Trieste dialoga con la Moldavia

A pochi giorni dal rientro in Italia di don Mario De Stefano, segretario particolare dell’ Arcivescovo-Vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, il tema della povertà e dei bambini orfani sociali in Moldavia diventa sempre più attuale. Cosa significa quando si parla di povertà? La povertà varia a secondo dei luoghi, delle situazioni geopolitiche, ma rimane pur […]

A pochi giorni dal rientro in Italia di don Mario De Stefano, segretario particolare dell’ Arcivescovo-Vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, il tema della povertà e dei bambini orfani sociali in Moldavia diventa sempre più attuale.

Cosa significa quando si parla di povertà?
La povertà varia a secondo dei luoghi, delle situazioni geopolitiche, ma rimane pur sempre una realtà che segna il cuore di chi si approccia a tale condizione con spirito evangelico. Spesso siamo abituati a vivere la povertà come uno spot televisivo che ci passa dinanzi, ci commuove o coinvolge, ma subito ne è in arrivo un altro, che supera il precedente. Per noi credenti vale ciò che ha detto Gesù: “I poveri li avrete sempre con voi…”. Si, sempre, da Trieste alla Moldova, dall’angolo di casa alla mensa della Caritas, ovunque ci sarà sempre un povero al quale volgere lo sguardo, tendere la mano, aprire il cuore, effondere gesti di carità.

Quando si parla di povertà quali sono i passaggi importanti su cui riflettere?
Intanto prendiamo le distanze dall’idea di povertà intesa come business, anche se ciò accade, perché nel mondo spesso la povertà non coincide con il povero. Ma si tratta di un’argomento molto più vasto, che preferisco non trattare. Il punto fondamentale è l’approccio umano, perché il povero è un uomo, una donna, un bambino, un anziano, cioè una persona ed in quanto tale va considerata e rispettata. Prendo le distanze da chi vive il rapporto con il povero nel sistema dove vige la regola del dare e del ricevere, del chiedere e del donare. Non umiliamo il povero più di quanto sia già di fatto umiliato dalla sua stessa condizione, per cui entriamo nella sua vita, nella sua casa, nella sua miseria con grande rispetto e soprattutto spirito di condivisione. Il povero va compreso ed amato, e questo lo ha detto chiaramente anche Papa Francesco, ricordandoci a “voce alta” che noi tutti dobbiamo avere il coraggio di mettere le nostre mani nella carne sofferente del povero.

Secondo te qual è l’errore oppure qual è il pensiero giusto da fare quando ci si rapporta tra la cultura Moldava e quella Italiana?
Non esistono le differenze, o meglio, le possibili differenze non devono essere assolutamente elemento di divisione, perché nel raffronto tra le culture bisogna andare alla ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide. Unisce le due culture l’appartenenza alla stessa latinità ed alla stessa cristianità. La Dacia, e qui scorriamo nel tempo fino all’antica Roma, terminava in Moldova. Inoltre San Niceta, partendo dalle coste italiane di Lecce, un tempo Lupiae, è stato l’evangelizzatore della Moldova. La storia non divide, ma unisce. Nel tempo gli uomini calpestando la storia, hanno generato confini e divisioni, differenze e razzismo, discriminazioni e disumane solitudini.

Ovviamente la vostra raccolta fondi sta raggiungendo in maniera molto forte sul territorio triestino. Ci puoi anticipare qualche numero oppure qualche progetto a riguardo?
I progetti si realizzano con il sostegno di coloro che in diverso modo sono partecipi al programma dell’Associazione Mission Moldova, chiaramente in questa fase principalmente nella nostra città, e tale sostegno si concretizza innanzitutto con la partecipazione dei giovani volontari,non esclusivamente triestini, con aiuti economici, con il semplice incoraggiamento di chi condivide tale percorso. La nostra non è una gara di solidarietà per raggiungere mete di carattere economico, bensì è un percorso di Chiesa che mette insieme tutte le forze per andare incontro ad un popolo, quello moldavo, per il quale abbiamo scelto di spendere ogni tipo di risorsa. E’ chiaro che lì vogliamo realizzare e stiamo realizzando dei progetti ed abbiamo bisogno del sostegno economico di tutti, dalle istituzioni ai privati, dalle aziende ai sacrifici dei piccoli. Ma non è il denaro la cosa più importante, quanto la volontà di creare una coscienza cristiana e non, capace di andare oltre l’orticello della propria vita ed entrare nel cuore del popolo moldavo, che a giudizio dei più e soprattutto di coloro che lo hanno conosciuto, merita tanto. Progetti! Abbiamo già realizzato un campo di calcetto/pallavolo nel villaggio di Varvareuca, a nord della Moldova, abbiamo avviato degli aiuti concreti a delle famiglie indigenti nella capitale Chisinau, stiamo sostenendo una mensa sociale che ogni giorno eroga centinaia di pasti per i poveri. Non è poco, ma in primavera presenteremo il nostro programma per il prossimo triennio, che condivideremo con tutti.

Papa Francesco nel tuo profilo Facebook é molto presente con le sue frasi, le sue preghiere ed i suoi scatti fotografici in mezzo alle persone comuni.. Cos’è cambiato nel linguaggio della chiesa?
Papa Francesco sta segnando il cuore anche dei “lontani”, sta sottolineando e rimarcando alcuni principi fondamentali della nostra fede cattolica per tutti i credenti, come hanno fatto tutti i Pontefici precedenti, ma con un linguaggio immediato, chiaro, deciso, che non lascia spazio alle vie di fuga, come spesso siamo abituati noi, che rincorriamo le interpretazioni per non mettere in pratica quanto ci viene chiesto. Il tema della carità e della missionarietà ci apre il cuore, per cui basta leggere l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco per comprendere cosa Egli chiede anche a noi, che percorriamo la strada di Mission Moldova: “La Chiesa in uscita è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano” (n. 26). E poi andiamo a riguardare le immagini dell’abbraccio di Papa Francesco al bambino moldavo Vasile dello scorso 4 settembre. Il Papa parla anche con i gesti!

La prossima missione?
Siamo figli della provvidenza e della obbedienza! Dipendo dalla volontà del buon Dio e dal mio Vescovo, il quale, nonostante la delicatezza dell’incarico da me ricoperto, mi lascia gli spazi giusti per vivere questa missione. Io gli sono immensamente grato per questo tempo che mi lascia vivere e per aver compreso il mio forte bisogno interiore di vita pastorale a servizio degli ultimi. Ma prima di tutto, e questo lo ribadisco, viene il mio servizio a lui, che è fondamentale per la mia personale maturazione umana e sacerdotale. E poi, anche qui siamo in missione per Mission Moldova, infatti preannuncio due eventi importanti per i quali stiamo lavorando, ai quali già invito tutti, e che avranno luogo il prossimo marzo: venerdì 14 marzo avremo la presentazione del libro del Papa con i bambini d’Europa e sabato 15 marzo avremo un Convegno sulla Moldova europea e cristiana, che vedrà la presenza di esperti europei, oltre al Vescovo cattolico di Chisinau ed altri “amici” e giovani volontari di Trieste e non solo di Mission Moldova. E poi… in cammino verso la Moldova.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *