Strage di Parigi: la vera debolezza dell’Occidente

Dire no al terrorismo solo in nome di una libertà vuota non è sufficiente. La vera debolezza dell’Occidente è che deve opporsi ad un nemico ma ha una base morale insufficiente per farlo.

Si dice che a Parigi l’Occidente è stato colpito al cuore: in casa sua e non in Iraq e da combattenti integrati nella sua società. La valutazione è vera. Bisogna però capire in cosa consista la debolezza dell’Occidente che si è fatto colpire. Bisogna anche capire se la sua ricchezza morale, che i manifestanti sbandierano nelle piazze sia una vera ricchezza. Parlo della libertà di stampa e di critica come viene ostentata nei cartelli “Io sono Charlie”, con riferimento al giornale satirico Charlie Hebdo oggetto dell’attentato.

Una prima valutazione da fare viene da lontano. L’Occidente è andato via dall’Iraq troppo presto e male. Obama avrà pur ricevuto per questa intenzione il Nobel per la pace, ma si è trattato di una dismissione che lasciava un terreno strategico in mano al nemico. Nel giro di poco tempo si è formato in quei luoghi un Califfato che taglia le teste, uccide i bambini, perseguita con la violenza i cristiani e martirizza le donne. Senza che i Paesi occidentali – tutori dei diritti umani, come essi dicono – se ne accorgessero. Anzi, con la guerra contro Assad in fondo essi l’hanno anche aiutato. Come del resto con la guerra contro Gheddafi hanno destabilizzato l’Africa del Nord dove ora sta riemergendo con volto truce l’estremismo islamico. Nei confronti di Boko Haram in Nigeria, dove pure si sta tentando di costituire un grande Califfato, non ci sono segni di intervento della comunità internazionale. Non è chiaro se i terroristi di Parigi abbiano collegamenti diretti con i Califfati musulmani. Si sa però che ci sono in Europa migliaia di militanti che sono stati a combattere in Siria e in Iraq e che ora sono tornati da noi. Certamente costoro non hanno dismesso convinzioni e perizia tecnica nell’usare le armi varcando il confine che li riaccoglieva in occidente.

Oltre a porci serie domande sulla politica estera dell’Occidente, fallimentare sotto la guida di Obama, i fatti di Parigi pongono anche domande inquietanti sulla politica dell’immigrazione. Assolti gli obblighi umanitari della prima accoglienza, l’immigrazione deve essere gestita in modo selettivo e non indiscriminato. I criteri per la selezione possono essere tanti. Uno, però, manca quasi completamente in Europa: una selezione in base alle proprie convinzioni valoriali e ai propri principi morali. Ciò perché l’Europa in gran misura non è più a conoscenza di questo suo patrimonio valoriale da difendere anche dagli immigrati, tra i quali ci sono persone bisognose e volonterose ma anche persone violente e terroristi.

Qui si colloca la vera debolezza dell’Occidente. Il patrimonio valoriale che l’Occidente deve difendere non può essere limitato alla libertà vuota di contenuti di cui è espressione il giornale Charlie Hebdo. Sul dire di no al terrorismo siamo d’accordo; sul dire di no secondo l’ideologia di Charlie Hebdo non siamo d’accordo. E’ una contrapposizione non solo sbagliata ma anche inefficiente, profondamente debole perché fondata sul nulla. La libertà di critica non è nulla di costruttivo, è solo la libertà di corrodere, di svuotare, di sgretolare. L’Occidente non può e non deve ridurre a tal punto le sue basi culturali da farle coincidere con una libertà vuota. L’Occidente non deve opporre al fondamentalismo il nichilismo. Avrebbe già perso la partita. Charli Hebdo ha fatto spesso transitare la critica nella blasfemia. La sua filosofia è il relativismo assoluto, una base insufficiente per rivendicare un patrimonio valoriale, dato che nel momento in cui lo si pone anche lo si relativizza.



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