Verso quale libertà?

“La fine del mondo un giorno arriverà e un segno profondo forse resterà. Cerco il tuo pianeta tra le stelle, mentre cade giù. La fine del mondo sei già tu…”.   Il paradiso cercato da Gianna Nannini, come nel testo della canzone La fine del mondo non ha nulla di soprannaturale ma è identificato con […]

“La fine del mondo un giorno arriverà e un segno profondo forse resterà. Cerco il tuo pianeta tra le stelle, mentre cade giù. La fine del mondo sei già tu…”.

 

Il paradiso cercato da Gianna Nannini, come nel testo della canzone La fine del mondo non ha nulla di soprannaturale ma è identificato con l’amore umano fuggevole e passionale, spesso illusorio e amaro. La constatazione delusa di chi ha confidato nell’umanità ferita dal peccato ed ha cercato un’impossibile redenzione, è attestata nella canzone Un Dio che cade, dove al divino e agli angeli vengono contrapposte le “verità” umane di un abbraccio protettivo: «Un Dio che cade, stasera aspettavo il miracolo del Dio invisibile (…) abbracciami, puoi difenderci, se sei il mio angelo non nasconderti».

Anche nel brano emblematico Peccato originale la cantante senese non riesce a dare all’anima il necessario profondo respiro che le spetta: «Voglio l’anima, cercavo l’anima. Tra le lenzuola resta quel furore senza fiato che basta ai nostri corpi…». Si potrebbe parlare, con Gianna Nannini, di una fede mal riposta, che urla contro un amore umano che diventa asfittico, egoista, come nella famosa canzone Fotoromanza, vincitrice del Festivalbar nel 1984: «Questo amore è una camera a gas!». La ricerca dell’amore consolatorio struggente ed appassionato ha contraddistinto gran parte del celebre repertorio della cantante toscana, basti pensare al brano Bello e impossibile del 1986: «Ti penso forte e forte ti vorrei» con tutti i caratteri eroici propri di un indomito guerriero: bello e invincibile, bello e irraggiungibile con gli occhi neri e con il tuo gioco micidiale. Anche con la celebre hit I maschi del 1987, Gianna Nannini ha decantato le presunte virtù maschili con vigoria e sproporzionato calore, così come in Ti voglio tanto bene, dove l’amore umano viene reiterato con una serie di: «Io vivrò con te, io ci sarò per te, ti raggiungerò con tutta la mia voce». In un altro pezzo, dal titolo significativo Il principe azzurro, Gianna Nannini non esita ad andare contro un saggio detto popolare: “Chi si accontenta gode”.

All’inizio del brano la cantante tuona, nella spasmodica ricerca di un principe amoroso inseguito ma irreale: «Non mi accontento e godo! Sento una voce lontana, sembra una bimba che chiama più forte di un urlo del cielo…». Il desiderio voluttuoso del principe azzurro è bizzarro ed infantile, come nelle testuali parole del brano: «Principe azzurro baciami e vieni a vivere con me». Pure nella famosa canzone Meravigliosa creatura del 1995, Gianna Nannini ha cantato l’impossibile desiderio di un amore terreno che sappia soddisfare le esigenze più recondite dell’anima: «Meravigliosa creatura, sei sola al mondo, meravigliosa paura di averti accanto; occhi di sole bruciano in mezzo al cuore, amo la vita meravigliosa».

Con Gianna Nannini impariamo cantando a non riporre troppa fiducia in un’umanità ferita né esaltandola appassionatamente né illudendola drammaticamente. Cantando si impara a fasciare e a lenire anche le ferite dell’amore umano con quello soprannaturale. Al contrario tutto è illusorio e fallace, come sembrano svelare le parole stesse delle canzoni di Gianna Nannini, come in Siamo vivi, dove gli spazi abbreviati sono racchiusi nei muri e dove si invoca il desiderio di libertà: «Ho voglia di urlare, fermare la prima persona: Ascolti, signora, lo sa, sono libera…».

Ed è proprio qui dove Gianna Nannini ha rivelato il suo concetto confuso di libertà e di mancanza di responsabilità, quando nel 2010, a 56 anni, ha ostentato la sua gravidanza con affermazioni illusorie e fallaci, come molte delle sue canzoni: «All’improvviso tutti si sono dimenticati della libertà e del diritto che ciascuno di noi ha di fare quello che vuole, quando e con chi vuole». Alla signora e madre Gianna Nannini qualcuno dovrà pur spiegare che libertà non è far ciò che si vuole, ma fare secondo verità. Quella meravigliosa creatura, tanto gridata appassionatamente nelle sue canzoni, senza il Creatore — come insegna il Magistero della Chiesa — svanisce. Senza Creatore la libertà non è adeguatamente compresa. Cantando con la Nannini si impara anche questo.



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