Una “foresta” di simboli

I fiori e le piante, con la loro gratuita bellezza, evocano immediatamente un intimo legame con il mondo del simbolo. In tutte le culture essi sono stati rivestiti di innumerevoli significati, ora legati al ciclo delle stagioni, ora alle diverse festività profane o religiose, ora al mondo della poesia e dell’arte in genere. La nostra […]

I fiori e le piante, con la loro gratuita bellezza, evocano immediatamente un intimo legame con il mondo del simbolo. In tutte le culture essi sono stati rivestiti di innumerevoli significati, ora legati al ciclo delle stagioni, ora alle diverse festività profane o religiose, ora al mondo della poesia e dell’arte in genere.

La nostra città si vestirà dell’intera gamma di colori e sfumature dell’universo floreale e arboreo per tutta la primavera, con un’ampia rassegna espositiva che durerà fino al 30 maggio e sarà ospitata dal Museo Revoltella, dal Parco di San Giovanni e dall’Orto Botanico.

Ma da dove nasce il fascino di un fiore o di una pianta? Anche nelle favole, come nei miti dell’antichità, spesso troviamo dei fiori che simboleggiano la virtù o la malvagità di un personaggio, un’avventura iniziatica o l’ingrediente di magiche pozioni dai poteri benefici o venefici. Nelle “Metamorfosi” di Ovidio, gran parte delle storie narrate riguarda la trasformazione di un dio, una ninfa o un eroe in un albero, in un cespuglio o in un fiore. Nella poesia epica, da Omero e Virgilio, i diversi regni attraversati dall’eroe sono contraddistinti da fiori particolari che, con il loro colore e la loro forma, si adattano ora ai regni terreni della luce, ora ai regni sotterranei dell’Ade, evocandone l’essenza e l’atmosfera.

La rosa è il segno della gratuità assoluta: il mistico Angelus Silesius diede all’essere il nome della rosa, Edith Stein la celebrò come forma perfetta dello spirito, Rilke la scelse come immagine di sé e della sua vita nell’epitaffio del suo sepolcro. I poeti romantici cantarono il “fiore azzurro”, simbolo delle vette a cui aspiravano nella vita come nell’arte; Rimbaud intitolò una poesia “Ciò che si dice ai poeti a proposito dei fiori” e Baudelaire scelse per una sua silloge il titolo “I fiori del male”, tingendo di nero e di dolore proprio ciò che sembra creato per irradiare candore e letizia.

Gli alberi sono presenti in tutte le mitologie dell’antichità come axis mundis, ponte tra la terra e la cielo, tra i regni inferi e i regni superiori.

Questa rispondenza perfetta tra la forma del fiore e gli universali profondi significati della vita e dell’uomo appartiene ai tesori spirituali più preziosi che Dio ci ha donato. Egli ha fatto sì che il creato, in tutte le sue manifestazioni naturali, non fosse solo un insieme di cose materiali, ma anche una “foresta” di simboli attraverso cui manifestare e soprattutto tradurre  nel linguaggio dell’uomo la voce inafferrabile e quasi inudibile dello Spirito. Per questo Gesù ha messo al centro di molte sue parabole anche le piante, quelle che gli uomini di allora conoscevano meglio e che entravano quotidianamente nel loro orizzonte di vita. Da un albero tutto ebbe inizio e intorno a un albero tutto si raccoglierà alla fine.

Ma i fiori sono anche semplicemente belli e, spesso, a guardarli, si ha l’impressione che le loro corolle variopinte siano in realtà degli occhi attraverso cui gli angeli ci guardano e ci sorridono. Con i fiori decoriamo le nostre case e sempre con i fiori manifestiamo i nostri stati d’animo alle persone a cui li regaliamo. La nostra fiera primaverile finalmente spezzerà la morsa di quest’inverno troppo longevo e inclemente, magari risvegliando con i suoi profumi altre suggestioni e risonanze da unire a quelle da me sfiorate in questo breve volo tra poesia e mito. Per ricordarci, tra le altre cose, che il creato è prima di tutto dono e bellezza a cui attingere per spezzare ogni tanto la catena di necessità, a cui siamo legati, con una bella sosta di riposo “senza perché”.



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