Wall Street Journal: «La morte dell’Europa è all’orizzonte perché ha scordato le sue radici giudaico-cristiane»

L’editorialista Bret Stephens analizza con lucidità i perché della decadenza occidentale: «Se l’Europa non sarà più fedele al matrimonio tra ragione e rivelazione che la caratterizza, non esisterà più come Europa»

«La morte dell’Europa è all’orizzonte» e non «a causa della sua sclerotica economia o della sua stagnante demografia o delle sue disfunzioni statali». Il problema non è neanche l’ultima ondata migratoria massiccia: «L’Europa sta morendo perché è diventata moralmente incompetente. Non è che non si batta per alcune cose, ma lo fa per cose superficiali e in modo superficiale».

RADICI DIMENTICATE. Questa analisi sul vecchio mondo di Bret Stephens, pubblicata sul Wall Street Journal di lunedì, merita di essere seguita fino in fondo. Gli europei, sostiene l’editorialista, credono in tantissime cose, dai diritti umani, alla pace, alla tolleranza. «Queste credenze sono tutte davvero carine, ma sono anche di secondaria importanza». Il problema, ribadisce, è che «gli europei non credono più in ciò da cui queste credenze sono scaturite: cioè il giudaismo e il cristianesimo, il liberalismo e l’Illuminismo, l’orgoglio e la capacità militare, il capitalismo e la ricchezza. Ancora meno sono disposti a sacrificarsi per queste cose. L’Europa ha scordato le sue radici e ora si chiede perché la sua casa sta andando in pezzi».

ROMA, NON CARTAGINE. Secondo Stephens, dire che l’Europa è la Grecia e non la Persia, è Roma e non Cartagine, è la cristianità e non il califfato, non significa disprezzare le altre civiltà, significa però ribadire: «Noi siamo questo», questa è la nostra identità. Ed è proprio questa identità che secondo l’editoriale Angela Merkel sta cercando di svendere, promettendo al presidente Recep Tayyip Erdogan di garantire ai cittadini turchi il diritto di entrare in Europa senza visto e di promuovere l’entrata della Turchia nell’Unione Europea. Tutto questo in cambio di un aiuto sugli immigrati.

QUESTA È LA TURCHIA. «Ci sono 75 milioni di turchi, il cui pil pro capite non raggiunge neanche quello dei panamensi», insiste Stephens. «Il paese è guidato da un islamista eletto con mire autocratiche, facile alle sparate anti-semite, che sostiene apertamente Hamas, nega il genocidio degli armeni, detiene il record di giornalisti incarcerati e orchestra processi farsa in stile sovietico contro i suoi oppositori politici. La Turchia confina con la Siria, l’Iraq e l’Iran. Questi diventeranno i confini dell’Europa se la Turchia entrerà nell’Unione Europea».

«MATRIMONIO TRA RAGIONE E RIVELAZIONE». Senza contare il fatto che «la tradizione politica liberale europea non potrà sopravvivere all’influsso massiccio degli immigrati musulmani». Non ne è più in grado e si è già visto in molti paesi come Inghilterra e Francia. Se l’Europa «non sarò fedele al suo patrimonio essenziale, non potrà più esistere come Europa», che è sempre stata caratterizzata «dal matrimonio tra ragione e rivelazione».

LA LEZIONE DI BENEDETTO XVI. Stephens termina il suo editoriale con una citazione di un «teologo tedesco un po’ fuori moda e quindi ancora più meritevole di essere ascoltato: “È encomiabile che l’Occidente cerchi di essere più aperto, più comprensivo dei valori degli estranei, ma ha perso la capacità di amarsi. Nella sua stessa storia riesce solo a vedere ciò che è disprezzabile e distruttivo; non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. Ciò di cui l’Europa ha bisogno è una nuova accettazione di se stessa, se davvero vuole sopravvivere”. Si tratta di Joseph Ratzinger, meglio conosciuto come Benedetto XVI».

Fonte: http://www.tempi.it



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