetta perciò il compito di garantire, in modo indipendente e imparziale, l’osservanza della Costituzione”.

Dunque, se ho capito bene, la Consulta (che è il modo breve di chiamare la riunione della Corte Costituzionale dove vengono prese le decisioni, ovvero emesse le sentenze) ha stabilito che la Costituzione esige di accontentare le esigenze e i desideri procreatici degli italiani, quali che essi siano. Visto che alle persone sterili è permesso dalla legge 40/2003 il ricorso alla fecondazione artificiale, sembra che questa pratica debba essere consentita a qualunque costo. E se i richiedenti non hanno disponibili i gameti necessari, si debba poter usare ovuli, spermatozoi, uteri di terzi. Parola – si dice – dell’articolo 3 della Costituzione. Eppure la legge 40, legge parlamentare, democraticamente approvata e confermata da un verdetto popolare, ha scritto che l’eterologia, nella procreazione, non è una felice creatività.

A suo tempo si spiegò che non è degno di un essere umano nascere senza sapere chi sono mamma e papà, e poi altre argomentazioni, scientifiche e giuridiche, hanno suggerito che quella che sembrava una norma moralistica in realtà era sapienza pratica, perché fare i conti con malattie genetiche e/o con l’improvvisa consapevolezza di essere genitori biologici di un numero imprecisato di bambini poteva destabilizzare.

Ora poi, abbiamo la drammatica cronaca quasi quotidiana dello scandalo degli uteri in affitto nel terzo e quarto mondo. Tutto questo ed altro ancora è la fecondazione eterologa.

Allora la domanda tra me e me era: ma una legge può essere attaccata e smantellata a colpi di sentenze?

A pag 16 del libretto on line, ho trovato una illuminante affermazione, perché testimonia la vertigine del piano inclinato sul quale siamo collocati. A proposito del potere legislativo del Parlamento, si dice: “Il Parlamento, che delibera le leggi, è libero nel formularle, è in un certo senso “onnipotente”: secondo un famoso detto riferito al Parlamento inglese, esso “può far tutto, meno che cambiare un uomo in donna”. Ma può anche cambiare liberamente la Costituzione?”. Ora siamo precisamente a questo punto: la legge proposta dall’onorevole Scalfarotto, ad esempio, cambia gli uomini in donne e viceversa, ma sembra intollerabile che la legge 40 possa escludere di produrre bambini mescolando gameti di sconosciuti.

Che le due esigenze siano correlate? Non ho dubbi, sono le tappe dello stesso percorso di decostruzione dell’umano: una coppia incapace – per natura e non per accidente – di procreare ha il bisogno essenziale di aggirare la realtà e imporre quel che piacerebbe che fosse. E l’ideologia è servita.

Buona Pasqua, quindici giudici della Corte Costituzionale, se riuscite a gioire di aver sancito la mercificazione degli esseri umani.

Buona Pasqua, anche agli ostinati amanti della Vita, che con la solo loro presenza ci ricordano ciò che è essenziale, contemplato o meno nelle Costituzioni. Perché c’è una baronessa in Inghilterra, voce straordinaria che si alza contro l’eutanasia dalla sua carrozzella, ma che con quella entra in Parlamento e convince i Lords che la gente va aiutata e non ammazzata;  c’è una bimba con un grave difetto cardiaco che – mentre davanti alla sua ecografia si discuteva del suo esistere – fa il segno di ok ai suoi genitori, i quali scordano all’istante i dubbi se abortire; e ci sono due fratelli siamesi, con due gambe e un solo bacino da cui partono due tronchi, quattro braccia e due teste, che non vogliono essere separati chirurgicamente perché …  stanno bene così, vanno a scuola e sono anche bravi, giocano a pallone con gli amici.

Anche questo è lo scandalo positivo della Pasqua: scoprire che è più facile accendere un fiammifero che maledire l’oscurità, fidarsi della realtà – che è specchio della Verità – per capire che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, dice la volpina al Piccolo Principe.

Si dirà che sono solo episodi, in un mondo efficientista e senza pietà. No, sono segnali di speranza: “Sentinella quanto resta della notte?”. Parecchio, ma le prime luci dell’alba si intravvedono. Buona Pasqua.



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