Trump ai pro-life: “Rimettiamo al centro vita e famiglia”

“Stiamo proteggendo la santità della vita e della famiglia al centro della nostra società”. Poche parole, semplici ma forti, destinate a rimanere nella storia. Non solo perché a pronunciarle non è stato uno qualunque, bensì Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti intervenuto, in video collegamento dalla Casa Bianca, alla Marcia per la vita, organizzata […]

“Stiamo proteggendo la santità della vita e della famiglia al centro della nostra società”. Poche parole, semplici ma forti, destinate a rimanere nella storia. Non solo perché a pronunciarle non è stato uno qualunque, bensì Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti intervenuto, in video collegamento dalla Casa Bianca, alla Marcia per la vita, organizzata a Washington dai movimenti antiabortisti. E nemmeno solamente perché è la prima volta che un Presidente interviene ad uno dei più importanti eventi pro-life organizzato annualmente negli Stati Uniti. Ma soprattutto perché le parole del Don non sono frutto di un atteggiamento strumentale, come da sempre vogliono farci credere giornaloni e antitrumpisti, bensì estremamente coerente. E a dirlo sono i fatti.
Dalla nomina del vicepresidente Pence, del giudice della Corte Suprema Gorsuch, fino a provvedimenti come togliere finanziamenti ai fondi Usa che foraggiano le politiche di limitazione delle nascite, e dunque l’aborto forzato, in Cina, oppure iniziare a chiudere i rubinetti delle risorse che gli Stati americani destinavano obbligatoriamente al colosso del controllo delle nascite americano, Planned Parenthood. Questi ed altri sono tutti provvedimenti che dimostrano che quella di Trump è a tutti gli effetti una scelta di campo a favore del mondo pro-life e dei suoi principi.
E, qualora ce ne fosse bisogno, la controprova di quanto appena detto ci viene fornita dalle manifestazioni delle femministe che proprio in questi giorni, ad un anno dall’inizio della Presidenza Trump, sono tornate in strada per protestate contro il tanto odiato presidente. Tuttavia, ad un occhio attento, non sfugge affatto che queste manifestazioni, come quelle dello scorso anno del resto, portate avanti da un femminismo radicalizzato e fortemente di parte altro non sono che assist, squisitamente strumentali, alle tesi portate avanti dai grandi alfieri della destituzione trumpiana. Atteggiamento che, per dirla tutta, fino ad ora ha prodotto scarsi risultati e che ricorda, nemmeno troppo vagamente, quanto accaduto in Italia con le femministe di “Se non ora quando” mandate avanti per fare da sponda alla galassia antiberlusconiana.
In ogni caso, al netto delle manifestazioni femministe, Trump va avanti come un treno, teso, per sua stessa ammissione, a muovere una guerra senza esclusione di colpi al mondo “politically correct” al quale, ora più che mai, rispetto al passato (non solo obamiano), inizia a mancare la terra sotto i piedi (e non è solo una sensazione).
di Bernardino Ferrero
Fonte: https://www.loccidentale.it



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