Tempi di crisi e sindrome da shopping

Anche in tempi di crisi è diffusa la sindrome da shopping. Abbiamo sentito Alessandro Vegliach, dirigente psicologo e psicoterapeuta presso la Struttura complessa dipendenza da sostanze legali del Dipartimento dipendenze Azienda sanitaria n° 1 Triestina.

(a cura di Virna Balanzin)

Chi ha letto il libro “I love shopping” di Sophie Kinsella o visto il film omonimo che ne è stato tratto, si è sicuramente divertito a seguire le avventure della protagonista tra acquisti senza freni, negozi di lusso e carte di credito in rosso, ma lo shopping compulsivo è un problema reale che investe globalmente la società dei consumi. Alessandro Vegliach, dirigente psicologo e psicoterapeuta presso la Struttura complessa dipendenza da sostanze legali del Dipartimento dipendenze Azienda sanitaria n° 1 Triestina, ce ne spiega i termini: «Il fenomeno dello shopping compulsivo è caratterizzato da una progressiva perdita del controllo negli acquisti che parte da episodi puntuali sino ad arrivare progressivamente, in alcuni casi, a forme di discontrollo maniacale che assumono il connotato di una dipendenza».

Quali sono i segni patologici?

Comperare beni per somme superiori alle proprie possibilità economiche; acquisto di cose inutili o ridondanti; occupare una parte eccessiva del tempo personale in acquisti; forte necessità di passare per molti negozi; pensieri intrusivi che riguardano gli acquisti stessi; possibilità di agiti compulsivi all’acquisto benché si decida di non farlo: la reiterazione di questi comportamenti è tale da interferire con il funzionamento sociale e lavorativo del soggetto.

Quando nasce storicamente tale fenomeno?

Sin dal 1883 lo psichiatra e psicologo tedesco Emil Kraepelin definisce questa problematica con il termine “oniomania”. Certamente l’ultimo cinquantennio, con il radicamento e l’espansione del consumismo, favorisce l’esprimersi del fenomeno che oramai ha assunto rilevanza sociale.

Quali sono i soggetti colpiti o più a rischio?

Da un vertice di osservazione psicopatologico sono maggiormente vulnerabili alla problematica soggetti con problematiche psichiche o caratteristiche strutturali di personalità che manifestano aspetti di impulsività ma anche problematiche legate ai pensieri intrusivi e agli agiti compulsivi quali disturbi d’ansia e disturbi di personalità di tipo ossessivo-compulsivo. Vulnerabili alla problematica anche i dipendenti da sostanza che possono manifestare, talvolta, fenomeni di spostamento quando sono in astinenza protratta da altra dipendenza. Attenzione peculiare deve essere data anche agli adolescenti sia per le loro componenti di immaturità e sofferenze affettive proprie di quella fase dello sviluppo, sia perché in adolescenza la finestra di vulnerabilità favorisce comportamenti impulsivi.

In quali ambiti viene praticato lo shopping compulsivo?

Un aspetto apparentemente secondario ma sostanziale è quello che riguarda l’andare per negozi entrando ed uscendo in modo compulsivo dagli esercizi commerciali in una sorta di bulimia di acquisti. Questo aspetto è chiaramente favorito dalla struttura dei grandi centri commerciali che presentano molti negozi in spazi contigui.

Quali sono le terapie? È possibile attuare una prevenzione?

L’approccio terapeutico dovrebbe prevedere aspetti combinati di controllo e cura psicoterapeutica in un ambito sistemico. In concreto bisognerebbe concordare con il paziente un piano di controllo familiare che gli impedisca di maneggiare denaro e carte di credito e iniziare un percorso psicoterapeutico atto ad individuare ed elaborare i nuclei di sofferenza e/o di immaturità affettiva che sono all’origine del problema; in questo va, ove possibile, coinvolto il nucleo familiare del paziente.
A livello preventivo le cose sono più complesse. Le azioni di prevenzione primaria rischiano di annegare nella tendenza attuale, che ci individua come consumatori. È quindi difficile, in un’era di consumismo globale, cercare di spostare l’asse delle priorità etiche e sanitarie dall’avere all’essere.

Ci sono dati della diffusione del problema nel nostro paese?

Sostanzialmente non vi sono dati epidemiologici certi. Le ricerche al proposito sono scarne ed eterogenee; infatti la problematica è fortemente condizionata dall’ambiente esterno, così si è molto più esposti al problema se si vive in una città del mondo occidentale mentre è più difficile incorrervi se si vive in un piccolo villaggio dell’Africa subsahariana…



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