Unioni civili: ma agli omosessuali interessa davvero il “capolavoro” di Renzi e Alfano?

Un fiasco annunciato, la legge sulle unioni civili, nonostante la patetica difesa che ne fa il Ministro della Famiglia (sic!) Costa, che la definisce il “capolavoro di Renzi e Alfano”. Sono solo 2800 le coppie omosessuali che l’hanno utilizzata “sposandosi”, come oramai scrivono beatamente tutti i giornali ogni volta che ne parlano, prendendo atto della […]

Un fiasco annunciato, la legge sulle unioni civili, nonostante la patetica difesa che ne fa il Ministro della Famiglia (sic!) Costa, che la definisce il “capolavoro di Renzi e Alfano”. Sono solo 2800 le coppie omosessuali che l’hanno utilizzata “sposandosi”, come oramai scrivono beatamente tutti i giornali ogni volta che ne parlano, prendendo atto della quasi totale sovrapposizione fra la legge e il matrimonio.

Le poche coppie sono concentrate in alcune città e al nord, e scarseggiano al Sud: una in Molise, due in Basilicata, e stavolta non c’è la bugia dell’obiezione di coscienza – come per gli aborti – a spiegare il perché di tanta scarsità di nozze gay. E soprattutto “dopo un buon avvio crollano le celebrazioni: 369 nel 2017”. Nonostante i tentativi di spiegare in vario modo questa bassissima percentuale di unioni gay, la verità è semplicemente quella che appare, e cioè che le coppie omosessuali interessate a sposarsi sono solo quelle che lo hanno fatto. Ipotesi confermata dal sociologo Barbagli, esperto in materia, che spiega che i dati italiani sono in linea con quelli degli altri paesi (la sua percentuale a noi risulta molto più bassa ma soprassediamo). E non è credibile l’ipotesi, avanzata da alcuni, che i gay non si sposino perché non c’è la stepchild adoption: i giudici italiani la stanno riconoscendo a chiunque la richieda. Anche l’utero in affitto è oramai completamente sdoganato dalla magistratura.

Se questa ipotesi è corretta, come crediamo, vanno però tratte onestamente tutte le conclusioni, e cioè: le coppie omosessuali interessate a sposarsi sono una minoranza irrisoria rispetto al resto della popolazione, anche di quella omosessuale. Si tratta di un mondo gay sovradimensionato, iper rappresentato dai media, che non trova riscontro numerico nella realtà. E se si prende per buona la percentuale di omosessuali nella popolazione italiana che dà Barbagli, cioè il 3% – quindi su un totale di 60 milioni di abitanti sarebbero un milione e ottocentomila persone – allora si dovrebbe onestamente dedurre che la famosa lobby gay di cui le garrule Cirinnà e Boschi si sono fatte paladine, semplicemente non rappresenta le persone omosessuali. E quando l’ex segretario del Pd appena tornato in sella si trova a rivendicare solo le unioni civili tra le “grandi riforme” compiute del suo governo, qualcuno dovrebbe sommessamente ricordargli che vuol dire che è riuscito a rispondere alle richieste di al massimo diecimila persone, su sessanta milioni di italiani.

Quel mondo LGBT onnipresente in tutte le fiction TV, film, oramai anche cartoni animati, riviste di ogni tipo, trasmissioni televisive, in politica, eccetera eccetera, semplicemente non ha niente a che spartire con la realtà omosessuale italiana e, se quella nostra è una situazione in linea con quella europea – sempre prendendo sul serio Barbagli – allora lo stesso accade negli altri paesi europei: la lobby gay ha ben poco a che fare con la rappresentanza delle  persone omosessuali. Lo dimostrano anche i risultati elettorali occidentali, per cui chiunque abbia ammesso i matrimoni gay nel suo paese non ha aumentato il consenso ma, al contrario, di solito ha perso le elezioni. E vedremo cosa ne sarà del “capolavoro di Renzi e Alfano” alla prossima tornata elettorale: sicuramente ce ne ricorderemo, così come abbiamo fatto per il referendum dello scorso 4 dicembre.

di Assuntina Morresi

Fonte: https://www.loccidentale.it



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