“Un´economia globale, cioè senza barriere, non deve diventare un´economia senza regole”

Omelia del Vescovo Mons.Crepaldi durante la celebrazione eucaristica nella memoria di San Giuseppe Lavoratore per il mondo del lavoro.

Domenica 1 maggio, alle ore 18.00, nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Taumaturgo, l’arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha presieduto la Celebrazione Eucaristica per il mondo del lavoro, nella memoria liturgica di San Giuseppe lavoratore. La Celebrazione è stata accompagnata dal Coro dell’ Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione di Trieste diretto dal M° Lucio Verzier, all’organo il M° Manuel Tomadin. Pubblichiamo il testo dell’Omelia pronunciata dal Vescovo durante la celebrazione eucaristica.

DIOCESI DI TRIESTE
SANTA MESSA PER IL MONDO DEL LAVORO
+ Giampaolo Crepaldi
Sant’Antonio Taumaturgo, 1 maggio 2016

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1. In occasione del 1 di maggio, giornata tradizionalmente dedicata al lavoro e ai lavoratori, come cristiani ci siamo riuniti attorno all´altare del Signore. Questo nostro incontrarci attorno all’altare del Signore è ricco di preziosi significati che meritano di essere giustamente considerati e adeguatamente percepiti. La santa Messa non è qualcosa di accessorio od estraneo a tutto quello che riguarda il lavoro e il mondo del lavoro. Anzi, essa stessa ci offre la possibilità di coglierne appieno il valore attraverso una visione originale e inconfondibile delle cose che si dimostra alla fine capace di dare ad ogni realtà una significato e una dimensione nuova. Infatti, l’elemento che maggiormente caratterizza la nostra partecipazione alla santa Messa – dove, nella preghiera, ascoltiamo la Parola di Dio e assistiamo alla riproposizione sacramentale del sacrificio di Cristo sulla Croce – è il nostro riconoscerci come interlocutori di Dio. Da questo nostro essere e riconoscerci interlocutori di Dio fiorisce la ragione ultima e fondamentale della dignità, della nobiltà e di ogni vera e sostanziale uguaglianza di ogni persona umana. Chi è interlocutore di Dio, non è subalterno a nessuno, e può trattare con ogni autorità terrena e con ogni potere nell´intima convinzione che nessuno è davvero più grande di lui, dal momento che Egli può rivolgersi a Dio chiamandolo Padre. Il sangue, il censo, la funzione sociale, la proprietà non determinano la rilevanza di un uomo, anzi sono poca cosa se la confrontiamo con la mirabile prerogativa che egli possiede di entrare in una relazione personale col Dio vivo e vero.
2. Carissimi fratelli e sorelle, dall’Eucaristia ci arriva questa straordinaria lezione: non può mai essere intimidito o umiliato chi sa di poter compiere tutto nel nome del Signore Gesù. Scrisse il compianto card. Biffi in una sua omelia pronunciata ad un convegno di lavoratori cristiani: “Chi ha Gesù come suo Signore, non riconosce e non accetta nessun altro padrone sulla terra: né il datore di lavoro, che non è un padrone dei lavoratori ma è un fratello e un collega nel servizio dell´unico Re; né lo Stato, che, a lasciarlo fare, finisce sempre coll’essere il più prepotente dei padroni; né i partiti, che, come tali, non hanno mai il diritto di comandare niente a nessuno; né l´ideologia, che non può pretendere da noi nessuna adorazione, ma anzi richiede di essere giudicata alla luce dell´eterna verità che ci è stata portata da Cristo”. E la passione con cui portiamo oggi davanti a Dio, col pane e col vino dell´offertorio, i problemi, le ansie, le difficoltà del mondo del lavoro – per esempio, la disoccupazione, specialmente giovanile, l´organizzazione dei compiti, la gerarchia dei valori che deve presiedere e guidare l´evoluzione tecnologica, ecc. – dimostra che la fede cristiana non è un fenomeno che possa stare racchiuso nell´intimità dei nostri cuori e nella sacralità dei nostri riti. Anzi, essa porta dentro all´umanità che lavora con un messaggio di verità e di carità, di misericordia e di speranza.
3. Carissimi fratelli e sorelle, di fronte alla pericolosa caduta di ogni tensione ideale che caratterizza il nostro tempo segnato dall´ossessiva aspirazione al benessere effimero e dell’edonismo, come cristiani siamo chiamati, con lucidità e realismo, a coltivare in mezzo al popolo la speranza, popolo troppo spesso tradito nelle sue legittime aspettative. Penso al popolo dei risparmiatori bistrattato da assetti bancari imprudenti e voraci che ha visto andare in fumo i risparmi di una vita, costretto ancora una volta a pagare il prezzo di irresponsabili gestioni che restano sempre a galla, profumatamente pagate. Penso al popolo di lavoratori alla prese con le dure logiche capitalistiche del profitto per il profitto e in dinamiche globali incomprensibili. E’ il caso tutto triestino della Wärtsilä che vive un momento serio di difficoltà: ai lavoratori e ai dirigenti va il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Un´economia globale, cioè senza barriere, non deve diventare un´economia senza regole, senza attenzione all´occupazione e alla disoccupazione, senza sollecitudine per i disagi delle persone e delle famiglie. Bisogna impegnarsi concordemente affinché i lavoratori ritrovino il gusto di guardare ancora in avanti, con determinazione, con impegno, con la volontà di realizzare almeno per i propri figli una migliore condizione di giustizia e soprattutto uno stato di vita che sia più umano. Bisognerà soprattutto a far prevalere sulle logiche degli interessi corporativi la logica della solidarietà, che è la base della vita associata. Il Signore Dio nostro – in virtù di questa santa Messa che oggi gli offriamo a favore dei lavoratori, dei loro figli e delle loro famiglie – ci doni sempre la luce della sua verità e la forza inesauribile della sua grazia.

 



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