Un duplice atto di violenza

L’aborto, le sue tragiche conseguenze, una realtà durissima di per sè. Ampia (e profonda) intervista a Cinzia Baccaglini, psicologa che si occupa di trauma post-aborto.

UN DUPLICE ATTO DI VIOLENZA CHE UCCIDE IL FIGLIO E DISTRUGGE L’INREGRITA’ FISICA E PSICHICA DELLA DONNA

 Intervista a Cinzia Baccaglini

di Alessandra Scarino

da “Vita Nuova” del 9 maggio 2014

 

L’aborto è un’esperienza devastante perché uccide una vita all’inizio del suo cammino — quella inerme del bambino — e distrugge quella della madre, la cui ferita è spesso così profonda da metterne a repentaglio l’integrità fisica e psichica a rischio anche della sua stessa vita. Un duplice attentato, dunque, in cui tanto il bimbo che la madre sono vittime di violenza, sia pure in modo diverso.

Di questa esperienza tremenda, delle sue conseguenze, dei possibili percorsi di guarigione delle ferite e delle infermità che comporta, abbiamo parlato con Cinzia Baccaglini, la massima esperta italiana della sindrome di post-aborto. La dottoressa Baccaglini è psicologa clinica e di comunità, presidente del Movimento per la Vita di Ravenna e operatrice al Centro di Aiuto alla Vita, sempre di Ravenna.

È un dato ormai tristemente noto che l’aborto lasci nella donna una ferita devastante. Cos’è la sindrome post-aborto?

Le conseguenze psichiche dell’aborto volontario si possono riassumere in 3 quadri: la psicosi post-aborto (uno scollamento dalla realtà) di natura prevalentemente psichiatrica; il disturbo post-traumatico da stress (con pensieri intrusivi, veri e propri flashback di immagini, suoni, odori che riguardano l’aborto) e tutta una serie di sintomatologie che hanno a che vedere con un aumento dell’ansia, della depressione, dell’ideazione suicidaria e del tentato suicidio e una diminuzione dell’autostima.

Quindi inizio o aumento di droghe obnubilanti, alcol o psicofarmaci, disturbi del sonno, della concentrazione, dell’intimità, delle relazioni, alimentari, ossessivo-compulsivi, fobici. Il panorama è variegato a seconda della storia e caratteristiche psichiche della persona, della situazione in cui è avvenuto l’aborto e dei meccanismi già messi in atto per affrontare questo tipo di sofferenza.

Come si cura?

Ci deve essere un approccio integrato e diversificato a seconda delle persone che si hanno di fronte e ricordiamolo che non sono solo le mamme ma anche i padri, i figli in vita e quelli successivi all’aborto, i nonni, il personale sanitario, sia che abbia una frattura di coscienza se abortista, o che viva da obiettore l’impotenza di fronte a ciò che gli succede intorno. Quindi accompagnamento psicoterapeutico, se necessita, psichiatrico anche con psicofarmaci e spirituale.

È necessario una collaborazione stretta tra le persone che seguono chi ha abortito e fatto fecondazioni extracorporee affinché il percorso non sia frammentato mettendo la persona a rischio di aggravamenti psicopatologici. È un percorso che può durare anche anni pertanto bisogna diffidare delle proposte a breve termine o a spot occasionali. Non dimentichiamo che l’ideazione suicidaria è molto alta soprattutto nelle reazioni “da anniversario”.

L’indifferenza di molta gente e la disinvoltura con cui ormai si pratica l’aborto nasce anche da ignoranza, tanta ignoranza. Ad esempio non tutti sanno le orribili modalità con cui il bambino viene ucciso.

Non tutti sanno le varie modalità con cui l’aborto è praticato perché sono diverse a seconda dell’epoca gestazionale, degli Stati e delle situazioni sanitarie. Se però si fa vedere un filmato come l’Urlo silenzioso di Bernard Nathanson che è un’isterosuzione in diretta allora si è terroristi, se si fa vedere un embrione espulso con la RU486 altrettanto. Si viene accusati di essere duri. Il problema non è essere duri è che questa realtà è dura di per sé.

Esiste anche una sindrome post-fecondazione.

Ci sono tre momenti in cui ci sono conseguenze psichiche rispetto alla fecondazione artificiale: durante la preparazione al trattamento, durante il ciclo di fecondazione vero e proprio e il terzo momento è il dopo, sia che esso abbia, raramente, successo — quindi il bimbo in braccio — o, più probabilmente, che non lo abbia poiché non c’è stata prosecuzione della gravidanza o perché a seguito dell’alta monitorizzazione di questa e delle malformazioni collegate e derivanti da queste tecniche si vada verso aborto volontario in particolare nel secondo trimestre.

