Altra sentenza di morte dei tribunali speciali del nuovo regime: Alfie Evans deve morire

Il 20 febbraio 2018, i giudici dell’Alta Corte di Giustizia di Fleet Street hanno deciso, anche in questo caso contro la volontà dei suoi genitori, che Alfie Evans deve morire.

“Sentinella a difesa del varco”, così l’apertura di Vita Nuova del 07 luglio scorso, nelle giornate in cui l’innocente Charlie Gard, assistito dall’amore di mamma e papà, viveva nella culla le sue ultime giornate di vita.
Non erano le sue ultime giornate in virtù della malattia che lo affliggeva dalla nascita, erano le sue ultime giornate in virtù di una condanna a morte espressa dai giudici inglesi ed avvallata dal Tribunale dei Diritti dell’uomo.
Il 27 giugno 2017 il suddetto tribunale, di non si sa oramai che diritti, aveva sentenziato che il piccolo Charlie doveva morire; nessun diritto avevano i genitori del bambino, che hanno lottato contro un potere infame che voleva morto loro figlio. Il bambino doveva morire, “nel suo interesse”.
Charlie era lì, a difendere quel varco tra l’umano ed il disumano, facendo scudo con tutto sé stesso a difesa di quel diritto universale alla vita che non sembra più essere così tanto un diritto.
Il 28 luglio luglio scorso l’ostacolo in mezzo al varco è stato abbattuto. Il reparto assaltatori delle truppe del disumano hanno oltrepassato il varco ed invaso l’umano, scavalcando ogni possibile forma di buonsenso e naturalezza.
La civiltà è minata, pesantemente minata.
Passato il varco dell’umano, la strada è stata aperta al disumano.
Puntuale, addirittura prima del previsto, è arrivata una nuova sentenza di condanna a morte dal tribunale inglese, che ormai sembra più una corte marziale che il garante di un diritto universale.
Ieri, 20 febbraio 2018, i giudici dell’Alta Corte di Giustizia di Fleet Street hanno deciso, anche in questo caso contro la volontà dei suoi genitori, che Alfie Evans deve morire.
A quanto si apprende dalla notizia pubblicata su RaiNews, secondo i medici Alfie, nato a maggio 2016, è in uno “stato semi-vegetativo” e soffre di condizioni neurologiche degenerative.
Alfie vive grazie al sostegno assistito con le macchine all’Alder Hey Children’s Hospital a Liverpool, secondo il quale continuare il trattamento “sarebbe scorretto ed inumano”.
Esatto, i medici hanno definito inumano il trattamento che permette ad un malato di sopravvivere
Non che faccia differenza, ma impressiona anche il dichiarato stato “semi-vegetativo”, quindi parzialmente cosciente.
Non è un film dell’orrore, non è un incubo.
E’ realtà, inumana realtà.
Pensiamo alla legge sul bio-testamento recentemente approvata in Italia: siamo proprio così lontani dalla Gran Bretagna? Un’interessante ed impressionante analisi dell’Avv. Monica Boccardi ha evidenziato l’atroce intreccio tra quattro commi della legge stessa, che in definitiva sanciscono che un medico può obbligarti a morire e tu non hai scelta.
Benvenuti all’inferno.
“Le nostre democrazie occidentali hanno ripristinato i Tribunali speciali che avevamo conosciuto durante le dittature totalitarie” si legge in una dichiarazione dall ’Osservatorio Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa dopo l’uccisione di Charlie Gard.
Il caso della scorsa estate aveva fatto molto parlare in ogni ambito, dalle strade alle stanze del potere politico; un movimento spontaneo del popolo, che pure è riuscito a spingere la Santa Sede, intasando anche i telefoni di S. Marta, ad uscire dal silenzio che fino a quel momento aveva sorprendentemente tenuto.
Charlie è morto, ma almeno sembrava avesse risvegliato le coscienze.
Di Alfie invece non se ne parla: l’anestetico di massa evidentemente sta funzionando.
“Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata” è stato il grido di San Giovanni Paolo II.
Proprio ieri, poche ore prima della notizia della condanna di Alfie, ho incontrato un amico, persona impegnata, attenta, sensibile; eravamo vicini ad una macchina che aveva esposto un cartello riportante la scritta “Vita per Charlie Gard”; questo amico, guardando il cartello, ha avuto una perplessità, perché non si ricordava più chi fosse Charlie.
Non che sia colpa sua, ma il segnale è chiaro: non dobbiamo dare per scontato che l’impegno in una battaglia lasci il segno in chi anche l’ha combattuta.
Gli eventi della vita scorrono veloci e frenetici e troppo spesso ci si dimentica di episodi che però tali non sono, essendo fatti che spesso segnano una traccia indelebile per il futuro dell’umanità.
Quell’incontro casuale con l’amico ha aiutato ad aprire gli occhi: la testimonianza non deve fermarsi ad un episodio, deve essere costante e pure ripetitiva.
Perché le uccisioni dei Charlie e degli Alfie devono essere fermate e certamente non le fermeranno il silenzio.



Un commento su “Altra sentenza di morte dei tribunali speciali del nuovo regime: Alfie Evans deve morire

  1. stefano martinolli ha detto:

    Io ho lo sfondo del mio cellulare con la foto di Charlie Gard. Mi ricorda quotidianamente per cosa sto combattendo…

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