Una festa che ci mette (positivamente) in crisi

La prima cosa quindi da chiederci di fronte a Lui non è “cosa può fare Dio per me”, ma “cosa posso fare io per Lui”. Lui viene bambino proprio per dirmi che la sua forza non sono le bombe, ma l’amore.

Da più di millesettecento anni la Chiesa celebra il Natale.

Ma credo che dobbiamo sottolineare che alcune conseguenze spirituali di questa festa sono tutt’altro che chiare nel nostro pensare, narrare e vivere il vangelo, oggi, nelle nostre comunità cristiane.

Il vangelo dell’incarnazione ci rimanda alla Pasqua: il Natale è già Pasqua!

L’’Evangelista Luca quando ci racconta la natività ha già negli occhi e nel cuore il mistero centrale della nostra salvezza: la croce e la risurrezione. Ed ecco allora che Egli, per farci capire che chi sta nascendo non è un bambino come tanti altri, ci rappresenta nel “presepe” elementi tipici che ci fanno ricordare la Pasqua.

Gesù nasce “deposto” nella mangiatoia, come sarà “deposto” nel sepolcro. Inoltre l’Evangelista racconta che Gesù viene “avvolto in fasce” esattamente come quando sarà “avvolto nel sudario” dopo la tortura della croce. E viene messo in una “mangiatoia”, che è il luogo dove gli animali si nutrono… infatti Lui diventerà il pane che nell’Eucarestia si farà mangiare da noi. E nasce a Betlemme, che significa “casa del pane”, chiaro rimando all’Eucarestia.

Cristo, il primo escluso della storia

Gli Evangelisti Luca e Matteo quando scrivono l’Evangelo dell’incarnazione non usano le stesse immagini per dire gli stessi concetti. In questo senso sono fantastici: gli evangelisti hanno nel cuore gli stessi significati profondi che vogliono esprimere, ma hanno grande fantasia a narrarceli in situazioni molto diverse.

Per esempio: gli evangelisti vogliono mostrarci che sin dall’inizio la nascita di Gesù nel mondo non è accettata dagli uomini.

Ecco che Luca allora ci racconta che “per Maria e Giuseppe non c’era posto nella locanda” e Gesù nasce in un luogo di una casa dove c’era una mangiatoia, quindi in mezzo agli animali e non dove stavano le persone.

Matteo invece, che liquida la nascita di Gesù in un solo versetto, ci dice lo stesso concetto di “esclusione” raccontandoci tutta la vicenda drammatica della fuga in Egitto della Sacra Famiglia. Gesù non è accettato e deve di fatto diventare un extracomunitario… esattamente come il suo popolo d’Israele aveva vissuto in terra d’Egitto il suo esilio…

Due modi diversi per dire lo stesso concetto: Gesù nasce nel mondo, ma il mondo non lo vuole!

Gesù Cristo si fa accogliere proprio da chi non ti aspetti…

Un altro concetto che gli evangelisti amano ricordarci a Natale è che Gesù viene accolto da chi meno te l’aspetti, dalla “feccia” della gente e viene respinto o ignorato da quelli che dovrebbero accoglierlo per primo. Come ribadire questo fatto?

Ecco che Luca mette nel presepio i pastori. Se c’era una categoria disprezzata, impura al tempo di Gesù sono proprio i pastori. A noi ci fanno tenerezza, con le loro pecore soffici e belanti… Al tempo di Gesù un pecoraio era un uomo impuro, che stava con gli animali, che non poteva fare le pratiche di purificazione e quindi era lontano dalle logiche di purità del tempio. Una persona immonda.

Chi sono secondo Luca i primi (e gli unici) ad accogliere Gesù? I notabili, le persone importanti della città? No! Gli straccioni, gli ultimi, i poveri, i “rifiuti”… I pastori appunto!

E l’evangelista Matteo cosa fa per raccontare a sua volta questo concetto teologico? Ecco che nel suo Vangelo, che lui vuole scrivere per gli ebrei convertiti al cristianesimo, mette che i primi ad accogliere Gesù non sono le caste sacerdotali che da centinaia di anni si stavano preparando per accogliere il Messia… non è il popolo ebraico, il popolo eletto, quello che da anni e anni si riteneva essere l’unico resto di giustizia nel mondo…

No! I primi ad accogliere Gesù sono degli atei, pagani, astronomi e astrologi che vengono dall’Oriente: i Magi! Proprio gentaglia secondo un pio ebreo, ma che, a differenza dei sacerdoti alla corte di Erode che conoscono la scrittura ma sono fermi e chiusi in se stessi, loro hanno coraggio di camminare, di cercare la verità e di andare a Betlemme per adorare il Signore.

Quale Dio abbiamo in testa? Siamo Cristiani o neo-pagani?

Da duemila anni l’Evangelo del Natale ci narra che Dio per manifestarsi non è venuto con eserciti, corazzate, non ha fatto il superman o l’eroe dei fumetti (come vorremmo noi)… ma è diventato bambino.

Un bambino che ha avuto bisogno di cure, di essere pulito, accudito, coccolato e amato e protetto. Non un robottino programmato, ma un vero uomo.

Un passo in più ancora: la verità del Natale è che Dio viene nel mondo perché non è venuto a sistemarci i problemi che abbiamo… ma è venuto a condividere la nostra vita…

La prima cosa quindi da chiederci di fronte a Lui non è “cosa può fare Dio per me”, ma “cosa posso fare io per Lui”. Lui viene bambino proprio per dirmi che la sua forza non sono le bombe, ma l’amore.

E se non accolgo in me questo Dio, Egli muore come un neonato che non ha ricevuto le cure e l’assistenza necessaria.
Un’immagine bellissima della gratuità dell’incontro con Cristo ce la danno ancora i pastori e i Magi. Che cosa ci hanno guadagnato dall’incontro con Cristo del presepio? I pastori hanno avuto un conto in banca migliore o la fama sui giornali? O i Magi hanno avuto un innalzamento dei loro titoli di borsa o più amici su facebook?

No! Pastori e Magi sono tornati a vivere la loro vita, la loro fatica di uomini che è restata la stessa: hanno “buttato via” tempo, denaro e fatica per incontrare Cristo e questo non ha loro portato un beneficio economico o sulla salute.

Una cosa più importante era cambiata nella loro vita di pastori e di Magi: erano stati trasformati il loro cuore e i loro occhi. Da quel giorno hanno certamente guardato in modo diverso ogni cosa. Perché nella vita non conta ciò che hai, ma il cuore e gli occhi che porti.

Il primo tempio di cui Gesù parla è il nostro cuore. Proviamo a domandarci se credo in Dio gratuitamente o solo perché ne ho un tornaconto…

Ora possiamo iniziare a percorrere un itinerario di vera conversione che dura tutta la vita e che la trasforma a immagine di Cristo.

Buon (vero) Natale a tutti!



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