Una legge inaccettabile che obbliga il medico ad obbedire alla fallacia delle Dat

In discussione in Parlamento la legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), ma al di là delle parole si tratta di eutanasia si Stato.

E’ iniziata la discussione alla Camera del disegno di legge sul consenso informato e le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Se approvata, la legge sarà la ciliegina sulla torta di questa pessima legislatura che ci ha già dato numerose leggi profondamente ingiuste.

L’eutanasia, sia attiva (indurre la morte facendo qualcosa) che passiva (indurre la morte astenendsi dal fare qualcosa) è un atto intrinsecamente malvagio che non può trovare giustificazione. La morale naturale e gli insegnamenti della Chiesa l’hanno sempre condannata. Spesso essa la si invoca come rimedio all’accanimento terapeutico. Ma chi è contrario all’eutanasia non perciò è favorevole all’accanimento terapeutico. Su quest’ultimo c’è molta confusione: interventi salva-vita, alimentazione ed idratazione non sono accanimento terapeutico. Se si sospende l’accanimento terapeutico non si provoca eutanasia. Questa avviene quando si sottraggono al paziente i doverosi interventi salvavita o quando si procura direttamente la sua morte. In gioco c’è il rispetto assoluto della vita umana.

Cosa dice il disegno di legge

La legge in discussione prevede che «Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari ivi comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Può altresì indicare una persona di sua fiducia (“fiduciario”) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie».

Per quanto riguarda il medico, il disegno di legge dice che può disattendere le Dat ma solo col consenso del fiduciario e comunque «qualora sussistano motivate e documentabili possibilità, non prevedibili  all’atto della sottoscrizione, di poter altrimenti conseguire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita».

La legge in discussione in Parlamento è totalmente inaccettabile, non è migliorabile. Tra i suoi tanti aspetti negativi ne segnalo in particolare due.

Certezze e incertezze

Il primo è che le disposizioni firmate ad una certa età non è detto che vengano mantenute quando ci si trova veramente – e non solo ipoteticamente – davanti alla realtà in questione. In altre parole si può cambiare idea. Nella rubrica “Briciole di Vita” in questo stesso numero di Vita Nuova raccontiamo di una donna che, divenuta anziana, non voleva che i medici rispettassero le disposizioni da lei date tempo prima per il suo fine vita. Il dottor Renzo Puccetti ha illustrato che un terzo dei pazienti cambia opinione nel giro di soli pochi anni circa i trattamenti che intende ricevere. Una certezza nel passato può diventare una incertezza attuale. E su di essa si vorrebbe obbligare il medico? Inoltre alcuni studi hanno dimostrato che i pazienti che cambiano idea non sanno di averla cambiata e non modificano la Dat.

Del resto, quale paziente conosce a tal punto la medicina da poter dare disposizioni su cose che nemmeno comprende? La legge non prevede che la Dat sia redatta insieme al medico, sicché cosa può stabilire un paziente che normalmente non sa distinguere tra infarto e arresto cardiaco? E anche se un medico lo assistesse nella redazione della Dat, quali informazioni riuscirebbe a dare in un breve tempo ad uno che non si intende di medicina?

Il medico privato della sua coscienza etica e professionale

E’ noto il caso riferito dal dott. Ferdinando Mirarchi, medico in Pennsylvania. Un uomo di 75 anni va al pronto soccorso per un dolore al petto. La diagnosi è di infarto. Il medico legge sulla Dat, a suo tempo firmata dal paziente, che non vuole essere rianimato se questo serve solo a prolungare il processo di morte. Viene ricoverato. In seguito il dolore aumenta e il paziente suona il campanello chiedendo aiuto. Ma siccome aveva firmato la Dat i medici non intervengono. Il paziente morì. Cosa doveva essere interpretato  come la volontà del paziente: la firma sulla Dat fatta tanto tempo prima o il suono del campanello per chiedere aiuto fatto allora?

Normalmente si dà importanza al fiduciario, ma le ricerche dimostrano che il fiduciario non ha mai parlato col paziente dei trattamenti secondo percentuali significative che variano dal 30 all’84 per cento dei casi. Non è detto che il fiduciario condivida i principi valoriali del paziente. Spesso, invece, costui proietta sul paziente le proprie preferenze.

I disegno di legge di prossima discussione alla Camera si basa sua fallacia delle Dat, anziché affidarsi all’accordo tra medico e familiari nella prospettiva del bene del paziente.



Un commento su “Una legge inaccettabile che obbliga il medico ad obbedire alla fallacia delle Dat

  1. Anna ha detto:

    Che amarezza e delusione questo folle mondo senza più fede religiosa,…la morte di Fabiano mi ha sconvolta,com’è possibile che esistano eutanasia,suicidio assistito…?Chi sono quei medici che praticano queste cose a quei poveri malati?Solo e semplicemente “criminali”..e un dì (spero non lontano)Dio li punirà!Un medico deve salvare una vita,non toglierla!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *