Tra Furia e canzoni d’amore

“Liverpool era per noi libertà come una chitarra all’università, ma se una donna volevi colpire nel cuore dovevi cantare così”   In questo brano, “Sei la mia donna”, presentato da Mal al festival di Sanremo del 1982, il cantante-attore britannico univa agli ideali post-sessantottini le dichiarazioni d’amore di un uomo alla sua donna: «Sei la […]

“Liverpool era per noi libertà come una chitarra all’università, ma se una donna volevi colpire nel cuore dovevi cantare così”

 

In questo brano, “Sei la mia donna”, presentato da Mal al festival di Sanremo del 1982, il cantante-attore britannico univa agli ideali post-sessantottini le dichiarazioni d’amore di un uomo alla sua donna: «Sei la mia donna, l’unica donna, non so stare senza te… “Yesterday” per noi resta sempre là come una bandiera che non cambierà».

Anche nella celeberrima, “Tu sei bella come sei” cantata al suo primo Sanremo del 1969, Paul Bradley Couling, in arte Mal, coniugava voli romantici alle istanze rivoluzionarie di moda: «Hai il sorriso di chi può cambiare il mondo intorno a sé, porti il sole dove vai, non dimenticarlo mai». Erano gli anni dei grandi gruppi musicali beat come i menzionati Beatles o i Bee Gees, dei quali aveva curato un’accattivante cover come la canzone “Pensiero d’amore”.

Divenuto famoso in Italia anche per la sua avvenenza, che aveva conquistato tanti cuori femminili, Mal aveva posato per riviste e fotoromanzi in voga nei primi anni ’70. Non solo, egli aveva partecipato ad alcuni cosiddetti musicarielli (che potremmo apostrofare come musical all’italiana) dove cantava e recitava al contempo su sue osannate canzoni, tipo “Occhi neri, occhi neri”. Approdato in Italia nel 1966 con il suo gruppo, The Primitives, su invito di Gianni Boncompagni e di Alberigo Crocetta (quest’ultimo proprietario del famoso Piper club di Roma), Mal si era presentato subito con quel suo caratteristico italiano masticato che allora faceva colpo e con testi molto semplici e un po’ banali come “Bambolina”del 1967. Al festival di Sanremo del 1970 aveva cantato “Sole, pioggia e vento” con l’indimenticabile Luciano Tajoli, dove nel brano le condizioni climatiche, il sole, la pioggia e il vento manifestavano i palpiti del cuore: «Nel mio cuore sole, pioggia e vento, solo un fiore alla fine resterà per me». Anche con il celebre gruppo dei Nomadi, Mal aveva cantato: “Non dimenticarti di me”nel 1971: «Quando il mondo si colora e ritorna primavera io ti cerco, io ti chiamo…».

A metà anni ’70, dopo aver conseguito il successo di pubblico, Mal aveva presentato la classica canzone d’amore evergreen: “Parlami d’amore Mariù”, che aveva scatenato le risa nei giovani italiani per quella pronuncia inglese molto marcata. Sarà comunque nel 1977 con la sigla dei telefilm “Furia” che il cantante britannico approderà a delle copiose vendite (più di 1.500.000 copie del disco) e ad una fama anche presso i ragazzini: «Furia il cavallo del West che va più forte di un jet, quando fa il pieno di fieno se non sta in pié. Viva la furia del West cintura di karate…». Da lì in poi Mal faticherà a scrollarsi di dosso l’etichetta di essere un cantante per bambini, come più volte ha lui stesso affermato. Cantando si impara con Mal che non sempre l’ostinata ricerca del successo appaga (va menzionata pure la partecipazione del cantante britannico nel musical Grease con la cantante-ballerina Lorella Cuccarini) e che, dietro la patina vellutata degli onori mondani, sovente può celarsi una delusione e una amarezza del cuore.

Forse il monito delle sue prime canzoni nell’età della contestazione giovanile può risuonare e valere anche per se stesso: «Non cambiare il tuo mondo, resta sempre come sei, anche il tempo ha capito, si è fermato su di te». Per Paul Bradley, in arte Mal, le umili origini (suo padre era muratore), che lo avevano portato in gioventù a fare l’elettricista non potevano essere del tutto dimenticate. Dalle canzoni d’amore a Furia cavallo del West sta tutta la vicenda musicale dei successi di Mal. Cantando si impara a ringraziare anche quell’intrepido cavallo.

 



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