Tre nuovi diaconi per la nostra Chiesa

Francesco, Karol e Wladyslaw, del seminario Redemptoris Mater, sono stati ordinati Diaconi sabato 23 novembre in una cerimonia in Cattedrale. Ecco l’omelia del Vescovo Mons. Giampaolo Crepaldi.

DIOCESI DI TRIESTE

ORDINAZIONE DIACONALE DI FRANCESCO, KAROL, WLADYSLAW

+Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 23 novembre 2013

 Carissimi fratelli e sorelle,

 1.           La nostra Chiesa di Trieste è oggi in festa e ringrazia il Signore per la grazia immeritata di poter annoverare tra i suoi figli prediletti Francesco, Karol e Wladyslaw che, tra poco, saranno ordinati diaconi. Alla gioia della Chiesa tergestina si unisce quella dei genitori dei tre ordinandi e delle loro famiglie che in questi lunghi anni di preparazione, li hanno accompagnati con intima trepidazione, con costante preghiera e con una generosa disponibilità a donarli al Signore affinché risultassero alla fine del cammino solo e unicamente Suoi. A nome della Chiesa di Trieste vi ringrazio di cuore. E di cuore ringrazio anche i Superiori – ricordo i nomi degli ultimi: Mons. Janez, don Giorgio e don Francesco – che si sono presi la gravosa responsabilità di certificare la loro effettiva preparazione e che ora godono nel vedere che le loro fatiche quotidiane di saggi e instancabili formatori vengono premiate. Alla loro gioia si associa quella dei tanti compagni di viaggio nei Seminari di Varsavia e di Trieste: oggi guardando Francesco, Karol e Wladyslaw mentre si consacrano al Signore e alla Chiesa in maniera tanto solenne e tanto impegnativa, trovano coraggio e conferme per continuare più spediti il loro cammino vocazionale. E’ anche la gioia delle comunità del Cammino neocatecumenale che hanno impresso nella loro esperienza di fede l’attenzione speciale alla coltivazione delle vocazioni sacerdotali che, qui nella nostra amata Diocesi, ho permesso di istituire un Seminario Redemptoris Mater in poco tempo e con l’entusiasmo e l’impegno di tutti. Quando ripercorro con la memoria ancora fresca per il poco tempo trascorso e contemplo le cose meravigliose che il Signore ha compiuto e continua a compiere nella nostra Chiesa diocesana tramite il Cammino – giovani coppie con tanti bambini che partono per annunciare il Vangelo di Gesù nei luoghi più impensati, giovani missionari che vanno in posti dove anche la più fervida fantasia avrebbe un qualche pudore a esprimersi, ragazzi e ragazze che si alzano conquistati  dal Signore e dal suo irresistibile amore – non mi resta che ringraziare il Signore stesso e ringraziare il Cammino per quello che è e per quello che fa, soprattutto alimentando quelle salutari speranze per il presente e il futuro della fede cristiana che un cristianesimo stanco e sfiduciato aveva perduto.

2.           Carissimi Francesco, Karol e Wladyslaw, la vostra ordinazione diaconale avviene nel contesto festivo dell’ultima Domenica dell’anno liturgico, che la Chiesa dedica a Cristo Re dell’universo, un titolo che il grandioso affresco dipinto dalla Lettera ai Colossesi, nel brano che abbiamo ascoltato poco fa, ci ha magnificamente descritto nei termini di un «primato» nell’ordine sia della creazione, sia della salvezza. Un punto cruciale di quell’antico Inno è l’affermazione che il Padre «ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati» (Col 1,13-14). Oggi, con l’ordinazione diaconale entrate in maniera unica e speciale al servizio di questo Re e del suo Regno: un Re da amare e servire totalmente. Ma, chi è questo Re? Una buona risposta ce la offre la pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Essa ci dice che la regalità di Gesù non è secondo la logica del mondo, cioè nel segno della potenza che opprime gli uomini attraverso la forza, il timore, o gli interessi. A darci la misura vera della sua regalità sono le tre parole che Gesù – collocato in quel trono che è la croce – pronuncia. Esse sono una parola di perdono per i suoi crocifissori: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”; una parola di consegna definitiva e totale al Padre: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”; e – bellissima – la parola che rivolge al buon ladrone: “oggi con me sarai in Paradiso”.  Questa la regalità di Gesù. E così Egli fa lungo la storia del mondo e suscita e alimenta la sua Chiesa come il popolo su cui egli esercita questa regalità di amore, costituita da uomini e donne che hanno compreso, pur nella loro debolezza e nella loro fatica, questo segno dell’amore innocente che muore per loro e hanno deciso di lasciarsi avvincere dalla forza che esso sprigiona.

