Vivere l’Avvento con Edith Stein

I bravi predicatori dicevano una volta ai fedeli: “Se volete passare davvero bene il Natale, vivete l’Avvento in grazia di Dio!”. La massima, tanto semplice quanto densa di sapienza cristiana, mi è tornata alla mente nei giorni scorsi con l’inizio dell’Avvento e del cammino di preparazione al Natale. In effetti, nel nostro tempo sempre più […]

I bravi predicatori dicevano una volta ai fedeli: “Se volete passare davvero bene il Natale, vivete l’Avvento in grazia di Dio!”. La massima, tanto semplice quanto densa di sapienza cristiana, mi è tornata alla mente nei giorni scorsi con l’inizio dell’Avvento e del cammino di preparazione al Natale. In effetti, nel nostro tempo sempre più frenetico e consumistico il tempo spirituale più forte dell’inizio dell’anno liturgico è andato sempre più perdendosi nella sensibilità collettiva che oramai si accorge dell’avvicinarsi del Natale forse più per le vetrine dei negozi addobbate e le strade con le luci intonate a festa che per altro. Una volta tanto, però, ci viene in soccorso una testimone d’eccezione dalla migliore tradizione della Germania cattolica, la filosofa Edith Stein, meglio nota con il nome da religiosa carmelitana e poi Santa, cioè Teresa Benedetta della Croce. Il suo piccolo libretto sull’Avvento e il mistero del Natale (Il mistero del Natale. Incarnazione e umanità) ristampato recentemente e ampliamente disponibile nelle librerie delle nostre città resta infatti – il parere è qui strettamente personale, s’intende – una delle cose più belle che siano mai state scritte nei tempi moderni per l’edificazione di religiosi e laici insieme che anzi riesce a mettere insieme come poche altre volte il pubblico dei dotti e dei meno dotti, dei teologi quanto dei laici meno formati. Scritto originariamente per la sua attività di conferenziera prima di entrare nel Carmelo, il libretto della Stein attrae il lettore con quella forza espressivamente disarmante che solo le pagine dei convertiti di solito possiedono. Vediamo così la filosofa mitteleuropea più ricercata del suo tempo diventare – evangelicamente – una bambina, con quello stupore di meraviglia davanti all’evento della Grazia che è proprio tipicamente dei bambini. Lo sguardo è rapito dalla magia celeste del Presepe mentre i canti della liturgia dell’attesa riempiono il cuore di gioia e di pace: nella meditazione affascinata dell’Incarnazione, stesa come un racconto da recitare davanti al silenzioso focolare del caminetto, nulla appare intellettualistico, stilisticamente criptico o ingegnoso. Eppure vi si trova descritta tutta l’iconografia cattolica del Natale. Anzi, lo sguardo affascinato della bambina non nasconde comunque che persino la Notte più attesa dell’anno non è mai una fiaba zuccherosa ma una rappresentazione serissima della battaglia eterna tra il bene e il male. Proprio così, e in questi termini. Se infatti la Sacra Famiglia può contare sulla presenza provvidenzale dell’angelica corte celeste che intonerà il Gloria in excelsis Deo e su quella degli umili pastori che vegliano, altri – in quella stessa Notte – sono turbati, scossi, sgomenti. Come la città di Gerusalemme, ad esempio, o il re Erode che appena saprà della nascita di Gesù cercherà di ucciderlo e, non riuscendoci, ordinerà quella che è passata alla storia come ‘la strage degli innocenti’. Davanti al mistero dell’Incarnazione, insomma, dice la Stein, gli uomini di allora – e l’umanità tutta oggi – si divide: è proprio davanti al Bambinello che giace sulla paglia che il cuore umano dimostra la sua scelta esistenziale più drammatica quanto importante e definitiva. L’Avvento e il Natale, allora, diventano non più tempi folkloristici che si ripetono in ossequio a chissà quale usanza ma nientedimeno che la chiave di quell’enigma irrisolto che è la vita dell’uomo sulla terra, non malgrado l’umiltà commovente del Bambinello ma proprio a causa della sua piccola presenza, che da allora è segno di perenne contraddizione per chiunque la incontra. Così, prima ancora dell’inizio della predicazione pubblica, è il pianto a dirotto di un neonato a far presagire la domanda che ha cambiato la storia del mondo per sempre: voi chi dite che io sia?

Non resta forse da aggiungere che solo una Santa poteva arrivare a condensare in così poche parole, profonde, commosse, dirette e misurate al tempo stesso, la vertiginosa teologia dell’Incarnazione della Seconda Persona della Trinità arrivando al cuore di tutti, grandi e piccoli, prestando le profezie veterotestamentarie a un racconto entusiasmante e straordinario nella sua sintetica efficacia dove forse la vera protagonista alla fine è quella che la Stein non svela, essendone lei stessa semplice e docile strumento, ovvero quella Grazia divina che abita ormai nel suo cuore di convertita rendendola creatura nuova e dunque, realmente, una bambina addomesticata dallo Spirito. Un testo inedito e, se si vuole, persino sconvolgente per chi è abituato a una certa retorica del luogo-comunismo spirituale imperante (perché c’è anche un luogo-comunismo spirituale, in analogia al politicamente corretto dell’informazione allineata), da meditare e da regalare. Buon Avvento a tutti!



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