Teologi in cattedra. Osservazioni in occasione del nuovo Istituto di Scienze Religiose FVG

Nel prossimo anno accademico inizia la sua attività il nuovo Istituto Superiore di Scienze Religiose delle diocesi di Gorizia, Udine e Trieste. Esso sostituisce gli Istituti diocesani che terminano la loro attività. Alcune osservazioni sul teologo in cattedra.

Dal prossimo autunno inizierà i lavori il nuovo Istituto Superiore di  Scienze Religiose delle diocesi di Udine, Gorizia e Trieste. Sarà dedicato ai Santi Ermagora e Fortunato. I tre Settimanali cattolici delle tre diocesi escono in queste settimane con un inserto di quattro pagine. Ma cosa capita quando un teologo sale in cattedra? A nome di chi insegna? E soprattutto cosa insegna? Pubblichiamo l’Editoriale di Vita Nuova del 21 luglio 2017.

TEOLOGI IN CATTEDRA

In questo numero il lettore troverà  quattro pagine dedicate al nuovo Istituto Superiore di Scienze Religiose interdiocesano di Udine, Gorizia e Trieste, che inizierà  prossimamente la sua attività . Troverà  anche una pagina di approfondimento sulla funzione ecclesiale del teologo. Troverà , infine, anche questo editoriale. Perché tanta attenzione da parte di Vita Nuova a questo evento? Il motivo è semplice: esso non riguarda solo i teologi, i docenti o gli studenti dell’Istituto di Scienze Religiose, ma riguarda tutta la Chiesa e, quindi, anche noi poveri fedeli, che di teologia sappiamo non molto e che su una cattedra non saliremo mai.

Appunto, noi semplici fedeli cosa ci aspettiamo da questo Istituto? Certo, ci aspettiamo che docenti e studenti stiano bene insieme e instaurino una buona collaborazione. Se poi fanno anche qualche gita a fine anno, meglio ancora. Ma soprattutto ci aspettiamo che venga insegnata la verità  della fede cattolica. Nessuno sta insieme tanto per stare insieme, men che meno una comunità  scientifica ed educante. Ciò che unisce è la confessione della medesima fede, e ciò² vale soprattutto per un Istituto di Scienze Religiose.

Però i teologi – si dice – devono anche fare ricerca. Certo, ma non fuori della dottrina e, soprattutto, non devono confondere quando fanno ricerca e quando insegnano. Nella ricerca scientifica personale uno può anche avventurarsi in terreni poco battuti ed infidi, ma quando sale in cattedra e insegna deve insegnare la dottrina della fede cattolica così come la tradizione e il magistero ce la propongono. Non è¨ là a titolo personale, non per generare sofisticati dubbi teologici, ma per fare un servizio alla Chiesa.

I teologi e docenti di teologia non sono i pastori della Chiesa. Non si può sostenere che solo essi facciano teologia e i pastori no. Il primo teologo di una comunità  diocesana è il Vescovo e non il docente all’Istituto di Scienze Religiose. In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad una emergenza dei teologi rispetto ai pastori: i Vescovi incontrino la gente, stringano mani e inaugurino iniziative pastorali e i contenuti li stabiliscono i teologi.

Un’altra tentazione può essere di insegnare le opinioni dei teologi piuttosto che la dottrina della fede. Capisco l’abbandono dei vecchi manuali, ma non rinuncerei per ciò alla sistematicità , che è anche selettiva per sua natura. Pluralismo teologico? Fino ad un certo punto. Ci sono teologi che sarebbe meglio non venissero insegnati, ci sono teologi che se vengono insegnati vanno anche criticati, ci sono teologi che pur essendo validi non possono pretendere di esaurire nel loro pensiero la dottrina della fede insegnata dalla Chiesa. E’ quest’ultima che chi frequenta un Istituto di Scienze Religiose vuole apprendere. La Humanae vitae prima e Bernard Haering poi.

Sviluppare il senso critico, contribuire alla formazione umana, farsi delle domande, condividere percorsi di ricerca, dialogare sulle questioni della fede, confrontarsi con chi non è credente o appartiene ad altre confessioni o religioni … questi ed altri obiettivi non sono i principali, hanno carattere derivato e strumentale. Il primo obiettivo dovrebbe essere di apprendere la dottrina della fede cattolica confessata dalla Chiesa.

 



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