C’è inoltre l’aggravante di avere embrioni conservati in freezer. I quadri sono sovrapponibili a quelli post-aborto sia per quanto riguarda lo scollamento psicotico, le voci di bimbi sono frequentissime, sia per quanto riguarda il Disturbo Post- Traumatico da Stress con più o meno le stesse scene. La cosa che cambia è che mentre nell’aborto si ha a che fare con uno o due bimbi, nella fecondazione extracorporea, data la ripetizione dei cicli, non sempre si ha un numero esatto. La situazione del bimbo fantasma è simile nel post aborto, quello della perdita del bimbo per non annidamento simile a quello da Ru486.

Per quanto riguarda le persone che hanno invece embrioni crioconservati e magari anche contesi in separazioni la situazione di blocco che si viene a creare rimanda a reazioni da impotenza appresa.

E in questo caso come si interviene?

Anche qui si capisce che non è possibile dare un vademecum per le differenti situazioni a cui ho accennato ma soprattutto alle capacità cognitive,emotive e spirituali delle persone coinvolte.

Quanti aborti avvengono ogni anno?

Secondo la relazione ministeriale nel 2012 sono stati 105.968. Ma il numero già elevato di suo dice poco se non ci aggiungiamo quelli non esattamente quantificabili se non per stima della contraccezione d’emergenza, dei dispositivi intrauterini, della contraccezione estroprogestinica, di quelli collegati alla fecondazione extracorporea e se non contestualizziamo tutto ciò per il numero delle donne in età fertile con i vari tassi ed indici di abortività.

Il numero assoluto se scende mi rende felice, ma altre conclusioni affrettate, che purtroppo leggo, dovrebbero essere un po’ più realistiche.

Un argomento di cui si evita spesso di parlare è la sofferenza del bambino. Si è arrivati addirittura a dire che non è ancora capace di provare dolore così come noi lo intendiamo.

Studi scientifici hanno dimostrato che il dolore del feto esiste, eccome. Tutti gli studi del dott. Carlo Bellieni dimostrano questo. Chi volesse per una rassegna degli studi approfondire può leggere i suoi libri e questa rassegna di studi http://www.uccronline.it/2010/04/22/aborto-e-dolore-fetale/

È vero che in casi di aborto al V o al VI mese i bambini nati vivi ma in gravissime condizioni vengono lasciati agonizzare senza alcuna assistenza su un nudo lettino di ospedale?

Mi dicono succeda.

A suo avviso la campagna contro l’aborto su cosa deve puntare oggi per scuotere letteralmente il cuore intorbidito e indifferente di tante persone? Forse la gente ha smarrito il “senso” della vita, cioè la percezione profonda del miracolo dell’essere vivente.

Bisogna sempre dire che ogni aborto uccide un figlio ma anche psichicamente e spiritualmente i suoi genitori, in particolare la madre. Nessuno, dove si trova ad operare, deve abbassare la guardia su questo cedendo a compromessi. Dall’altra parte è necessario far riscoprire fin da piccoli la bellezza dell’amare ed essere amati, uno per uno, poiché unici ed irripetibili.

Un personale messaggio a tutte le donne che stanno vivendo o hanno vissuto questa esperienza lacerante.

C’è sempre speranza perché c’è una Speranza. Una volta capite le cause, le motivazioni, le situazioni interne ed esterne che hanno portato ad abortire si ha l’obbligo morale per se stessi e per le persone che stanno attorno di ricominciare e rinascere si può. Faccio mie le parole di S. Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae al n. 99 che molto meglio di me afferma questa possibilità. Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza.

Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo.

Per concludere, può citarci un passo o più passi particolarmente forti del Vangelo in cui l’aborto è esplicitamente o indirettamente condannato?

Tutto il Vangelo è pieno di parole dove si riconosce la dignità personale di ognuno poiché Lui è Via, Verità e Vita. Basterebbe riflettere sul comandamento “Non uccidere”. Per non parlare anche del Vecchio Testamento, in particolare del libro di Isaia e dei Salmi. Pensiamo al salmo 138: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre», e «Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno». Forte anche il richiamo al non disprezzo in Matteo 18,10: «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Quello che invece mi emoziona e mi fa riflettere di più è «E il Verbo si fece Carne». Gesù si è incarnato per salvarci, si è fatto embrione nel grembo di una donna. Gesù è concepito per essere Gesù Concepito immagine e somiglianza di tutti i bimbi concepiti. A mio parere dovremmo riflettere molto di più sul Mistero dell’Incarnazione, contemplarlo ed adorarlo, il contrario del disprezzo attuale perpetrato a danno dei concepiti, davanti a quella Reale Presenza che abbiamo nel Santissimo Sacramento poiché per un semplice ragionamento a ritroso non sarebbe Risorto se non fosse Morto, Crocifisso, Vissuto, Nato, Concepito. Questa possibilità di fare adorazioni catechetiche c’è da tempo anche a Trieste presso la chiesa della Stazione, ogni 25 del mese, per accompagnare insieme lo sviluppo di Gesù nel grembo della Madre e pregare «affinché tutti i concepiti siano accolti, vedano la luce e giungano a dare Gloria al Signore».

 



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