Vincent Lambert. Giudici contro giudici: «Verdetto terrificante. La Corte non ha più una coscienza»

Cinque giudici si sono opposti al verdetto della maggioranza, che autorizza la Francia a interrompere alimentazione e idratazione all’uomo handicappato. «Che ragione c’è per affamarlo fino alla morte?»

«Nel 2010, per celebrare il suo 50esimo anniversario, la Corte [europea dei diritti dell’uomo] ha accettato il titolo di “Coscienza dell’Europa”. (…) Siamo dispiaciuti ma la Corte, con questa sentenza, ha perso il diritto a fregiarsi di quel titolo». Così si conclude il documento emesso dai cinque giudici di Strasburgo che si sono opposti alla sentenza di venerdì, con cui la Corte a maggioranza ha autorizzato la Francia a far morire di fame e sete Vincent Lambert.

Il verdetto di venerdì, deciso con una maggioranza di 12 voti contro 5, chiude in modo definitivo una battaglia legale cominciata nel 2013, quando Rachel, moglie di Vincent, ha autorizzato il medico a interrompere l’alimentazione del marito. Vincent, dal 2008 in stato di coscienza minima in seguito a un incidente, è stato salvato in extremis dai genitori, che chiedono di poter curare il figlio. Vincent ha subito danni al cervello irreversibili, ma non è in fin di vita, non soffre, respira in modo autonomo, non è attaccato a nessuna macchina e risponde agli stimoli. Circa 1.700 persone in Francia hanno il suo stesso handicap. Ora tocca ai medici decidere cosa fare di lui.

La Corte europea ha dato ragione al Consiglio di Stato francese, che aveva autorizzato l’interruzione di alimentazione e idratazione, affermando che così «non viene violato il diritto alla vita iscritto nell’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo». Il paradosso della sentenza è che rispettando il suo diritto alla vita, Vincent Lambert verrà ucciso. Ecco perché i cinque giudici che si sono opposti a questa decisione – Hajiyev, Šikuta, Tsotsoria, De Gaetano e Gritco – hanno rilasciato un comunicato di fuoco contro la sentenza.

«Dopo un’attenta riflessione», hanno scritto, «dopo che tutto è stato detto e scritto, dopo che le distinzioni giuridiche più sottili sono state fatte, dopo che i capelli più fini sono stati spaccati in quattro, noi pensiamo che questa sentenza affermi né più né meno che una persona gravemente handicappata, che nello stato attuale non può comunicare la sua volontà, può, sulla base di numerose affermazioni contestabili, essere privata di due componenti essenziali al mantenimento in vita, cioè l’alimentazione e l’acqua. (…) Noi pensiamo non solo che questa conclusione sia terrificante ma anche – e ci dispiace doverlo dire – che essa equivale a un passo indietro nel grado di protezione che la Convenzione europea per i diritti umani e la Corte hanno fino ad oggi offerto alle persone vulnerabili».

Per i cinque giudici, la decisione dei colleghi è del tutto incomprensibile. «Vincent Lambert non è in stato di morte cerebrale (…). Infatti, può respirare da solo (senza l’aiuto di un respiratore artificiale) e può digerire gli alimenti, anche se ha difficoltà (…). Ma la cosa più importante è che niente prova che lui senta dolore. (…) Quindi, l’alimentazione e l’idratazione per via enterale sono assolutamente proporzionate allo stato in cui Vincent Lambert si trova. Quindi non capiamo perché il suo trasferimento in una clinica specializzata dove ci si può occupare di lui sia stato bloccato dalle autorità.

Proseguono i giudici: «In altri termini, Vincent Lambert è vivo e ci si occupa di lui». Noi «poniamo quindi la domanda: che cosa può giustificare uno Stato ad autorizzare un medico, non a “staccare” Vincent Lambert, visto che non è attaccato a nessuna macchina, ma piuttosto a smettere o ad astenersi dal nutrirlo e idratarlo, in modo tale da affamarlo fino alla morte? Qual è la ragione urgente, in questo caso, che impedisce allo Stato di intervenire per proteggere la vita? Considerazioni finanziarie? Nessuna è stata avanzata. Il dolore provato da Vincent Lambert? Niente dimostra che lui soffra. Forse perché non è più utile o non importa più alla società, per cui in realtà non è più [considerato] una persona ma soltanto una “vita biologica”?».

Va infine sottolineato che «non ci sono indicazioni chiare riguardanti ciò che Vincent Lambert vuole realmente», l’uomo infatti non ha mai chiesto di morire. E «in ogni caso la volontà del paziente non è determinante per la decisione finale» perché tra i «criteri previsti dall’articolo L. 1110-5 del codice di salute pubblica» per dirimere un caso come questo, non rientra la volontà. In ogni caso, «la sua volontà non è mai stata determinata». Come si può allora, a queste condizioni, autorizzare la morte di Vincent Lambert? Basta non «avere una coscienza».

di Leone Grotti

Fonte: http://www.tempi.it



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