Tiziano Ferro e l’omofilia di cui non si può parlare

La libertà è irta di pericoli, Sodoma non ammette critiche. L’ascia fantasy della scrittrice Silvana De Mari

Quando vedo le foto di Tiziano Ferro con un neonato in braccio, e la nuova propaganda Benetton sempre con persone che tengono in braccio bambini di paternità e maternità incerte, penso a Silvana De Mari, maestra ammirata, e taccio. Le vicissitudini giudiziarie della scrittrice di fantasy mi ricordano che Sodoma non ammette critiche e dell’imperante omofilia abusatrice di bambini si può dire non più del montaliano cinque per cento: già con il dieci si rischiano querele. Incontrandola a Parma cambio subito argomento e le chiedo come mai ha vissuto qui: perché il padre era vicedirettore del carcere di San Francesco, nel periodo in cui vi era detenuto Guareschi (un altro che aveva osato dire più del cinque per cento).
Vuole che recensisca il suo “Arduin il rinnegato”: “E’ un libro bellissimo!”. Gli orchi non sono molto di mio gusto, ribatto, ma non è tipo da indietreggiare di fronte alle obiezioni: “Il fantasy è l’unico genere letterario che parli di lealtà, coraggio e cavalleria, che osi parlare di Dio e della morte”. Interessante: che dietro il velo del fantastico si possa scrivere impunemente il dieci se non perfino il quindici per cento di ciò che si pensa? Forse sì, visto che lei si permette di esaltare le grandi lame: “Una delle armi più usate nei miei libri è l’ascia, umile strumento domestico che può diventare micidiale. La mia antenata Barbara De Mari con un’ascia ha combattuto contro i saraceni”. Silvana De Mari insegna che la libertà, fosse pure quella di dire che due più due fa quattro, è irta di pericoli: chi non se la sente può benissimo ascoltare Tiziano Ferro e vestire Benetton.
di Camillo Langone
Fonte: https://www.ilfoglio.it



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