Un libro per l’estate: La barbarie dell’ignoranza (G. Steiner)

Il genere letterario dell’intervista è forse quello che più si adatta per chi vuole trascorrere delle ore liete in vacanza senza perdersi inutilmente in pagine troppo impegnate: asciutto e colloquiale, si presenta spesso come una sorta di ‘breve introduzione’ all’opera (o all’autore) per chi nutre interesse magari un interesse superficiale verso un certo argomento ma […]

Il genere letterario dell’intervista è forse quello che più si adatta per chi vuole trascorrere delle ore liete in vacanza senza perdersi inutilmente in pagine troppo impegnate: asciutto e colloquiale, si presenta spesso come una sorta di ‘breve introduzione’ all’opera (o all’autore) per chi nutre interesse magari un interesse superficiale verso un certo argomento ma non sa da dove cominciare. La nostra scelta quest’anno cade su una doppia intervista di George Steiner, raccolta dal giornalista francese Antoine Spire tempo fa e pochissimo conosciuta in Italia (cfr. La barbarie dell’ignoranza. Conversazioni con Antoine Spire) che fa stato della carriera, della vita e soprattutto del pensiero del grande critico e scrittore mitteleuropeo. Su Steiner ci siamo soffermati già altre volte quest’anno e non ha certo bisogno di presentazioni. Se lo facciamo ancora è perché per lui, laicamente – mutatis, mutandis – vale un po’ quello che una volta Marcello Veneziani disse di Papa Benedetto XVI: cioè, che guardandolo camminare, era un po’ come vedere la Tradizione europea in giro per il mondo. Non stiamo accostando i due, chiaramente, ma solo dicendo che una cosa analoga vale per Steiner, l’ultimo intellettuale europeo nel senso ‘originario’ e dunque più vero del termine avendo conosciuto egli stesso la gran parte degli scrittori viennesi e praghesi del primo Novecento. E poi anche perché anch’egli – per la sua vita straordinaria – resta una memoria parlante e un testimone unico degli eventi del secolo scorso.
Qui, in particolare, Steiner viene interrogato a trecentosessantagradi sulla storia continentale tra le due guerre e poi negli anni della ricostruzione fino all’alba del nuovo secolo: ne viene fuori un quadro oltremodo affascinante, ricostruito con una cura per il dettaglio al solito straordinaria e fuori dal comune passando per l’elogio dell’educazione classica fatta di autentica devozione per il greco e il latino e per i ‘classici’ veri e propri che hanno segnato il canone più alto della civiltà nostrana (con i capolavori da imparare necessariamente a memoria). Quindi l’interesse per la traduzione e per la comunicazione tra le lingue moderne, dove arriverà a padroneggiarne in tutto quattro (compreso l’italiano, amatissimo da lui proprio per il patrimonio di civiltà che ha lasciato in eredità all’umanità intera). In tutto questo, non mancano naturalmente anche dei passaggi polemici con l’intervistatore, in particolare per il suo supposto ‘elitarismo’, il fatto cioè che – a suo avviso – la ‘cultura alta’, e quindi la vera cultura, se si vuole, non possa poi essere realmente accessibile a tutti, motivo per cui l’ottimismo degli intellettuali progressisti sul progresso lineare dell’umanità (siccome progredisce la condizione materiale dell’uomo, progredirà anche il sapere e quindi l’ignoranza sarà sconfitta) alla fine non è che una mera utopia. Dopotutto la stessa storia del XX secolo ce lo insegna: da una parte il progresso tecnologico e scientifico come mai nei secoli precedenti, dall’altra parte decine di milioni di morti ammazzati per due guerre in pochissimi anni, senza contare poi tutti quelli della seconda parte del Novecento, nella cosiddetta ‘Guerra Fredda’. Dov’è in tutto questo il progresso? Come noto, Ratzinger, usando un paragone simile, tempo fa aveva detto che la storia del ‘progresso’ può essere anche vista come l’evoluzione pura e semplice delle armi dalla fionda alla mega-bomba, che pure è un ‘risultato’ delle tecnologie più avanzate applicate a un campo specifico. Insomma, come sempre, Steiner riesce a far riflettere sollevando interrogativi a cui non sempre egli stesso ammette di avere una risposta il che poi – alla fine di una carriera incredibile – è pure una grande lezione e una citazione (socratica, in questo caso) da mandare a memoria: per quanto potrai saperne su una materia la tua vera sapienza inizierà dalla consapevolezza che non si potrà mai sapere il segreto di tutto. Cosicchè sapere di non sapere è la prima lezione di un vero Maestro del sapere, e non è affatto un gioco di parole. Buone vacanze a tutti.



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