Un anno con Papa Francesco

Nel prossimo numero di Vita Nuova il Caminetto dell’Arcivescovo sarà dedicato al primpo anno di pontificato di papa Francesco.

Il 13 marzo scorso è ricorso il primo anniversario dell’elezione di papa Francesco a Sommo Pontefice. Il Vescovo Mons. Crepaldi ha inviato al Papa un telegramma di felicitazioni e auguri insieme al ringraziamento di tutta la diocesi. Nel prossimo numero di Vita Nuova di venerdì 21 marzo dedicheremo due pagine all’anniversario. Una di queste due pagine sarà dedicata al Caminetto dell’Arcivescovo. La conversazione del nostro direttore con Mons. Crepaldi riguarderà proprio questo primo anno di pontificato.  E’ vera la contrapposizione con papa Benedetto? Francesco ha desacralizzato il Pontificato? Perché concede così tante interviste? E’ vero che non parla dei principi non negoziabili? Come mai, come prima cosa, appena eletto ha fatto pregare il popolo presente in piazza San Pietro? E’ un gesuita, ma questo vuol dire che approva tutto quello che hanno detto e fatto i gesuiti di ieri e di oggi?

Anticipiamo qui alcune domande del Caminetto che potrete leggere per intero nel prossimo numero di Vita Nuova.

Eccellenza, è trascorso un anno dall’elezione del cardinale Bergoglio al soglio di Pietro. Da un anno abbiamo papa Francesco. Cosa ricorda con maggiore piacere di quel momento?

Di papa Francesco che, dopo l’elezione, si affaccia in piazza San Pietro tutti ricordano soprattutto il suo saluto: “buonasera”. Lo interpretano come un segno di umiltà e semplicità. Io, invece, ricordo con maggior piacere il fatto che egli abbia chiesto ai presenti in piazza in quel momento di pregare per lui e che, anzi, abbia pregato in silenzio insieme a loro. Chi era in quel momento in piazza san Pietro ha riferito che non si sentiva volare una mosca.

Per quale motivo in particolare l’ha impressionata questo aspetto?

Perché, così facendo, papa Francesco ha confermato di avere una grande spiritualità e di indicarci la via dell’incontro con Dio come unico e vero motore della storia. Di questo Papa si dono dette tante cose. Per certi versi è inevitabile, dato il suo modo di fare molto innovativo. Per altri, però, indica una eccessiva fretta di etichettare. Quando papa Francesco parla di un qualsiasi problema umano, come per esempio quello della povertà che tanto gli sta a cuore, lo fa sempre a partire da Cristo Signore e dall’importanza fondamentale del rapporto con Lui.

Lei parla di modo di fare innovativo. Vuole spiegare meglio?

La gente è stata soprattutto colpita dai gesti del Papa. Quando parlo di “gesti” mi riferisco a due tipi di atteggiamenti. Appartengono ad un primo tipo, per esempio, il gesto di pagare il conto a Santa Marta o di portarsi la borsa di lavoro da solo o di arrivare in piazza San Pietro alla Veglia per la pace a piedi o di sedersi negli ultimi bachi della cappella di Santa Marta. Sono gesti che hanno colpito l’immaginazione pubblica. C’è poi un altro genere di “gesti”: abbracciare le persone, prendere in braccio i bambini, incontrare gli scolari di una classe e baciarli uno per uno, baciare in fronte una persona gravemente malata. Questo papa parla con gli occhi, con le mani, con il volto. Tutti siamo rimasti molto colpiti da questo modo di fare.

Su questo la stampa ha costruito la leggenda della contrapposizione tra papa Francesco e Benedetto XVI. Lo stile comunicativo di quest’ultimo era, si dice, incentrato sulla parola, quello di papa Francesco, invece, è incentrato sul gesto. Come se uno parlasse al cervello e l’altro al cuore.

In parte la cosa è vera. Joseph Ratzinger è stato uno dei più grandi teologi di tutti i tempi. Benedetto XVI aveva il dono della parola concettualmente illuminata e illuminante. Non parlava sempre in modo difficile, come spesso si dice, ma in modo sempre nitido e preciso. Papa Francesco, come ho detto, parla soprattutto con i gesti e gli sguardi. Va però precisato che questo non significa né che Benedetto XVI non fosse umile – lo era, e profondamente – né che papa Francesco non parli anche con le parole e i concetti. Si tratta si accentuazioni diverse non di diversità.



Un commento su “Un anno con Papa Francesco

  1. Andre ha detto:

    Anche questo papa, come il precedente, è sotto attacco e come al solito anche dall’interno della stessa Chiesa. IN giornali e blog anche cattolici si è accusato il Papa di voler annacquare la dottrina e il magistero, si smorzano le sue parole e le si contestualizzano perché parlerebbe troppo di misericordia…i settori più conservatori della chiesa (ma non conservatori nel senso di fedeli alla dottrina, conservatori nel senso che vogliono una chiesa che parli solo di aborto ed eutanasia in maniera ossessiva e che non parli troppo di misericordia sennò sembra che l’inferno non ci sia più) non avendo il coraggio di criticare il Papa apertamente (come hanno fatto con onestà intellettuale che va riconosciuta Gnocchi, Ferrara e Palmaro che raccomandiamo al Signore) criticano pesantemente i suoi più stretti collaboratori: Il cardinale Maradiaga accusato di essere un rivoluzionario e addirittura falsario solo per aver auspicato una discussione franca anche su convivenze e unioni civili- il che non significa approvarle da un punto di vista dottrinale). Di Kasper si è detto anche da parte di autorevoli scrittori cattolici e siti vari che vorrebbe portare la chiesa all’autodemolizione, anche se la sua relazione è stata considerata dal papà stesso “profonda teologia” da cui, credo, si possa dissentire, ma non considerarla un’apostasia, a meno di voler considerare anche il Papa un apostata visto che ha più volte lodato e ringraziato Kasper…insomma per certi settori della chiesa solo il fatto di dialogare e discutere è già sinonimo di progressismo e cattocomunismo. I gruppi tradizionalisti e quelli laici capeggiati dal Foglio di Ferrara vogliono una chiesa religione civile che parli solo di certi valori etici e quindi sono spiazzati da Papa Francesco e dal suo stile che indubbiamente può essere frainteso anche in un altro senso (vedi Scalfari che parla di abolizione del peccato), ma è il rischio che si corre quando si annuncia il vangelo. Anche Cristo ha corso il rischio che qualcuno dicesse che approvava la prostituzione solo perché mangiava con le prostitute. Preghiamo per Papa Francesco.

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