Uno sguardo sull’omosessualità nella luce della fede e della verità dell’amore

La sessualità è una dimensione fondamentale della persona. È necessario, pertanto, riconoscere che varie sono le componenti dell’identità sessuale: la dimensione genetica, psicologica, educativa e culturale, la reciproca interazione tra la dimensione biologica e l’imprinting psicologico dei primi anni di vita. Ne consegue che l’identità sessuale sia maschile che femminile non è solo un dato, […]

La sessualità è una dimensione fondamentale della persona. È necessario, pertanto, riconoscere che varie sono le componenti dell’identità sessuale: la dimensione genetica, psicologica, educativa e culturale, la reciproca interazione tra la dimensione biologica e l’imprinting psicologico dei primi anni di vita. Ne consegue che l’identità sessuale sia maschile che femminile non è solo un dato, ma è anche un traguardo. Nella genesi della coscienza sessuale non si può negare l’elemento fondativo della nascita, ma neanche il momento della pubertà.

Con orientamento sessuale comunemente viene definita la «direzione dei sentimenti sessuali o dei comportamenti verso individui di sesso opposto (eterosessualità), dello stesso sesso (omosessualità), o di una combinazione di entrambi (bisessualità)». Si fa sempre più strada l’idea che la coscienza della propria identità di genere possa essere il risultato di diversi possibili itinerari di sviluppo. Viene quindi esclusa ogni ipotesi di finalismo predefinito dalla natura o dall’essere di un individuo nella realizzazione della persona, che viene considerata espressione di una libertà di scelta del genere che l’individuo preferisce. Evoluzione di sensibilità a mio parere molto discutibile.

Quando si parla di persona omosessuale si definisce, quindi, una persona motivata, nell’età adulta, da una decisa attrazione erotica preferenziale per i membri dello stesso sesso senza avere necessariamente rapporti sessuali con loro. Solo nella fase adolescenziale e adulta è possibile riconoscere con chiarezza la tendenza omosessuale.

Cosa dice la scienza

Si nasce omosessuali? Gli scienziati sono divisi sulla portata di un eventuale fattore biologico, dato che un intervento a livello ormonale non modifica significativamente il comportamento omosessuale. A livello genetico non possiamo affermare che esistono risultati significativi, senza però dovere escludere l’ipotesi di un elemento genetico. Altri dati provenienti dalle teorie psicologiche e psicanalitiche legano lo sviluppo dell’omosessualità alla figura di una madre autoritaria e possessiva, all’assenza di un figura paterna significativa, a fissazione della personalità a livelli autoerotici … ecc. Alcuni invitano a non sottovalutare i fattori sociali e culturali che favoriscono un appiattimento delle differenze sessuali. Oggi la voce della scienza aiuta a riconoscere la complessità del fenomeno e a tenere presente le molteplici cause dell’omosessualità che possono coesistere in una singola persona omosessuale.

La tradizione cristiana

La tradizione cristiana offre una lettura negativa dell’omosessualità in quanto contraria al disegno divino sull’uomo creato uomo e donna ad immagine di Dio, chiamato a vivere una vita di comunione interpersonale che porta al dono di una vita nuova (Gn 1-3). Viene dunque valorizzata la diversità, la complementarità dei sessi e la procreazione. Gn 19,1-29 condanna la violenza per motivi omosessuali. In Levitico 18,22 viene chiaramente affermato: «Non avrai con un altro maschio i rapporti allo stesso modo con cui si hanno con una donna: è un abominio». E l’apostolo Paolo sottolinea quanto un comportamento omosessuale non sia corretto e come ciò sia l’espressione di un abbandono di Dio (Rm 1,24-27). La tradizione morale interpreta il fenomeno dell’omosessualità alla luce del dato scritturistico unitamente ad una argomentazione fondata sulla legge naturale. Pier Damiano, Tommaso d’Aquino ne sono gli esempi più illustri. Esiste unanimità della tradizione nel condannare l’omosessualità.

Cosa pensa la Chiesa

Il paragrafo 8 del documento Persona Humana, pubblicato nel 1975 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è rivolto interamente alla trattazione dell’omosessualità. La Chiesa riconosce una sorta di tipologia, distinguendo «tra persone omosessuali a tendenza transitoria e coloro in cui l’omosessualità è una condizione permanente». Tuttavia ricorda che l’esistenza di uno stato omosessuale permanente non può in alcun modo giustificare le «relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore, analoga al matrimonio, in quanto essi si sentono incapaci di sopportare una vita solitaria».

Il documento invita a mostrare accoglienza e comprensione per tutti gli omosessuali, così pure sostegno nella speranza di superare tutte le difficoltà da essi avvertite. Sottolinea bene che gli omosessuali «vanno sempre giudicati con prudenza circa la colpevolezza; [mentre] non vanno mai moralmente giustificati nei loro atti, ritenendoli [erroneamente] conformi alla loro condizione».

Nella “Lettera ai Vescovi per la cura delle persone omosessuali” della Congregazione della Dottrina della Fede nel 1986, si accenna a tutti quei teologi che hanno mal interpretato la tendenza omosessuale giustificandone i comportamenti. Si rammenta ai pastori che limitare i diritti esigiti dai movimenti omosessuali non significa assolutamente discriminarli, quantunque sia da condannare e riprovare pubblicamente qualsiasi episodio di violenza e intolleranza nei loro confronti: un invito energico ad avere discernimento in materia, poiché dare spazio nelle legislazioni civili a suddette pretese comporterebbe l’apertura di un varco ad ulteriori deviazioni.

