UE, a capo dell’Agenzia per i diritti umani un campione della lobby gay

La Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo sta valutando i candidati per il posto di direttore dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA, secondo l’acronimo in lingua inglese). Si tratta di una scelta delicata perché il FRA, pur essendo un organo consultivo, ricopre un ruolo centrale […]

La Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo sta valutando i candidati per il posto di direttore dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA, secondo l’acronimo in lingua inglese). Si tratta di una scelta delicata perché il FRA, pur essendo un organo consultivo, ricopre un ruolo centrale nella definizione dei diritti umani nell’Unione Europea e nelle scelte politiche dei singoli Stati membri per garantire che ciascun cittadino europeo possa godere di tali diritti.

Nella rosa dei nomi c’è anche la signora Lousewies van der Laan. Quest’ultima, dopo studi internazionali e uno stage presso Greenpeace, divenne in Olanda leader del gruppo parlamentare dei Liberali sociali democratici e responsabile per lo stesso partito della sezione Affari europei e diritti dei gay. Poi chiuse l’impegno nel suo partito e si diede da una parte alla consulenza finanziaria in tutto il mondo e dall’altra alla politica internazionale, collaborando ad esempio con la Corte Penale dell’Aja e sedendo in diversi consigli direttivi di fondazioni e conferenze transnazionali.

Lo scorso 26 giugno Marek Jurek, un parlamentare europeo proveniente dalla Polonia, nell’udienza per saggiare i candidati chiese alla van der Laan cosa pensasse della strategia presente in molti Stati europei volta ad introdurre nei programmi scolastici, scavalcando il ruolo dei genitori, una falsa educazione sessuale, “educazione” che in realtà mira solo a corrompere bambini e ragazzi. La candidata rispose facendo comprendere che la competenza che primariamente ricade sui genitori nell’educazione dei figli deve invece essere subalterna a presunti “diritti” LGBT, vera priorità nell’agenda dell’Europa.

Un secondo candidato è il professor Michael O’Flaherty. Laureatosi a Dublino in legge poi ha preso una laurea in teologia e filosofia presso l’Università pontificia Gregoriana a Roma. Divenne sacerdote ma poi fu ridotto allo stato laicale. Dal 2004 è membro del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ed è stato ricercatore senior presso l’UNICEF. Insegna in diverse università. Tra le molte pubblicazioni segnaliamo qui un saggio sui “princìpi di Yogyakarta” (clicca qui). Questi princìpi – raccolti in un documento che prende il nome di “I Principi di Yogyakarta per l’applicazione delle leggi internazionali sui diritti umani in relazione all’orientamento sessuale e identità di genere” – sono stati elaborati da un gruppo di accademici e politicanti – tra cui proprio O’Flaherty –  approvati dalla Commissione internazionale di giuristi, dall’International Service for Human Rights e tenuti in considerazione dal Consiglio d’Europa nel documento “Diritti Umani e Identità di Genere”.

Il prof. O’Flaherty, nel suo saggio, da una parte considera le rivendicazioni del mondo omosessuale e transessuale come diritti fondamentali dell’uomo e dall’altro fa comprendere che qualsiasi critica rivolta a questo asserto deve essere spenta sul nascere, perché – chiosiamo noi – la libertà di espressione è monodirezionale ed è tutta a favore dei gay. Stupisce questa ultima tesi del prof. O’Flaherty proprio perché proviene dall’estensore principale del commento all’articolo 19 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, commento voluto dal Comitato per i Diritti dell’uomo dell’ONU. L’articolo 19 riguarda proprio la libertà di espressione.

Ieri mattina la Commissione delle libertà civili ha espresso le sue preferenze. Ai primi due posti troviamo proprio la van der Laan con 32 voti e O’Flaherty con 30 voti. L’ultima parola dovrà darla  il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), ma sarà difficile che si discosterà da tali indicazioni.

Dunque l’Europa, molto probabilmente, sceglierà come futuro presidente dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali una persona – e poco importa a questo punto che sia l’una o l’altro – che apertamente ritiene che la rivendicazione di essere omosessuale, l’educazione dei bambini secondo il credo gender, il “matrimonio” omosessuale rivestono la qualifica di diritto fondamentale.

Se andassero così le cose, ogni critica all’omosessualità ed ai suoi corollari verrebbe intesa dall’UE come illecito giuridicamente perseguibile perché non sarebbe tollerabile criticare un diritto fondamentale. Parimenti i genitori non potrebbero opporsi all’indottrinamento gender perché si opporrebbero ad un altro diritto fondamentale. E infine in modo analogo anche i ministri di culto dovrebbero essere costretti a celebrare “matrimoni” gay, e le agenzie di adozione di ispirazione religiosa non potrebbero rifiutare di consegnare in adozione i bambini a coppie omosessuali perché, in entrambi i casi, sarebbe impedire il legittimo esercizio di un diritto fondamentale dell’uomo.

Perché candidati con simili idee e pedigree si trovano ad un passo da questa poltrona così ambita? La risposta immediata potrebbe trovarsi nel fatto che le lobby gay sono assai potenti. D’accordo, questo è ormai – ahinoi – quasi banali a dirsi. Ma forse c’è un altro motivo. L’Europa non se ne fa nulla di gente, pur preparatissima e competente, che da Bruxelles affermi che vita, salute e libertà sono diritti fondamentali. Ormai è assodato, lo sanno pure i sassi (ma i sassi non sanno che quelle parole da tempo vogliono dire l’esatto opposto, cioè aborto, eutanasia, fecondazione artificiale e limitazione nella libertà di espressione e religiosa). Serve invece gente che convinca tutti che vi sono nuovi diritti fondamentali che erano stati dimenticati in fondo al baule delle libertà civili.

L’idea è quindi quella di spingere in alto coloro i quali non solo vogliono aggiungere al novero dei diritti dell’uomo i “diritti” dell’omosessuale, ma che vogliono rivoluzionare l’intera visione antropologica sull’uomo. Sostenere infatti che essere omosessuali o potersi “sposare” con una persona dello stesso sesso sono diritti fondamentali comporterà che la persona e la famiglia diventeranno altro da sé, anzi moriranno socialmente e culturalmente perché sostituite da idee partorite dalla immaginazione di politicanti come l’ex prete O’Flaherty o la ex greenpeacer van der Laan.

di Tommaso Scandroglio

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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