Tre mamme preoccupate scrivono a Vita Nuova

Tre mamme hanno scritto una lunga lettera a Vita Nuova su un Convegno triestino relativo alla prevenzione degli abusi sui minori. Ecco la loro lettera e il commento del nostro direttore.

Dopo il caso sollevato su Vita Nuova altre mamme insorgono preoccupate

Andiamoci piano con i bambini. Non sono terreno di sperimentazioni ideologiche per adulti

Insoddisfacente l’incontro dei Lions sui progetti di prevenzione degli abusi sessuali

 

Siamo delle mamme di bambini che frequentano la scuola primaria e il 19 giugno scorso abbiamo partecipato alla presentazione del “Progetto Porcospini” presso la Camera di Commercio a Trieste. Un progetto sperimentale, ma che potrebbe diventare curricolare, di 5 incontri di due ore ciascuno, che interesserà circa 200 bambini di IV e V elementare della nostra Provincia, volto a combattere gli abusi sui minori. Tale progetto è supportato dal Lyons Club. Di tale progetto  siamo venute a conoscenza attraverso un articolo apparso su “Vita Nuova” che ci ha allarmate (i libretti dell’ UNAR sono stati ritirati ma come ben si sa quello che non entra dalla porta entra dalla finestra).

Abbiamo deciso di scrivere questa lettera in quanto, mentre quando siamo uscite dalla Camera di Commercio eravamo solo seccate e deluse, ora siamo profondamente indignate e preoccupate. Indignate in quanto dopo quasi tre ore di conferenza sappiamo ben poco del progetto in termini di attuazione, visto che se n’è parlato solo gli ultimi dieci minuti e in termini generici, oltre che per i contenuti degli interventi di alcuni relatori. Abbiamo sentito dire da una rappresentante del Comune di Trieste che si occupa di minori che il pedofilo non è una persona malata, che dobbiamo sfatare il mito dell’adescatore di bambini fuori da scuola perché il cosiddetto mostro è all’interno della famiglia ed è “naturalmente” l’uomo di casa, papà, nonno, zio. Tutte affermazioni poi rivelatesi fasulle grazie all’intervento finale, fuori programma, del Sovraintendente della Polizia Postale che ci ha fatto capire, grazie alla sua esperienza e a dei fatti realmente accaduti, come il problema della pedofilia è più grave di quanto sappiamo, che i pedofili siano persone malate e che gli adescatori esistono e non solo davanti scuola ma anche sui social network.

La relatrice ha poi proseguito parlando di violenza e abusi sulle donne e descrivendo gli uomini in tale modo che noi, pur essendo donne, ci siamo risentite al posto loro… Una domanda: ma l’incontro era sugli abusi sui minori o sulla violenza sulle donne?

Per non parlare dell’intervento di una dirigente scolastica di un istituto comprensivo di Trieste che è riuscita a scrivere in una slide che i bambini devono ”poter scegliere da chi, dove, quando e come essere toccati”; testuali parole. Cosa?!? Abbiamo capito bene? Ma stiamo scherzando? Stiamo parlando di bambini e sfera sessuale… Noi, da madri, diciamo che i nostri figli non devono proprio essere toccati!!! Da nessuno!!!

Durante lo spazio riservato al dibatito (10 minuti in tutto) una di noi è riuscita, alzandosi in piedi, a formulare alcune domande chiare e semplici: 1) i contenuti del progetto; 2) gli obiettivi; 3) come si svolge una lezione visto che dura ciascuna due ore; 4) perché delegare al personale esterno e non lasciare le insegnanti a vigilare su queste problematiche? La risposta non le è stata data perché, volutamente, i pochi minuti rimasti sono stati occupati da altre domande programmate, dall’intervento fuori programma del Sovraintendente della Polizia postale e dalla visione di un piccolo spezzone di un minuto di una lezione di questo progetto in cui si vedevano i bambini fare “rilassamento”… Come mamme siamo molto preoccupate per il futuro dei nostri figli e stiamo perdendo la sicurezza che avevamo riguardo alla scuola come ambiente educativo. Ci stiamo accorgendo come, sempre di più, si stanno espropriando i genitori del diritto di educare i propri figli, diritto e dovere che la Costituzione all’art. 30 assegna ai genitori.

Abbiamo timore che questo progetto vada a minare la fiducia che i bambini devono avere nei confronti degli adulti, prima di tutto verso mamma e papà, i nonni, gli zii, gli insegnanti ecc… senza la quale un bambino non può crescere e diventare una donna o un uomo adulto.

Selenia Bortelli, Gabriella Giust, Liviana Picech

 

Su Vita Nuova del 13 giugno (ma l’articolo è anche su VN on line) abbiamo dato ampio spazio alle preoccupazioni di una mamma per il progetto di prevenzione degli abusi sessuali che è stato prospettato nella scuola elementare frequentata da suo figlio. Qui sopra pubblichiamo le osservazioni indispettite di altre tre mamme, che hanno assistito ad un convegno di presentazione dei progetti educativi di prevenzione degli abusi sessuali sui minori e sono rimaste contrariate da come è stato affrontato l’argomento.

Sappiamo tutti che il contesto che ci viene incontro è molto preoccupante. Il pericolo è che si attui una sessualizzazione ideologica precoce dei bambini e che anche gli interventi di prevenzione rimangano vittima di questo processo e perfino lo rafforzino anziché limitarlo.

I genitori hanno diritto di conoscere nel dettaglio i programmi come quelli di cui ci parlano queste mamme e devono avere comunque la possibilità di non far partecipare i figli, se non li considerano adeguati al loro progetto educativo. I bambini non sono dello Stato. Le istituzioni non possono organizzare questi interventi sui piccoli in ossequio alle tendenze del momento e nemmeno in ossequio alle contestatissime Linee guida del governo. Le istituzioni non possono imporre alle famiglia una visione della sessualità e della persona. I dirigenti scolastici e gli insegnanti sono a servizio delle famiglie e non viceversa e quindi non possono attuare interventi educativi invasivi improntati all’ideologia di turno. Non si preoccupino di infoltire comunque il POF, ma stiano attenti ai contenuti e al rispetto dei genitori. La prevenzione agli abusi sessuali è tema molto delicato e non deve essere occasione strumentale per far passare teorie parziali o strampalate, come quella secondo cui il male sta dentro la famiglia, oppure quella della demonizzazione generalizzata dei maschi per la violenza sulle donne. Perché anziché fare i corsi per i bambini, di cui i genitori sanno poco o nulla, non si fa qualcosa per i genitori? Poi penseranno loro, e non sempre Mamma-Scuola, Papà-Assessorato o Balia-Asl, ad insegnare ai bambini a difendersi.

Vita Nuova continuerà a dare voce a queste prepoccupazioni.

Stefano Fontana

 

 

 



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