Vincent Peillon, che ci combini?

Finalmente abbiamo un uomo-simbolo o uomo-sintesi della nostra epoca. Potremo così dare un volto almeno ad uno di coloro che stanno trasformando il mondo in un enorme campo di rieducazione collettiva. È il socialista francese Vincent Peillon, Ministro dell’Educazione (appunto), che va apprezzato per la schiettezza con cui comunica il piano suo e dei suoi […]

Finalmente abbiamo un uomo-simbolo o uomo-sintesi della nostra epoca. Potremo così dare un volto almeno ad uno di coloro che stanno trasformando il mondo in un enorme campo di rieducazione collettiva. È il socialista francese Vincent Peillon, Ministro dell’Educazione (appunto), che va apprezzato per la schiettezza con cui comunica il piano suo e dei suoi colleghi, rispetto al quale la Rivoluzione culturale di Mao appare come un’allegra scampagnata estiva per maturandi cinesi.

Il piano, in realtà, era già noto dal 2008, rivelatoci dal Peillon in una delle sue numerose videointerviste. Emerge dirompente, almeno in Italia, soltanto ora nell’analisi, tra le altre, che ne fa Tempi (articolo di Leone Grotti): dice dunque Peillon – ufficializzando a parole la notissima intenzione laicista – che, dopo la «rivoluzione politica», è giunto il tempo per la «rivoluzione morale e spirituale». La Chiesa cattolica, ovviamente, va sostituita e rimpiazzata dalla «religione repubblicana», cioè dalla «nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge».

Da dove partire? Il nuovo monte Sinai è la scuola: «La rivoluzione – dice Peillon, citato da Grotti – implica l’oblio per tutto ciò che precede la rivoluzione. E quindi la scuola gioca un ruolo fondamentale, perché la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino». Sembra quasi d’intravvedere Robespierre come il nuovo Mosè.

Dalle parole ai fatti, Peillon propone una legge sulla «Rifondazione della scuola della Repubblica», che naturalmente prevede un «insegnamento obbligatorio» di «morale laica», per «strappare l’allievo a tutti i determinismi familiari, etnici, sociali, intellettuali» in modo da «produrre un individuo libero». Progetto, insomma, di vecchia data, per l’edificazione dello «stato etico» hegeliano con prassi rivoluzionaria.

L’originalità del Ministro sta nel fatto che sia un politico (ateo) a presentare apertamente il progetto come «religione». La richiesta di valutare, nella scelta politica, le radici cristiane dell’Europa pare, sotto questa luce, un’ingenua rivendicazione del passato. Marx-Aronne sta costruendo il vitello d’oro nel deserto delle anime.

Ma qual è il primo passo per la rieducazione collettiva imposto da Peillon? Dal mese di settembre di quest’anno saranno operative le Scuole superiori di pedagogia e dell’educazione – Écoles Supérieures du Professorat et de l’Education (Espe). Il sito ufficiale del Ministero dell’Educazione assicura che «le iscrizioni agli Espe sono già cominciate in alcune università» francesi. È previsto un «vasto pubblico» interessato alla «ricostruzione della didattica». Si può intuire su che basi la didattica sarà ricostruita.

Difatti – si legge – ogni Esp è «uno dei luoghi a partire dai quali sarà diffusa l’innovazione pedagogica, chiave della rifondazione della scuola». L’obiettivo – qua viene il bello – è di «affermare e costruire una cultura comune», così da accelerare «l’appropriazione delle innovazioni pedagogiche e dei principi di rifondazione per tutte le parti interessate della comunità educativa».

Un lavaggio del cervello, par di capire.



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