Una voce cristiana dall’Est

Anche nel panorama mitteleuropeo odierno una delle cose che francamente più colpiscono guardando al mondo cattolico, alle singole comunità locali e agli esponenti principali di riferimento a livello intellettuale, è la mancanza pressoché totale di un modo di pensare, e leggere le vicende del mondo, che sia davvero e genuinamente ‘cattolico’. Una volta si chiamava […]

Anche nel panorama mitteleuropeo odierno una delle cose che francamente più colpiscono guardando al mondo cattolico, alle singole comunità locali e agli esponenti principali di riferimento a livello intellettuale, è la mancanza pressoché totale di un modo di pensare, e leggere le vicende del mondo, che sia davvero e genuinamente ‘cattolico’. Una volta si chiamava anche teologia della storia, ma oggi, che in giro non ci sono più teologie né storie, è un modus vivendi in rapida via d’estinzione. Sia chiaro, lo diciamo con dolore, ma non possiamo non constatarlo. Prendiamo l’attualità internazionale ad esempio. In una comunità cattolica normale la chiave di lettura dovrebbe essere sempre data dal riferimento ultimo al Trascendente, ovvero al posto di Dio nel mondo, per ricollegarci al recente libro di cui parlavamo tempo fa. E invece che cosa accade? Che di Dio, se ci perdonate la brutalità, nelle analisi che girano e vanno per la maggiore, non c’è proprio traccia. Si parla di tante cose anche interessanti e utilissime, intendiamoci – dal processo d’integrazione europea ai traffici sul Mediterraneo alle questioni delle risorse petrolifere intorno agli Urali e oltre – ma la parola ‘Gesù’ non si trova mai, nemmeno nell’indice dei nomi. Neanche lì. E’ proprio sparito. Chi l’ha visto? Andiamo anche noi a lanciare un appello alla trasmissione di Rai 3, che ne dite? Boutade a parte, il fenomeno inquieta parecchio perché è un po’ la prova provata che in certe teste la fede non diventerà mai una cultura (figuriamoci azione politica), alla faccia di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Si dice infatti che bisogna essere laici però poi non si dice che anche la laicità ha i suoi idoli, i suoi dogmi e persino i suoi sacerdoti. Altroché. E vogliamo parlare delle culture politiche? Una delle cose che non ho mai capito ad esempio è perché un liberale possa portare avanti una politica integralmente liberale, un socialista una politica integralmente socialista, persino un comunista una politica integralmente comunista e…un cattolico non possa portare avanti una politica integralmente cattolica. Ohibò, bella questa. Dove sta scritto? Si risponde, ancora e di solito, che il motivo è la laicità e la religione è distinta dalla sfera politica. Ma scusate, vogliamo forse insinuare che anche liberalismo, socialismo e comunismo non siano pure a loro modo delle religioni? Con che coraggio dopo i rituali e le celebrazioni del secolo scorso (e alcune ancora in corso)? Esistono ormai interi tomi di biblioteca, dei più disparati, da Gentile a Mosse, che sostengono e hanno a lungo sostenuto – a buon partito – invece il contrario. Cioè che la secolarizzazione operata dalle ideologie moderne dopo l’illuminismo ha decretato la nascita di una pseudo-religiosità di massa organizzata e promossa dai grandi partiti politici occidentali, dalla ‘mistica del leader’ alla ‘mistica della Nazione’, va bene, ma sempre mistica è, e il termine qui non è scelto proprio a caso.

Ora, secondo chi sostiene questa visione delle cose un cattolico, ad esempio, dovrebbe subordinare l’adorazione al Dio rivelato da Gesù di Nazareth al programma di partito del ‘dio’ liberale, socialista, comunista, nazionalista o altro che sia. Fermo restando l’autonomia reciproca della sfera statuale e religiosa (che peraltro il cattolico onesto di per sé rispetta, rimandando al diritto naturale e alla capacità universale di ragione nel suo argomentare), non si vede proprio perché una simile tattica suicida e anche abbastanza apostata pubblicamente (se vogliamo dirla tutta) debba essere vista con favore nelle comunità cristiane. Ecco, alla luce di tutto questo sarebbe opportuno – ci pare – abbeverarsi non a fonti altrui quando ci si informa – anche sull’attualità mitteleuropea – ma a quel poco di affidabile che ancora c’è.

E una rivista originale che merita menzione da questo punto di vista è La Nuova Europa, il bimestrale fondato nel 1ontano 1960 da padre Romano Scalfi, oggi novantenne, l’ideatore del centro-studi (oggi fondazione) Russia Cristiana, ed edita da La Casa di Matriona. La pubblicazione, che prima si chiamava proprio Russia Cristiana, quindi L’altra Europa e oggi La nuova Europa, è uno dei pochi strumenti utili che chi voglia conoscere un po’ meglio i mille e complicati risvolti del nostro mondo, soprattutto nel ‘profondo Est’, può sfogliare tranquillamente senza remore di trovare brutte sorprese perché l’idea di fondo è proprio quella che dalla fede derivi una cultura e che anzi quello che unisca oggi l’Europa dai Dardanelli agli Urali sia proprio la tradizione storica della fede bi-millenaria. Il focus della rivista, a più di vent’anni dal crollo dell’URSS, è ancora sulla grande madre ‘Russia’, ovviamente per motivi sia geopolitici (Vladimir Putin continua a pensare in grande, restando una presenza forte nell’area e anzi rilanciando decisamente la propria crescita a livello internazionale) che storici (la rivista nacque proprio per dare voce ai dissidenti più censurati dal regime sovietico, gli autori del celebre Samizdat), ma c’è spazio anche per le vicende balcaniche e slave. In occasione della recente scomparsa di Tadeusz Mazowiecki, co-fondatore di Solidarnosc e primo presidente del Consiglio della Repubblica di Polonia dopo i fatti dell’89, la rivista lo ha ricordato giustamente con un articolo di Luigi Geninazzi che lo aveva conosciuto personalmente e fu il solo italiano a seguire la vicenda polacca per intero, in loco, dall’agosto-bollente di Danzica (1980) alla capitolazione del regime a Varsavia nove anni più tardi. Beninteso, non tutto negli articoli a volte è condivisibile, soprattutto in alcune valutazioni di tipo storico-culturale, ma rispetto al prodotto complessivo sono inezie. Anche perché la maggior parte del materiale è scritto da osservatori locali nelle lingue locali e poi tradotto in italiano per cui, certo, anche la lettura dei testi richiede uno sforzo e un confronto impegnativo a volte e può essere che non vada bene per tutti. Almeno, però, è un tentativo serio ed un tentativo che dice che esiste anche una visione cristiana della storia, tipica e specifica del cristiano come cristiano e che almeno non bisognerebbe trascurare. Poi uno può sempre dire che non gli interessa o non gli piace, ma almeno conoscerla per sommi capi, come diceva quello. Almeno conoscerla, dai.



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