Il Catechismo, pur ricordando che le persone omosessuali non scelgono la suddetta condizione, della quale comunque non si deve fare oggetto di ingiusta discriminazione, non esita ad indicare la via della castità, attraverso l’esercizio delle virtù coadiuvate dalla preghiera e dalla grazia sacramentale, mediante le quali essi «possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana».

Alcune riflessioni conclusive

1. Una persona omosessuale come ogni altra persona ha il pieno diritto di essere rispettata: come ogni altra persona ha diritti e doveri che derivano dalla dignità umana.

2. Non si può parlare della condizione omosessuale come di un’alternativa paritetica all’eterosessualità. Se non è lecito discriminare la persona non è nemmeno lecito ignorare alcune difficoltà come il desiderio di trasmettere la vita ricorrendo all’inseminazione artificiale o con l’adozione, possibile in alcuni paesi, trascurando però i diritti del bambino alla bipolarità della figura parentale.

3. Il pretesto addotto da coloro che premono per il riconoscimento delle unioni di fatto (cioè la “non discriminazione”) delle coppie omosessuali, comporta una discriminazione della famiglia fondata sul matrimonio, che sarebbe posta su un piano di uguaglianza con tutte le altre forme di convivenza, senza tenere assolutamente conto dell’esistenza o meno di un impegno di fedeltà reciproca e di generazione-educazione dei figli.

4. Bisogna mantenere la distinzione tra interesse pubblico e interesse privato. Nel caso dell’interesse pubblico, la società ha il dovere di proteggerlo e promuoverlo, mentre nel secondo caso, lo Stato deve limitarsi a garantire la libertà. Non si può non riconoscere che il matrimonio e la famiglia rivestono un interesse pubblico e sono il nucleo fondamentale della società e dello Stato. Al contrario, due o più persone possono decidere di vivere insieme, con o senza relazione sessuale, però questa convivenza o coabitazione non riveste per questo interesse pubblico. Eventuali modifiche legislative dovrebbero seguire il criterio di non danneggiare socialmente la famiglia. Nel 2003 la Congregazione della Fede nel documento Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali dichiarava: «Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale, all’unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un’istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio».

5. La discussione sui diritti delle persone omosessuali richiede serenità, obiettività, rispetto per gli argomenti dei diversi campi, ma nello stesso tempo la disponibilità ad accettare la valutazione critica degli argomenti secondo il criterio della verità dell’amore. Porsi una domanda critica sull’equiparazione tra unione omosessuale e matrimonio non è espressione di omofobia. Non è nemmeno giusto che chi ammette la possibilità di un ri-orientamento sessuale sia ineluttabilmente crocifisso come omofobo. Una seria riflessione sul significato dei diritti dell’uomo si impone. Manifestare comprensione verso le persone omosessuali e parlare della loro sofferenza non significa umiliare le persone. Le persone omosessuali che ho incontrato in campo pastorale hanno spesso rivelato sofferenza, certo di grado diverso secondi i casi, richiedendo aiuto. Non posso affermare che tutte le persone omosessuali soffrono, ma posso dire che c’è un bisogno di senso in tutti, un bisogno di felicità che è difficilmente raggiungibile senza la valorizzazione della dimensione spirituale nella vita affettiva, e senza attenzione alla verità. Non si può negare la realtà del peccato che offusca la ragione e indebolisce la volontà. E questo è vero per ogni uomo, che è chiamato alla santità e dunque alla conversione continua.

6. La rivelazione cristiana sulla sessualità ha un significato forte per i cristiani e può illuminare la coscienza di ogni uomo nella ricerca della verità, uomo che fa l’esperienza della difficoltà di vivere in modo armonioso la vita affettiva. Uno sguardo sulla società attuale definita come società dell’“amore liquido” da Z. Bauman ci rivela un bisogno di salvezza che l’uomo non può da solo dare a se stesso. La fede ci rivela che l’uomo, immagine di Dio, è stato creato « maschio e femmina» (Gn 1, 27). Ne deriva che l’uomo e la donna sono uguali in quanto persone e complementari in quanto maschio e femmina. La sessualità da un lato fa parte della sfera biologica e, dall’altro, viene elevata nella creatura umana ad un nuovo livello, quello personale, dove corpo e spirito si uniscono. Nel disegno del Creatore complementarità dei sessi e fecondità appartengono alla natura stessa dell’istituzione del matrimonio. La fede offre all’essere umano la via della grazia per vivere in modo armonioso la vita affettiva che ha bisogno di salvezza. In questa prospettiva la virtù di castità è virtù morale e insieme dono e opera dello Spirito Santo. Grazie all’azione dello Spirito Santo tutto il nostro essere e il nostro esistere corporeo conosce una vera rigenerazione, attraverso l’inserzione come “figlio nel Figlio” nel dinamismo d’amore della Trinità. In tal modo l’uomo può vivere in verità la sua vita affettiva nonostante i diversi determinismi.

7. Al lettore che non pensa secondo il senso espresso nell’articolo, porrei l’invito ad ascoltare la propria coscienza che, secondo J.H. Newman, è nello stesso tempo definita come la voce di Cristo, come profeta della verità, e come istanza che comanda a fare il bene. Nel cuore di ogni essere umano esiste una inclinazione alla verità. In questo senso l’articolo intende offrire elementi di discernimento che possono contribuire in piena serenità ad aderire alla voce della verità che risuona nel cuore di ogni uomo di buona volontà e, in modo particolare, nel cuore delle persone omosessuali.

André-Marie Jerumanis

Università di Lugano

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ph dal web



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