Una dittatura culturale inaccettabile

Pietosa la calendarizzazione forzata della discussione in aula della legge sull’omofobia. In un’aula deserta, di notte, in clandestinità, si è discusso di una legge che vorrebbe assegnare allo Stato la definizione della natura umana.

Vita Nuova ha vivamente contrastato la legge sull’omofobia che è stata discussa ieri in aula. E continuerà a farlo. Una discussione in notturna, davanti a 22 parlamentari presenti e con l’onorevole Scalfarotto del PD che non legge nemmeno tutto il suo intervento e lo consegna agli atti. E’ stato un tentativo pietoso di discutere in clandestinità una legge di grande importanza per la nostra civiltà e per la libertà di espressione, ossia per non essere costretti a subire la visione del bene e del male dello Stato. In Commissione giustizia gli emendamenti erano stati cassati per accelerare i tempi. Ora, sempre per accelerare i tempi, si discute di notte in un’aula parlamentare praticamente vuota. Che fretta c’era? La votazione intanto è stata rimandata a settembre.

Eugenia Roccella, che più di tutti si è data da fare per contrastare la legge, spera ancora che si possa arrivare ad un testo condiviso. Noi pensiamo che la legge dovesse essere semplicemente combattuta e che anche eventuali ancora possibili limature del testo non riuscirebbero a toglierle il suo carattere fortemente ideologico. La legge in questione si fonda su un principio, che può essere espresso nel testo oppure anche sottointeso o presupposto senza che la realtà cambi nella sostanza: è considerato discriminante e quindi sintomo di omofobia affermare che una coppia omosessuale non può vantare diritti pubblici in quanto coppia. Il testo originario addirittura definiva per legge i concetti di “identità sessuale”, “identità di genere”, “ruolo di genere” e “orientamento sessuale”. Anche se poi si inserisse un articolo o un comma che stabilisse che chi ha convinzioni morali o religiose diverse le può esprimere senza che ciò sia considerato reato, l’impianto della legge non verrebbe toccato: lo Stato definisce concetti antropologici e prevede delle sanzioni penali – a parte le eccezioni – per chi non le rispetti. E’ una dittatura culturale inaccettabile.



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