Una lezione del cardinale Brandmüller

In questa rubrica ci lamentiamo spesso dello stato attuale della cultura tedesca e anche del Cristianesimo tedesco. Ma da parte nostra lo facciamo serenamente e senza acredine proprio per eccesso di passione perché quella tedesca è una grande civiltà. E’ tedesca la Santa che più spesso citiamo perché la consideriamo un riferimento imprescindibile per molte […]

In questa rubrica ci lamentiamo spesso dello stato attuale della cultura tedesca e anche del Cristianesimo tedesco. Ma da parte nostra lo facciamo serenamente e senza acredine proprio per eccesso di passione perché quella tedesca è una grande civiltà. E’ tedesca la Santa che più spesso citiamo perché la consideriamo un riferimento imprescindibile per molte questioni che si agitano oggi all’orizzonte: Teresa Benedetta della Croce. Ed è ugualmente tedesco il teologo – poi Papa – che più ci ha dato da pensare da mitteleuropei: Ratzinger/Benedetto XVI appunto. Ora segnaliamo modestamente un’altra grande (secondo noi, ça va sans dire)figura pensante dell’odierna Germania cattolica: il cardinale Walter Brandmüller. Il perché è presto detto: oltre ad essere uno storico insigne (e aver presieduto per anni il Pontificio Comitato di Scienze Storiche), il Nostro è anche uno che pensa la storia. Non solo la insegna e la trasmette come pochi, ma la pensa anche. La differenza non è di poco conto. E’ un po’ la stessa differenza che c’è – rubando qui da Karl Kraus – tra un giornalista e uno scrittore: apparentemente entrambi fanno lo stesso mestiere, scrivere. Solo che uno lo fa prima di aver pensato e l’altro dopo. Beh, battute di Kraus a parte, veniamo al dunque. In occasione delle commemorazioni tenutesi a Norcia la scorsa settimana per il cinquantesimo anniversario della proclamazione di San Benedetto a Patrono d’Europa, Brandmüller ha tenuto infatti un intervento su “Il contributo della Chiesa al futuro dell’Europa”. Nella relazione il porporato tedesco è partito dalla rievocazione dei padri fondatori dell’Unione Europea e dalle radici cristiane che animavano il pensiero di Adenauer, De Gasperi e Schumann (tre cattolici praticanti, prescindendo qui dalle singole valutazioni di merito sul differente operato politico-partitico di ognuno) ed è arrivato ai giorni nostri tratteggiando un’analisi di larghissimo respiro. Sgombrando il campo da equivoci politicamente corretti – l’Europa come la conosciamo noi oggi è un continente frutto dell’eredità spirituale e culturale del Cristianesimo, se fossimo stati islamici le cose sarebbero state molto diverse – il cardinale ha descritto l’attuale (ed epocale) inaridimento morale dell’Occidente al di qua dell’Atlantico come semplicemente “inimmaginabile” ricordando “il decennale scandalo dell’aborto” legalizzato e aggiungendo che la gravità del momento presente non è data solo dal fatto che tali cose avvengono indistintamente ormai su larga scala ma anche e soprattutto dal fatto che “fanno ormai parte del quotidiano e quindi vengono sempre meno percepite, sono indizi di una decadenza dell’umanità e della cultura – un ritorno alla barbarie – di dimensioni quasi impensabili”. Non è insomma vero che, come spesso si sente sbrigativamente affermare anche sui grandi mezzi di comunicazione, ‘certe cose ci sono sempre state’ e quindi da questo punto di vista la nostra epoca non si differenzierebbe poi tanto dalle altre che ci hanno preceduto. Al contrario, è un fatto che nessuna società prima della nostra ha mai visto un consenso sociale così pubblico e diffuso verso tali pratiche. Basterebbe pensare solo al giuramento di Ippocrate che certo non era cristiano e viveva in un’epoca non cristiana per avere un’idea del salto di qualità compiuto a livello di mentalità, di idee e di costume. Se poi aggiungiamo anche il campo dell’ingegneria e della manipolazione genetica letteralmente esploso negli ultimi anni le cose peggiorano persino.

Che fare a fronte di questo processo? Qui il cardinale ha pronunciato ripetutamente due parole oggi praticamente tabù per la cultura popolare quanto per quella colta. Le due parole in questione sono: ‘verità’ e ‘legge morale naturale’. Relativamente alla prima ha ricordato una citazione dell’enciclica Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II: “solo una morale che riconosce delle norme valide sempre e per tutti, senza alcuna eccezione, può garantire il fondamento etico della convivenza sociale, sia nazionale che internazionale” (nr. 97). Chi prende sul serio questo auspicio dell’amatissimo Papa polacco? “Pilato ha trovato molti successori sia nell’antichità, sia più recenti”. Relativamente alla seconda, Brandmüller – confrontandosi apertamente con il relativismo etico dominante – ha ricordato puntualmente che “le cause delle grandi catastrofi politico-culturali del XX secolo, come anche dei fenomeni attuali di decadenza appena citati, risiedono – forse anche in maniera prevalente – in questo atteggiamento mentale molto diffuso, per il quale la verità non è rilevante”. Per cui, per venire alla costruzione dell’Europa, quello che dovrebbe essere pacifico è che “che i fenomeni negativi nella storia più recente dell’Europa non sono nati dalla attuazione di principi cristiani, ma piuttosto dall’allontanamento da essi”. Se il XX secolo è stato il secolo dei totalitarismi assassini e della barbarie indiscriminata lo è stato anzitutto a causa di due grandi ideologie politiche profondamente anticristiane che anzi avrebbero voluto farsi esse stesse religione per soppiantare definitivamente il Cristianesimo: marxismo (nelle sue diverse varianti) e nazionalsocialismo. Ora, se tutto questo è vero – e indubitabilmente se non si è faziosi lo è – non si capisce proprio perché questa non possa essere finalmente l’ora dei cristiani e delle ragioni dei cristiani. Invece no: assistiamo a un mondo che va al contrario. Dopo tutto quello che è uscito dalle antropologie materialistiche e intramondane nel secolo passato qualcuno (e non sono pochi) ancora prova a dimostrarne l’intrinseca bontà come nulla fosse. Con che faccia, verrebbe da rispondere. Questo il cardinale non lo dice, ovviamente, ma lo aggiungiamo noi, a mò di chiosa. E qui ci fermiamo, per non essere tacciati poi di fare gli interpreti non richiesti di terzi. Alla luce di tutto questo però la lezione di Norcia ci sembra però da tenere presente e anche da rilanciare e da discutere. Dopotutto, non capita tutti i giorni e non se ne sono accorti in molti. Chi vuole la trova per intero qui:  http://vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2015. Buona lettura.



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