Senz’arte sudditi

Talvolta una battuta ironica nasconde una mezza verità. Se poi a proferirla è un ministro, magari in una circostanza ufficiale, assume un particolare rilievo nell’opinione pubblica e nell’agone politico. Il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, rivolgendosi a un sovrintendente ha esortito: «Sul fatto di eliminare gli storici dell’arte sono d’accordo, al liceo era una […]

Talvolta una battuta ironica nasconde una mezza verità. Se poi a proferirla è un ministro, magari in una circostanza ufficiale, assume un particolare rilievo nell’opinione pubblica e nell’agone politico. Il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, rivolgendosi a un sovrintendente ha esortito: «Sul fatto di eliminare gli storici dell’arte sono d’accordo, al liceo era una pena». Preoccupa il pensiero soggiacente se raffrontato con il Documento della commissione Serianni, dal quale traspare la volontà di eliminare la traccia storica dall’esame di maturità.
È molto probabile che una decisione del genere modifichi l’approccio alle discipline in questione con relativa sottovalutazione al loro studio. Questo potrebbe privare i giovani di alcuni strumenti essenziali per metterli in grado di scegliere e determinare il loro futuro.
Tutte le arti sono un contributo al progresso del genere umano, poiché rendono migliore la vita. Teoria questa, difesa strenuamente da Platone. Nella società greca, ad esempio, l’artista è considerato amico perché le sue opere rendono la vita bella e buona (kalós e agathós).
Oggi limitare lo studio dell’arte/storia potrebbe impedire alla persona di sviluppare, in modo meditato e approfondito, una coscienza individuale, collettiva, civile e politica.
«La bellezza salverà il mondo», diceva Dostoevskij, ma perché ciò avvenga c’è bisogno di venire educati al bello (da non confondere con l’estetismo oggi molto di moda), di possedere uno sguardo in grado di comprenderlo. Tutto il nostro Paese è pieno di tesori artistici, storici, paesaggistici e noi ci passiamo vicino e sopra ogni giorno senza conoscerli.
Ma come giungere a riconoscere tali ricchezze se si ritiene inutile lo studio della storia, della storia dell’arte, dell’educazione civica che insegna a conservare, tutelare e valorizzare i patrimoni lasciatici dai nostri antenati e destinati a tutta la collettività. Vige ormai un’usanza che vuole far passare l’idea che con la cultura “non si mangia”.
Lo Stato è molto avaro di investimenti, non si occupa in modo adeguato dei beni culturali e forse non viene neppure ricordato a sufficienza che senza cultura si diventa sudditi, perché essa è l’unica forma di emancipazione. In un mondo sempre più dipendente dalla redditività delle cose, grande è la complessità che troviamo nel considerare la bellezza di per sé ineffabile che parla un linguaggio “totalmente altro”.
L’opera d’arte ha un potere arcano: coinvolge la persona in tutte le sue dimensioni. Inoltre se guardo una tela di Caravaggio posso considerarla dal punto di vista storico, biografico, dagli influssi che essa ha avuto e così via. Ma posso anche vedere la pura e semplice bellezza dell’opera che ha in sé, una preziosità incomparabile, da cui traspare la genialità e l’anima dell’artista.
L’essere umano non può fare a meno della bellezza. E aveva ragione padre Turoldo quando affermava che «il brutto, la categoria del brutto, non può appartenere al divino. Perciò io oggi ho molti sospetti, e paure, che non siamo sulla via giusta, perché oggi predomina il brutto».



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