Al passo dei Watussi

“Oh mio Signore, in questo mondo io non ho avuto tanto, eppure sono contento. Io ti ringrazio in ogni cosa che ho avuto”.   Edoardo Vianello con Nico Fidenco, Gianni Meccia e Jimmy Fontana ha fatto parte della cosiddetta “Scuola romana” della canzone, contrapposta alla più seriosa ed impegnata “Scuola genovese” (con Fabrizio de Andrè, […]

“Oh mio Signore, in questo mondo io non ho avuto tanto, eppure sono contento. Io ti ringrazio in ogni cosa che ho avuto”.

 

Edoardo Vianello con Nico Fidenco, Gianni Meccia e Jimmy Fontana ha fatto parte della cosiddetta “Scuola romana” della canzone, contrapposta alla più seriosa ed impegnata “Scuola genovese” (con Fabrizio de Andrè, Bruno Lauzi, Luigi Tenco e Umberto Bindi). Nella maggior parte delle sue canzoni, Edoardo Vianello (cugino del famoso attore e comico Raimondo), ha interpretato un genere più rilassato e disimpegnato, con testi semplici e motivi accattivanti legati soprattutto alle vacanze estive al mare. I suoi più grandi successi (ha venduto circa 50 milioni di copie di dischi) sono legati infatti alle tintarelle ed ai bagni, alle spiagge ed alle storie d’amore, come la celebre Abbronzatissima del 1963.

Conseguentemente all’abbronzatura di successo non poteva mancare il pezzo che constatava l’effetto del sole, Sei diventata nera, altro brano assai apprezzato nel periodo estivo. Nella tradizione delle hit balneari irrompeva così l’inevitabile arrossamento della pelle dovuto alle scottature, come menzionato nell’altra canzone famosa Il peperone del 1965. Soprattutto con queste canzoni Edoardo Vianello portava in quegli anni ‘60, anticipatori del rivoluzionario ‘68, balli allora in voga, come il twist, il cha cha cha, l’hully gully, basti sentire per esempio l’assai gettonata (nei fatidici juke box di quei tempi) Guarda come dondolo del 1962: «Guarda come dondolo con il twist, con le gambe ad angolo ballo il twist. Sarà perché io dondolo, saranno gli occhi tuoi che brillano, ma vedo mille lucciole venirmi incontro insieme a te».

Non va tuttavia dimenticato l’inizio della sua carriera, quando da bambino suonava la fisarmonica ed iniziava successivamente la carriera anche come attore. Cantando si impara con Edoardo Vianello a non appiattirsi soltanto sui brani di mercato e commerciali, ma a preferire un autore che non dimentica di interrogarsi e di ringraziare Iddio, come nel pezzo Oh mio Signore del 1964: «Oh mio Signore, grazie per tutto quello che tu hai fatto per me, però se questa sera posso farti una preghiera, fa che domani lei ritorni da me».

Cantando si impara a prendersi delle responsabilità, come quelle delicate e profonde sollecitazioni suscitate dal rapporto sincero tra un padre e la figlia, come riportato nel testo della canzone Umilmente ti chiedo perdono del 1961: «Umilmente ti chiedo perdono se ora il mondo è diverso dal mondo che sognavi, bambina, abbracciando le ginocchia al tuo caro papà. […] No, non piangere bimba, ti prego, se nel cielo ci sono le nubi, se la vita ha un sorriso volgare, se papà più non gioca con te».

Cantando si impara con Edoardo Vianello a divertirsi in modo sano al passo dei Watussi o ad incontrarsi nella Stessa spiaggia, stesso mare con Le pinne, fucile ed occhiali (citando altri due suoi brani famosi), ma anche a riflettere sull’amore responsabile e le preoccupazioni quotidiane, mettendole nelle mani di Dio: «Oh mio Signore io ti ringrazio in ogni cosa che ho avuto».



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