Un umiliante vagabondaggio ideologico

Alla processione del Corpus Domini l’Arcivescovo Crepaldi ha parole molto dure per chi, in nome di non si sa bene quali diritti civili da tutelare, è arrivato al punto di compromettere i capisaldi del nostro convivere umano.

Densa e vibrante l’omelia dell’Arcivescovo Crepaldi a conclusione della Processione pubblica per il Corpus  Domini, che si è snodata, come da tradizione, dalla Chiesa di San Giacomo alla Cattedrale di San Giusto.  La processione ha seguito la Santa Messa e l’ora di adorazione del Santissimo Sacramento dell’Altare tenutasi alle ore 17 in contemporanea con tutti i cattolici del mondo e in unità con il Santo Padre Papa Francesco.

L’Arcivescovo ha parlato del significato salvifico dell’Eucarestia. Salvifica per la vita eterna ma anche per la vita sociale di quaggiù. Questo secondo punto, che motiva il fatto che l’Eucarestia sia portata in strada e in piazza in processione, fuori quindi dal recinto sacro delle chiese, è stato sviluppato dall’Arcivescovo in tre passaggi di grande portata ed efficacia.

I cristiani si inginocchiano solo davanti all’Eucaristia

Dapprima egli ha parlato della libertà vera, che solo Dio può dare al mondo. «Chi adora Gesù Eucaristia non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno o mondano. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cf Gv 3,16). Per questo, adorare l’Eucarestia è un atto pubblico di libertà e di liberazione».

Dall’Eucaristia la solidarietà e la comunione

L’Eucarestia, inoltre, fonda la carità che l’uomo impara non da se stesso ma da Dio: «Adoriamo un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà un senso vero e pieno alla vita, all’universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza».

Volgare insipienza e stupida cultura vorrebbe privarci della domenica

Eucaristia significa Domenica e qui l’Arcivescovo ha avuto parole dure contro chi vorrebbe eliminarla:  «noi cristiani fin dalle origini del cristianesimo, consideriamo la domenica – quella impreziosita dalla celebrazione dell’Eucaristia – il giorno più bello e importante della settimana. Domenica, di cui si dovrebbe riproporre con forza il senso umanizzante, contro una società, che si autocertifica progressista, ma che, con volgare insipienza e stupida incultura, ce la sta rubando, lasciandoci tutti spiritualmente e umanamente più poveri».

Salvarsi dal vagabondaggio ideologico

Ma il passo senz’altro più incisivo, è stato quando l’Arcivescovo, dicendo che gli uomini non sono vagabondi ma pellegrini verso una meta, ha fortemente lamentato come invece oggi si assista ad un vagabondaggio ideologico che, con la scusa di tutelare chissà quali diritti, compromette i capisaldi della convivenza: «Ci capita addosso sempre più la sventura di essere irretiti da un prepotente vagabondaggio ideologico, che si concretizza in scelte culturali e politiche che ci prostrano e ci umiliano; vagabondaggio ormai completamente dimentico che solo il Signore è la via e che, con irresponsabile compiacenza e in nome di

non si sa bene quali diritti civili da tutelare, è arrivato al punto di compromettere i capisaldi del nostro convivere umano: la vita, la famiglia e la nostra libertà. Quando si continua a vagabondare fuori strada, prima o poi si finisce in un precipizio. L’esito è sotto gli occhi di tutti: una Babele volgare e indecente che disorienta e impoverisce». Evidenti i riferimenti alle leggi contro il matrimonio tra un uomo e una donna e la famiglia naturale.



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