3.           Carissimi Francesco, Karol e Wladyslaw, tra poco, a nome della Chiesa, il Vescovo, successore degli Apostoli, vi rivolgerà alcune domande: “Volete essere consacrati al ministero della Chiesa? Volete esercitare questo ministero con umiltà e carità? Volete annunciare il Vangelo con le parole e con la vita? Volete custodire per sempre l’impegno del celibato, come segno di totale dedizione a Cristo? Volete impegnarvi nella preghiera della Liturgia delle Ore? Volete conformare la vostra vita a quella di Cristo Signore?”. Alle domande del Vescovo ognuno di voi risponderà: sì, voglio essere pieno di umiltà e di carità, nella parola e nelle opere, nella preghiera, nella Liturgia delle Ore. E con l’imposizione delle mani, giungerà l’effusione dello Spirito Santo che vi consacrerà.  Avrete così la grazia di stare vicini al corpo e al sangue di Cristo, all’Eucarestia: sarà anche questo un quotidiano stimolo a cercare di somigliare a Gesù, Re della vostra vita, nel suo atto di donazione sacrificale per amore dell’umanità. Col diaconato, sarete incardinati nella nostra Diocesi, dove svolgerete il vostro ministero in comunione col Vescovo e con tutto il presbiterio. Sarà la Chiesa di Trieste la vostra nuova famiglia per sempre, anche quando seguendo i vostri slanci missionari forse andrete in altri luoghi. Con l’ordinazione, viene resa pubblica la vostra decisione di servire la Chiesa rimanendo nel celibato: la consacrazione a Dio nel celibato è il segno eloquente della vostra totale donazione a Dio e ai fratelli. La consapevolezza umile e grata di questa elezione all’ordine del diaconato, che tra non molti mesi si concluderà con l’ordinazione presbiterale, vi renda soprattutto instancabili nella dedizione al grande compito che Dio affida ai ministri ordinati.

4.           Carissimi Francesco, Karol e Wladyslaw, tra poco, secondo il rito dell’Ordinazione Diaconale, come segno esplicativo di ciò che è avvenuto in voi, vi consegnerò il Vangelo di Cristo, del quale diverrete annunciatori. Non è un semplice gesto; è piuttosto una consegna, una consegna grave, perché la Chiesa mette nelle vostre mani quella Parola che si è fatta Carne e che attraverso il vostro ministero deve divenire nuovamente Carne nel cuore e nella vita di chi vi ascolta. Parola destinata ad alimentare la fede, quella vostra e quella di tutto il popolo di Dio. E la vostra ordinazione avviene mentre si chiude l’Anno della fede, voluto dall’amato papa Benedetto XVI e proseguito con entusiasmo da papa Francesco, che ha donato alla Chiesa la profonda Enciclica Lumen fidei, dove troviamo scritto: “Nella fede, dono di Dio, virtù soprannaturale da Lui infusa, riconosciamo che un grande Amore ci è stato offerto, che una Parola buona ci è stata rivolta e che, accogliendo questa Parola, che è Gesù Cristo, Parola incarnata, lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per percorrerlo con gioia. Fede, speranza e carità costituiscono, in un mirabile intreccio, il dinamismo dell’esistenza cristiana verso la comunione piena con Dio”(n. 7). Mettendo nelle vostre mani il Vangelo, in un certo senso, metto nelle vostre mani anche il tesoro della fede che saprete testimoniare, annunciare e far fruttificare con generosa carità diaconale. Alla Madonna affido le vostre persone e la vostra consacrazione, pregandola di sostenervi con la sua materna protezione lungo il cammino futuro del vostro servizio diaconale nella santa Chiesa.



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