Trump e i cattolici

Oltre all’impegno scritto contro l’aborto con decise azioni di governo se diventasse presidente degli Stati Uniti, il 22 settembre il candidato Repubblicano alla Casa Bianca Donald J. Trump ha radunato 34 nomi eccellenti in un comitato cattolico d’indirizzo letteralmente formidabile. C’è il governatore del Kansas Sam Brownback, convertitosi dal metodismo nel 2002, noto per le […]

Oltre all’impegno scritto contro l’aborto con decise azioni di governo se diventasse presidente degli Stati Uniti, il 22 settembre il candidato Repubblicano alla Casa Bianca Donald J. Trump ha radunato 34 nomi eccellenti in un comitato cattolico d’indirizzo letteralmente formidabile.

C’è il governatore del Kansas Sam Brownback, convertitosi dal metodismo nel 2002, noto per le battaglie contro le false accuse di omofobia sul posto di lavoro e nella scuola. Poi il due volte candidato presidenziale Rick Santorum che, simpatizzante dell’associazione controrivoluzionaria Tradizione, Famiglia e Proprietà, è famoso per considerare nulla la sentenza con cui il 26 giugno 2013 la Corte Suprema ha spianato la strada al “matrimonio” LGBT e per avere citato il presidente cattolico della Corte Suprema John G. Roberts secondo il quale la legalizzazione sia dell’aborto sia dell’unione omosessuale è un abuso costituzionale uguale a quello che nel 1857 approvò la schiavitù. Quindi il direttore di Priests for Life e presidente del National Pro-Life Religious Council don Frank A. Pavone, noto per le tournée a favore della vita con santa Teresa di Calcutta e con la fondatrice dell’EWTN Madre Angelica (1923-2016), per avere ricevuto nella Chiesa Cattolica Norma McCorvey (la ragazza che, inventandosi uno stupro inesistente, propiziò la legalizzazione dell’aborto americano nel 1973) e per essere stato il consigliere spirituale della famiglia di Terri Schiavo (1963-2005). Inoltre lo stratega Richard Viguerie, l’inventore del direct-mail che “elesse” Ronald W. Reagan (1911-2004) alla Casa Bianca nel 1980; Austin Ruse, presidente del Center for Family and Human Rights Institute; l’imprenditore Tom Monaghan, fondatore dell’Ave Maria University in Florida (in una cittadina creata apposta e chiamata proprio Ave Maria); Marjorie Dannenfelser, presidente della Susan B. Anthony List messa da Trump a capo della sua Pro Life Coalition; Ed Martin, presidente dell’Eagle Forum fondato da Phyllis S. Schlafly (1924-2016); nonché parlamentari, ambasciatori e leader di livello nazionale. Coordina Joseph Cella, fondatore del National Catholic Prayer Breakfast, l’evento che si svolge ogni anno a Washington dal 2004, creato per corrispondere all’appello di san Giovanni Paolo II per una nuova evangelizzazione (come il più noto National Prayer Breakfast, creato nel 1953, è frequentato da figure importanti, per esempio, nel 2008, il presidente George W. Bush Jr.).

Non bastasse, il deus ex machina di tutta la carovana di Trump è la cattolica Kellyanne E. Fitzpatrick Conway, che il magnate ha nominato direttrice della propria campagna elettorale il 17 agosto. Del resto Trump non è uno sciocco e ovviamente si è mosso in modo simile anche verso il mondo protestante, costituendo, il 21 giugno, un analogo comitato di 26 membri. Annunciato ufficialmente dopo un incontro a porte chiuse con un migliaio di leader del mondo evangelical e pentecostale, anche questo gruppo è serissimo. Vi figurano la “pasionaria” dei “Tea Party” alla Camera dei deputati Michele Bachmann; James C. Dobson Jr., fondatore e leader d’importantissime organizzazioni quali Focus on the Family nel 1977, Family Research Council nel 1981 e Family Talk nel 2010; Jerry L. Falwell, Jr., figlio del famoso predicatore omonimo e presidente della Liberty University di Lynchburg, in Virginia; Ralph E. Reed Jr., fondatore della Faith and Freedom Coalition e già direttore della ben nota Christian Coalition; nonché il pastore Kenneth Copeland, leader del movimento Word of Faith, e sua moglie Gloria. Copeland ? è significativo ricordarlo ? è colui che a Forth Worth, Texas, ha presieduto la Charismatic Evangelical Leadership Conference  nel febbraio 2014 dove il vescovo anglicano Anthony Joseph Palmer (1966-2014), amico di Papa Francesco, andò come “legato” del Pontefice, portò ai convenuti un video del Successore di Pietro e parlò loro praticamente solo della Chiesa Cattolica. Fu quando gli fu riferito di questi eventi straordinari che il pastore pentecostale svedese Ulf Ekman ebbe conferma della giustezza della propria a lungo meditata decisione di convertirsi al cattolicesimo.

Un altro impegno formale Trump lo ha assunto anche sulla libertà religiosa, promettendo di firmare il First Amendment Defense Act (FADA), proposto dai deputati Repubblicani Mike Lee e Raúl Labrador (mormoni) per difendere dalle discriminazioni chi per motivi religiosi ritiene che l’unico matrimonio sia quello monogamico eterosessuale, qualora il Congresso dovesse approvarlo durante la sua eventuale presidenza.

Ora, voci autorevoli del mondo conservatore quali i periodici The Weekly Standard e National Review (il secondo è cattolico in pectore, il primo ospita anche notevoli firme cattoliche) continuano a fargli guerra da destra (anche se ultimamente National Review, oltre ad articoli contro Trump, ne pubblica anche di più aperturisti). E, con una certa ironia, l’organizzazione “Catholic Vote” (che si vanta di votare contro la Clinton senza però sostenere il tycoon) nota che la campagna elettorale di Trump è diventata più pro-life di Trump stesso. Nondimeno Trump ha preso carta e penna per scrivere direttamente al suo leader, Brian Burch. «Da presidente», afferma Trump, «prometto di proteggere i diritti dei cattolici di vivere la propria fede, di servire le proprie comunità e di comportarsi senza paura in base a quel che prescrive il loro credo. È una cosa che dovrebbe essere di semplice buon senso. E non m’importa se la gente la definisce politicamente scorretta».

Ovvero, fatto salvo che nessuno può scrutarne la coscienza, la strumentalizzazione con cui Trump sta usando la religione è evidente a tutti. Un fatto però è oggettivo. Una mobilitazione di forze buone come quella scatenata dal “re del mattone” sceso in politica non si è mai vista. Dovessero quelle forze buone arrivare alla Casa Bianca assieme a lui, nessuno sa cosa accadrebbe. Ma moltissimi non vedono l’ora di scoprirlo.

di Marco Respinti

Fonte: http://www.lanuovabq.it

Articolo pubblicato prima della vittoria elettorale di Trump, interessante da rileggere oggi.



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